sabato 20 luglio 2019

La Francia e il ‘gauchelepenism’, populismo di sinistra

Marine Le Pen l’unica candidata certa di arrivare al ballottaggio. E a spingere la candidata della estrema destra verso l’Eliseo è la Francia del nord, un tempo feudo della sinistra operaia. Il Front National a due facce: a sud conservatore e liberale, a nord, sui temi economici, è di sinistra. Una analisi di Angelo Amante

A una settimana dalle presidenziali francesi, l’unica candidata certa di arrivare al ballottaggio è Marine Le Pen. E a spingere la candidata dell’estrema destra verso l’Eliseo è la Francia del nord, un tempo feudo della sinistra operaia. L’impoverimento, la disoccupazione e la desertificazione industriale sono elementi sufficienti a spiegare i successi del Front National nelle regioni settentrionali del Paese? È soltanto una parte della storia.

Alla ricerca della “grandeur” perduta
Emmanuel Macron e Marine Le Pen, super favoriti per l’accesso al secondo turno, sono entrambi attorno al 24 per cento dei consensi. La candidata del Front National è però in testa nella maggior parte dei distretti, e il suo vantaggio sul rivale è tanto più consistente nei territori dove la disoccupazione è alta e i cittadini si sono impoveriti. Nel profondo nord del Paese, la crisi dell’industria nazionale ha colpito con la forza di un martello che spacca l’incudine.
Per avere un’idea della situazione, basta leggere il documento noto come “Patto per la competitività dell’industria francese”, redatto dall’ex numero uno di Airbus Louis Gallois.
In dodici anni, il peso delle fabbriche sul Pil è sceso dal 18 al 11 per cento. Gli occupati sono passati da quattro a 2,6 milioni, arrivando a coprire soltanto l’11,1 per cento della forza lavoro. L’export francese rispetto al totale della zona euro è sceso dal 17 al 13 per cento. La quota di mercato dei prodotti industriali francesi in Europa si è ridotta dal 13 al 9 per cento. Per trovare un saldo positivo tra esportazioni e importazioni di prodotti industriali, bisogna risalire al 2004. Al 2015, secondo i dati elaborati dall’Ocse, il 44 per cento dei francesi era disoccupato, il 7 per cento in più rispetto al 2008.

La “giungla” di Calais e la presa nazionalista del nord
Le regioni settentrionali del Nord – Pas de Calais e della Piccardia si sono fuse nel macro-distretto dell’Hauts-de-France a seguito della riforma amministrativa del 2014. Il 14 per cento degli abitanti del vecchio Pas de Calais, quattro milioni di residenti di cui un quinto sotto la soglia di povertà, non ha un lavoro. Uno studio elaborato dall’università Sciences-Po di Parigi indica che il 44 per cento degli operai francesi ha deciso di votare per il Front National, e la maggior parte vive al nord.

«Il nord della Francia è l’unica regione nella quale il Partito socialista abbia mai avuto un vero radicamento territoriale. La penetrazione del Front National nell’elettorato operaio è partita negli anni Ottanta, e adesso ha raggiunto il suo picco massimo», dice Marco Angelo Gervasoni, professore di storia dei sistemi politici alla Luiss di Roma. Di questi tempi, il termine “Gauchelepenism”, coniato dal politologo Pascal Perrineau, è tornato d’attualità. «L’impoverimento di quei territori, che quarant’anni fa si reggevano sulle miniere e sull’industria pesante, è iniziato prima dell’avanzata dell’estrema destra. Le fabbriche non sono state rimpiazzate. In un ambiente del genere, la propaganda di Marine Le Pen ha trovato terreno fertile».

La classe media va all’inferno
I candidati si contendono i voti della piccola e media borghesia. Anche in questo caso, la perdita di potere d’acquisto è stata più forte nei territori con più alta densità di disoccupati. Secondo i dati Eurostat aggiornati al 2014, dal 2006 in poi il reddito reale degli abitanti di Pas-de-Calais e Piccardia è rimasto inchiodato a 22 mila euro l’anno, mentre nel resto del paese cresceva.
Fonte Eurostat

Spiega ancora lo storico Gervasoni: «La questione dei redditi delle classi medie è uno dei punti centrali della campagna elettorale. Il Front National prospetta soluzioni dirigiste, con un forte ruolo dello Stato nella re-industrializzazione del Paese. Il chiaro responsabile è l’Europa, che dev’essere smantellata per riconquistare la prosperità perduta».
Il bacino elettorale storico dell’estrema destra è però il sud, dove il denaro gira e i senza lavoro non hanno mai superato il livello di guardia. Nella macro-regione Provenza-Alpi-Costa azzurra, la disoccupazione è attorno al dieci per cento, sui livelli di dieci anni fa. Il potere d’acquisto, rispetto al 2010, è passato da 26 mila a 28 mila euro per abitante. Per fare un paragone, si tratta di un reddito reale pari a quello dei residenti in Toscana. Ciò nonostante, la Le Pen ha 15 punti di vantaggio su Macron. Da quelle parti, i successi degli eredi del vecchio Jean-Marie non si spiegano con le miserie degli abitanti. Commenta il professor Gervasoni: «La grande incidenza dell’immigrazione dal Maghreb pesa sulle scelte di un elettorato anziano. Il Front National è un partito a due facce: a sud conservatore e liberale, a nord, sui temi economici, è di sinistra».

Angelo Amante

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