venerdì 24 maggio 2019

Violenze sessuali difficili condanne per crimini di guerra

Le vittime di stupro dimenticate dalla Corte penale internazionale. ‘Progetto Zero Impunity’, documenta e denuncia l’impunità di cui godono i responsabili di violenze sessuali in contesti di guerra.  La difficile situazione delle Cpi, i processi solo contro Stati africani e gli atti d’accusa sospettati di parzialità.
Autrici Ariane Puccini, Camille Jourdan. I disegni di Damien Roudeau

L’aula della Corte penale internazionale dell’Aja, Olanda, a più di cinquemila chilometri di distanza dalla capitale centrafricana Bangui, dove accaddero i fatti. In questa sala asettica, l’ex uomo di stato della Repubblica Democratica del Congo, Jean-Pierre Bemba, ingessato in un abito scuro e piantonato da due poliziotti, dopo 330 giorni di udienze, è condannato per violenze sessuali in quanto crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ci sono voluti quattordici anni di attesa perché la Corte riuscisse a condannare per la prima volta un alto funzionario per violenze sessuali. La sentenza storica, in anno fa, il 21 marzo 2016, quando Jean-Pierre Bemba è stato riconosciuto colpevole, in quanto capo militare. Ne parliamo oggi perché quel CPI a cui erano rivolte molte speranze, sta attraversando una grave crisi anche interna.

Vite segnate
5.229 vittime riconosciute dalla Corte per le violenze commesse tra il 26 ottobre 2002 e il 15 marzo 2003 nella Repubblica Centrafricana dai 1.500 uomini della milizia Movimento di liberazione del Congo fondata da Jean-Pierre Bemba. La maggioranza di queste donne ha subìto violenze sessuali. Flavie, Mélanie e le altre vittime dell’Mlc hanno avuto giustizia. Ma sono le uniche: tutte le altre donne che si sono appellate alla Cpi non hanno avuto questa possibilità. Quattordici anni di attesa perché la Corte riuscisse a condannare per la prima volta un responsabili militare, anche se la violenza sessuale è un crimine contemplato dallo statuto di Roma, il testo fondante della Corte. Eppure, dal 2002, da quando è stata istituita la Corte, quest’ultima ha preso in considerazione solo un terzo dei casi in cui risultavano reati di violenze sessuali.

Troppe assoluzioni del Cpi
Due dei soli tre processi con queste imputazioni si sono conclusi con altrettante assoluzioni. Eppure tutte le situazioni su cui ha indagato la Cpi sono state il teatro di violenze sessuali di massa. Cuore della Corte penale c’è la figura che apre le inchieste, definisce le strategie investigative e identifica i sospetti: il procuratore. ‘Collaudo difficile’ spigano le due ricercatrici. Pochi mezzi, ma non solo.
Discussione aperta tra l’uso di ‘sbirri’ ufficiali e volontari delle Ong, non vincolati ai governi, ma non sapevano come raccogliere prove. Luis Moreno-Ocampo, esuberante procuratore argentino, mosso da buone intenzioni provoca guai. Ne escono imputazioni su piccoli episodi con piccoli colpevoli. Vertici militari e politici responsabili, neppure a pensarlo.

Il condannato Jean-Pierre Bemba,

Quale orrore viene prima?
Nel 2006 la Corte ha catturato Thomas Lubanga Dyilo, un signore della guerra della Repubblica Democratica del Congo. La scelta strategica di Moreno-Ocampo punta sulla sorte dei bambini soldato arruolati dalla milizia di Lubanga. E tanto peggio per le violenze sessuali commesse dalla milizia. In occidente l’arruolamento dei bambini soldato suscita indignazione. Per i congolesi, però, ‘le violazioni sofferte più duramente erano i saccheggi e gli stupri’. Le imputazioni riguarderanno solo l’arruolamento dei minori di quindici anni. ‘Ho dovuto scegliere tra mandare avanti le indagini per accumulare i capi d’accusa o cogliere l’opportunità di arrestarlo e avviare i primi procedimenti giudiziari’, s’è giustificato Luis Moreno-Ocampo. Nel luglio del 2012, Thomas Lubanga Dyilo è stato condannato a 14 anni di carcere, ma non è mai stato formalmente accusato di violenze sessuali.

