sabato 20 luglio 2019

Grande bomba piccoli cervelli – VIDEO DEI TEST

‘La madre di tutte le bombe’: GBU-43 detta ‘Moab’, undici tonnellate di esplosivo, il più grande ordigno mai usato in guerra, è stata sganciata da Trump in Afghanistan. Contro l’Isis, dice Washington, ma il messaggio bomba era diretto a molti altri.
La superbomba il giorno dell’avvio del vertice di Russia, Cina e Iran per la ricerca di una soluzione alla guerra in Afghanistan.
Bomba messaggio

La più potente bomba non nucleare. Gli Stati Uniti l’hanno sganciata su un sistema di tunnel dell’Isis in Afghanistan. I media internazionali riportano testimonianze di afgani che, in un Paese in guerra da decenni, parlano di una cosa “mai vista”, una fiammata accecante seguita da qualcosa di molto simile a un terremoto. L’ordigno ha come nome tecnico Gbu-43/B Massime Ordnance Air Blast (Moab) ma è conosciuta come “la madre di tutte le bombe” ed è stata sviluppata nel 2003, durante la Seconda Guerra del Golfo. In pratica è un passo prima dell’uso dell’atomica, perché distrugge tutto nel raggio di centinaia di metri. È la prima volta che viene usata in combattimento.

La bomba mostro. La GBU-43, undici tonnellate di esplosivo, il più grande ordigno mai usato in guerra. Un mostro lungo 9,17 metri ed ha un diametro di 1,02 metri. Guidata da un sistema Gps sull’obiettivo, pesa 8,5 tonnellate di esplosivo H-6 ad altissimo potenziale la sua deflagrazione equivale all’esplosione di 11 tonnellate di tritolo. Esplode prima di raggiungere il suolo e sviluppa un’onda d’urto e un calore devastanti. L’equivalente di un ordigno atomico, con la sola differenza di non rilasciare radiazioni attorno. Per gli esseri viventi vicino non c’è differenza, o carbonizzati o privati dell’ossigeno bruciato dalla bomba.

La bomba messaggio. A Washington il presidente Donald Trump esprime tutta la sua soddisfazione con i giornalisti: «Un’altra missione di successo, sono molto orgoglioso dei nostri militari»; perché hanno schiacciato il bottone giusto? Anche per la superbomba, aggiunge il presidente, i militari hanno la sua «totale autorizzazione». Alla domanda se la bomba, oltre a colpire l’Isis, rappresenti anche un avvertimento alla Corea del Nord se Pyongyang prosegue la sua corsa ad armarsi col nucleare, Trump risponde, «Non fa differenza. La Corea del Nord è un problema di cui ci occuperemo».

La bomba ‘umanitaria’. Comando delle forse Usa in Afghanistan, «Il raid è stato organizzato in modo da ridurre al minimo il rischio per le forze afgane e americane e per massimizzare l’eliminazione dei combattenti Isis e delle loro strutture», ma, aggiungono, «sono state prese precauzioni per evitare vittime civili». Il generale John Nicholson, comandante Usa che ha firmato l’ordine per l’uso dell’ordigno, definisce Moab «l’armamento ideale per ridurre questo genere di ostacoli, tunnel e bunker». Gli Usa ritengono che in Afghanistan siano attivi tra i 600 e gli 800 jihadisti, concentrati nella provincia di Nangarhar.

La superbomba in officina

L’Isis nel “Khorasan”. L’Isis si è installato al confine fra Afghanistan e Pakistan alla fine del 2014, quando è stata fondata la Wilaya Khorasan, dall’antico nome islamico della regione. Conta dai 2 ai 3 mila combattenti ed è in lotta con gli stessi Taleban, che sono rimasti fedeli all’alleanza con Al-Qaeda. La provincia di Nangahar è un territorio montagnoso, aspro, che mette a dura prova le truppe occidentali e quelle del governo di Kabul. Molti villaggi non possono essere raggiunti con i mezzi blindati e i soldati devono raggiungerli a piedi. Una battaglia certamente difficile per le forse Usa, e la superbomba anche come effetto terrore.

La bomba ‘tagliamargherite’. La Gbu-43 «Moab» prima versione, è stata usata la prima volta nella guerra del Golfo del 1991, soprannominata «daisy cutter», tagliamargherite. E aveva «solo» 15 libbre di esplosivo, 7-8 tonnellate. Quella di ieri è una elaborazione che ci avvicina sempre di più al terrore atomico: 11 mila tonnellate di esplosivo. Militari e presidenza Usa giurano che «hanno preso tutte le precauzioni per non colpire i civili». Commovente. E garantiscono questa bomba non emette radiazioni senza radiazioni. Ma lo spostamento d’aria inghiotte tutto in un vortice di morte per chilometri, risucchiando l’aria e con essa ogni forma di vita.

In che mani siamo finiti? 59 missili Tomawak sulla Siria per i presunti raid di Damasco al gas oltre l’Onu e una inchiesta indipendente. Poi la portaerei nucleare Vinson e una flotta a mettere in riga la Corea del Nord, mentre in quella del Sud allo sbando sta arrivando il micidiale sistema antimissile Thaad. In frantumi con i missili in Siria sono andati il vertice di Ginevra e di Astana, per una pace siriana. La più grande bomba non atomica cade in Afghanistan il giorno stesso in cui si è aperto a Mosca il vertice di Russia, Cina e Iran per una soluzione politica di quella guerra che dura ormai da 16 anni, 11mila vittime civili fa.

 

UNO DEI TEST DELLA SUPERBOMBA USA IN FLORIDA

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