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domenica 8 Dicembre 2019

Nuova rivoluzione francese in vista?

Sondaggi da quasi vigilia e nella corsa in testa Marine Le Pen non è più sola. Novità incerte, ma è il sistema politico francese che si sta rivoluzionando.
La grande novitá é il metodo, costruire un progetto riuscendo a tenere assieme molte contraddizioni, spiega Massimo Nava da Parigi: “industria ed ecologia, una societá anziana e giovani disoccupati, trasporto pubblico e auto di lusso, divertimento colto e precariato, competitivitá e solidarietá, aperture multirazziali e sicurezza? Come mettere d’accordo le direttive europee e l’esigenza di investire nel pubblico, come cambiare l’Europa senza respingerla?

L’ultimo sondaggio, a tre settimane dal voto, dice che ci sono quattro candidati in lizza per l’Eliseo. Marine Le Pen e Emmanuel Macron, testa a testa, in leggero calo, ma sempre oltre il 24 per cento, soglia di sicurezza per disputarsi la finale. Poi, testa a testa per il terzo posto, François Fillon, in leggera rimonta dopo lo scandalo del falso impiego pubblico della moglie Penelope e, a sorpresa, Jean Luc Melenchon, l’anziano leader della sinistra radicale che ha raccolto attorno a sé vasti settori popolari, pezzi del partito socialista e comunista, l’area ecologista, molti giovani e persino qualche simpatizzante del Front National di Marine Le Pen. Per quanto lontani anni luce sul piano idologico, sia la Le Pen sia Melanchon hanno una forte impronta anti europea e anti sistema.
Oggi Melanchon tallona FIllon al 18 per cento e ha praticamente eliminato dalla corsa il partito socialista e il suo candidato Hamon.

Facendo un po’ di conti, i partiti e i movimenti antisistema sommano circa il 40 per cento dei votanti, cui vanno sommati gli astensionisti, le schede bianche e i voti che andranno a minuscole formazioni. Il partito socialista e probablmente i Republicains (se Fillon non recupera) – ossia le due formazioni che hanno sempre dominato in alternanza la scena francese – rischiano di rimanere fuori corsa. A disputarsi l’Eliseo, un movimento antisistema, il Front National di Marine Le Pen, e un movimento che vuole rifondare il sistema, En Marche, di Emmanuel Macron. Se il giovane banchiere fallisse, dovremo scrivere un’altra storia della Francia e dell’Europa. Ma se il tentativo riuscisse, la ricostruzione di un sistema terremotato comporterá sforzi giganteschi e tanti ostacoli da superare, a cominciare dalla ricerca di una maggioranza in parlamento.

Ma la Francia produce anche nuove idee.
Non é detto che le utopie – lo dice la parola stessa – siano davvero irrealizzabili. Finora, si é sperato di ottenere risultati migliori correggendo le stesse politiche. E se provassimo a cambiare politiche? Fra tutti i segnali allarmanti e negativi che arrivano dalla Francia elettorale – il populismo, il razzismo, la minaccia di dall’euro, il fenomeno Marine Le Pen in testa nei sondaggi, etc – c’é almeno questa grande voglia di riflettere su altre strade possibili. Piketty é l’economista piú innovativo e di maggior successo del momento. Per quanto discutibile, e discusso, il suo successo e le sue idee si sono inserite con prepotenza nella galleria di intellettuali e opinionisti – Huellebeq, Finkelkraut, Zemur e altri – che hanno costruito fama e successo su un’idea difensiva di Francia assediata, in declino, in crisi di valori, travolta da ondate migratorie e correnti islamiste.

Anche Emmanuel Macron, in ascesa nei sondaggi, é uscito dagli schemi. Per comoditá (o pigrizia) giornalistica, anch’io l’ho definito lib/lab, l’uomo che avanza al centro, il leader che spera di conquistare pezzi di destra e di sinistra. In effetti il suo programma é ancora abbastanza confuso e indecifrabile, anche se ci sta lavorando un altro degli economisti europei piú stimati, Pisani Ferry, del centro studi di Bruges.

La grande novitá é il metodo, la voglia di costruire un progetto e un programma non sulla base di un’idea di partito o di una concezione culturale/politica onnicomprensiva ma attraverso la consultazione di settori e categorie della societá di oggi, sempre piú parcellizzata e complessa. Come si fa a tenere insieme industria e ecologia, una societá anziana e giovani disoccupati, trasporto pubblico e auto di lusso, divertimento colto e precariato, competitivitá e solidarietá, aperture multirazziali e sicurezza? Come mettere d’accordo le direttive europee e l’esigenza di investire nel pubblico, come cambiare l’Europa senza respingerla?

E’ un azzardo, una scommessa complicata, ma può essere vincente. Al punto che non sarebbe cosi impensabile che Macron e Hamon finissero per convergere, in una sorta di moderno fronte repubblicano che allontani l’incubo del Front National. Incubo sempre piú probabile, dato lo stato comatoso del centro destra, il cui candidato François Fillon appare sempre meno credibile e sempre meno vincente. Il rischio é che una parte dei suoi elettori convergano su Marine Le Pen. E il disastro sarebbe completo.

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