Sospetti infamanti
Uganda luglio 2004, massacri commessi dall’Esercito di resistenza del Signore, una milizia settaria e sanguinaria. Dei cinque mandati di arresto emessi dalla Corte penale i 2005, solo due anche per accuse di stupro e schiavitù sessuale. “I crimini sessuali erano predominanti nell’Lra, ma i capi d’accusa non riflettevano i crimini commessi”, l’accusa di un ex dipendente della Cpi. Ma ci sono anche accuse gravi, la più infamante rispetto alla discussa gestione dei capi d’accusa sulle violenze sessuali. Una denuncia presentata da Christian Palme, responsabile dell’ufficio stampa della Corte, contro Luis Moreno-Ocampo. Il procuratore avrebbe abusato sessualmente di una giornalista, il cui nome non è stato reso noto, durante una trasferta in Sudafrica nel marzo del 2005. Ma la presidenza della Corte respinge denuncia definendola “infondata”.

Lobby magistrati
Ma Christian Palme non si arrende e porta il caso all’Organizzazione internazionale del lavoro. Alla fine l’Oil gli dà ragione e sanziona l’intervento del procuratore nel licenziamento dell’informatore. Nella sua sentenza, l’Oil ritiene che le prove fornite da Christian Palme,“avrebbero potuto avere valore probatorio nel quadro di un procedimento penale”. Nel giugno 2012 Luis Moreno-Ocampo viene sostituito dalla sua vice, la giudice gambiana Fatou Bensouda. Nel 2014 Bensouda redige un “documento relativo alla policy sui crimini sessuali e a carattere sessista” che, a questo punto, dovranno essere esaminati in modo sistematico. Nel 2016 fa anche aggiungere nuove imputazioni per violenza sessuale a carico di Dominic Ongwen, un miliziano ugandese arrestato nel gennaio del 2015. La svolta nella procura, ma non per la Corte.

L’aula della Corte Penale Internazionale dell’Aja

Violenze sessuali a senso unico
La Federazione internazionale osserva che solo il 30 per cento delle vittime di violenza riconosciute aveva subìto abusi compiuti dai ribelli. Violentatori governativi a danno dei ribelli che restano impuniti. Eppure nel 2004, Amnesty international segnala gli stupri “generalizzati”. Un che conduce queste denunce muore in un incidente che gli imedisce di arrivare al processo.
Ange-Félix Patassé, il deposto presidente centrafricano che aveva fatto appello agli uomini di Bemba (il condannato di cui all’inizio), per rimanere al potere, si è rifugiato in Togo, paese che non è firmatario dello statuto di Roma. Nei suoi confronti mai un mandato d’arresto ed è morto in Camerun nell’aprile 2011, senza essere stato punito per i crimini commessi.

Il gioco oscuro dei diplomatici
Jean-Pierre Bemba colpevole, ma contro di lui inchiesta pulita? La decisione di Luis Moreno-Ocampo di affidare l’inchiesta a un altro congolese, continua ad alimentare voci sull’inchiesta pilotata. L’accusa di strumentalizzazione politica della Cpi è supportata dai suoi rapporti con gli ambienti diplomatici. L’istituzione conta nelle sue file numerosi funzionari dei ministeri degli esteri.
I sospetti di strumentalizzazione hanno minato la credibilità della Cpi presso una parte consistente degli stati africani, che si sentono sotto tiro. Attualmente l’ufficio del procuratore sta esaminando dieci “situazioni”. Una di esse, partita dieci anni fa, riguarda la Colombia e i crimini commessi nel conflitto tra le autorità e le Farc, tra cui figurano delle violenze sessuali. Al momento, però, non è stata aperta nessuna inchiesta.

L’abbandono del Ppi
Lo scorso 13 gennaio, l’Unione africana ha approvato una mozione per il ritiro collettivo dallo statuto di Roma. La decisione non obbliga i membri dell’Unione africana a lasciare la Corte, ma dà voce ai sempre più numerosi oppositori della Cpi all’interno del continente. Tra questi, oltre al Sudafrica, ci sono Kenya, Burundi e Uganda. I sospetti di strumentalizzazione politica hanno minato la credibilità della Corte penale tra una parte sempre più consistente dei trentaquattro stati africani che si sentono sotto tiro. Da quando è stata istituita, la Cpi ha processato solo africani. Difficile per la Corte uscire da questa situazione, perché tra coloro che non riconoscono la sua giurisdizione anche due membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Cina e la Russia che hanno tra l’altro posto il veto sulla richiesta Onu di indagare sui crimini, comprese le violenze sessuali, commessi in Siria.

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