venerdì 23 Agosto 2019

Settimana nera, ma almeno l’Eta fa la pace

Pensieri sciolti sulle cose del mondo accadute durante la settimana lette nel giorno di riposo con un po’ più di tempo per ragionarci sopra.
A far paura, il ritorno della Siria dei veleni ammazza-bambini, e il Trump versione interventista. 59 missili sul colpevole che lui preferisce e minaccia di bomba atomica o assassinio al Kim coreano. Il terrorismo che torna a colpire a Stoccolma, e la vecchia scemenza di Trump sulla Svezia. Notizia seminascosta da altri eventi, la resa del gruppo armato Eta, Paesi Baschi, Spagna a cui è dedicata la copertina.

DOMENICA DIVERSAMENTE SERIA, il titolo pensato per questo appuntamento settimanale. I conti sulla settimana trascorsa, e qualche resa dei conti.
Settimana nera.  Per fortuna, non solo la Siria dei veleni ammazza-bambini e la girandola Trump che spara missili e minacce atomiche sui cattivi del mondo a suo insindacabile mal di pancia. E non c’è solo Trump di cui preoccuparci.

Addio alle armi
In un mondo pieno di guerre, l’Eta decide il «giorno del disarmo».
Spagna, il gruppo separatista che per oltre 40 anni ha segnato la Spagna con la lotta armata che ha prodotto più di 800 vittime sui due fronti. Sabato, ultimo comunicato Eta, con la localizzazione dei nascondigli di armi e esplosivi alle autorità francesi nel municipio di Bayonne, vicino al confine con la Spagna.
L’Eta -che dal 2011 ha rinunciato alla violenza- si è autodefinita una «organizzazione disarmata». Ora, la clemenza per i quasi 500 ‘etarra’, la loro identità in lingua basca, guerriglieri e non terroristi, dal loro punto di vista.

Siria, veleni ammazza bambini e non soltanto
Ancora gas tossici. Se li ha usati Assad, si è sparato sulle.. gambe, diciamo. Se, come è già accaduto in altre circostanze, i gas non li ha usati lui, qualcuno gli ha sparato con grande abilità sempre nello stesso posto. Il guaio è che Trump, arbitro planetario che possiede la verità, ha deciso che Assad andava punito. 59 missili per assaggio, e minaccia del resto.
Putin non gradisce, e il flirt tra i due che sembrava il destino del mondo prossimo futuro è già arrivato ai dispetti. Trump, travestito da Hillary, rassicura il re saudita Salman e spinge Mosca verso Tehran. Grossi guai in vista.
Ma l’incontenibile presidente non si cheta: giovedì i missili veri e sabato la bomba atomica minacciata per Kim Jong-un (se la Cina non dà una mano a mettere in riga il giovanotto). Oppure, a non voler esagerare, l’eventuale assassinio del dittatore coreano sovrappeso di ordigni nucleari.

Jihad nordica e inciampi Usa
A completare un fine settimana da cancellare, l’attentato jihadista a Stoccolma che insegue quello di San Pietroburgo. Altri morti, altro cane sciolto che offende gli amici cani e che non è lupo solitario perché il lupo è animale nobile. Uomini crudeli, come solo noi umani sappiamo esserlo, e fuori di testa.
A voler rompere per un attimo questo riassunto di tragedia, ancora Trump, in una delle sue gaffes meglio riuscite.
Il 18 febbraio, durante un comizio stile campagna elettorale, il presidente-tycoon aveva fatto riferimento a un presunto attacco terroristico in Svezia nei giorni precedenti, un attacco che però non era mai avvenuto.
Cosa si è fumato? aveva twittato l’ex premier svedese Carl Bildt.

Politica estera italiana?
Per fortuna noi italiani siamo fuori da certi guai. Nel senso che qualsiasi cosa diciamo sugli avvenimenti-chiave del mondo, parliamo di guerre, nessuno bada a cosa ne dice l’Italia, salvo forse la Libia. Per questo, caro presidente Gentiloni, una virgola di dubbio nel suo applaudire il presidente Usa, una ‘spettinatura’ alla nostra storica alleanza sarebbe stata dignitosa.
Salvo rassegnarci a fare come la povera Federica Mogherini che, nonostante il ruolo Ue, dice dice e nessuno le bada.
E per fortuna bis, un po’ di politica estera alta la fa il nostro presidente Mattarella che da domani incontrerà Putin a Mosca. Alfano c’è, nel senso che esiste e rimane ministro degli esteri, ma ha da fare con le grane interne al suo micro partito di supporto, con quel presidente di commissione al senato che ruba posto al Pd e quasi provoca una crisi di governo.

Stai sereno Paolo
La voglia di crisi di governo, o almeno la viglia di dare uno scossone a troppe sicurezze governative e politiche c’era, non vengano a raccontarci frottole. Il ritorno di Renzi si avvicina, ma al momento godiamoci questo gradevole abbassamento di toni nella politica nostrana, senza iperattivismo da slogan, battute e presenze televisive. Persino Salvini s’è dato una calmata, e Grillo ad Ivrea, alla Leopolda 5 stelle, non insulta nessuno.
Sono in molti a sostenere che questa pace corroborante non durerà a lungo, non sino al 2018, fine legislatura.
Stai sereno, Gentiloni.

Europa quale?
Saltabeccando di frasca in palo, detta così per essere originali, ancora momento esteri, come da vocazione Remocontro: domenica prossima, 16 aprile, referendum costituzionale in Turchia sulla Repubblica presidenziale proposta da Erdogan.
Sapremo se la Turchia resterà una democrazia parlamentare di modello occidentale o diventerà ufficialmente una ‘demokratura’ governata dal potere incontrastato del presidente despota.
Ma non è soltanto la Turchia a rischiare la fuga dall’Europa.
Tra due domeniche, 23 aprile, primo turno alle presidenziali di Francia. Ce ne parlerà a lungo il nostro Massimo Nava. Di fatto, se vince la post-fascista, neo-populista Marine Le Pen, addio Unione europea in tempi rapidi. Altro che Brexit!
E anche noi italiani torneremmo pienamente nelle mani della politica di casa.
Vi sentite rassicurati dalla ipotesi?

Qualche pettegolezzo Rai per sorridere
C’è un pezzo su Remocontro sulle corrispondenze estere Rai vecchio di mesi che in questi giorni viene gettonato a ripetizione, non si capisce il perché.
Salvo che tanta attenzione non sia legata a qualche colpo di mano aziendale temuto o annunciato. Escalation di molti più corrispondenti esteri, narrano dai corridoi di viale Mazzini, anche se la politica estera nei giornali Rai si riduce sempre e solo alle disgrazie, con commento da New York e dal New Tork Times.
Per fortuna c’è Marc Innaro da Mosca, quando sono costretti.
Dovremo tornare ad occuparcene.

Giornalismo in genere
La nascita di ‘Gedi’, una società che metterà insieme il gruppo Espresso e la Itedi di Fca, Fiat Crysler Automobiles che pubblica i quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX.
John Elkann/Agnelli, Fiat, e Carlo De Benedetti, CIR, Compagnie industriali Riunite.
Per i pubblicitari, un pacchetto di 5,8 milioni di lettori, di cui 2,5 milioni di utenti digitali unici.
L’Antitrust che ci dice?
Infine, il nome: ‘Gedi’, evocando «Guerre Stellari». Messaggio?
Attenzione però, amici de La Stampa e de l’Espresso, i maestri Jedi rappresentavano un gruppo di cavalieri che non volevano dominare l’universo ma difenderlo in nome della pace e della giustizia.

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