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giovedì 19 Settembre 2019

Strage in Siria, forse gas tossici, ma di chi?

Notizie incerte e accuse incrociate e incontrollabili. Forse cento morti vicino ad Idlib. Forse usati gas tossici. Sola certezza, l’ennesimo massacro. L’obiettivo dell’aviazione di Damasco era un ‘deposito di missili’. Il governo nega l’uso di gas: se gas ci sono stati dovevano trovarsi negli arsenali dei ribelli colpiti.

Notizie incerte e accuse incrociate e incontrollabili. Sola certezza, l’ennesimo massacro di civili.
Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani, vicino all’opposizione, sarebbero stati lanciati gas, ma mancano riscontri terzi alla grave accusa. Sarebbero almeno 58, tra cui 11 minori, i morti. L’attacco è avvenuto a Khan Sheikhun, nella provincia nord-occidentale di Idlib, in mano ad insorti e qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham, l’ex Fronte al Nusra.
Altre fonti dell’opposizione sostengono che il raid è stato condotto da Su-22 del regime e i bambini presentano sintomi simili a quelli causati dal “gas Sarin”, come soffocamento e fili di bava bianca che colavano agli angoli della bocca. Un altro attacco aereo, riferisce un medico a Bbc Arabic, avrebbe poi colpito l’ospedale in cui venivano curati gli intossicati.

Notizie ancora incerte ma reazioni politiche immediate, soprattutto da parte francese in vigilia elettorale. Il ministro degli Esteri, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto un incontro di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Col ministro che dà per certo l’avvenuto attacco con armi chimiche di cui, come detto, mancano conferme certe.
L’ipotesi preoccupa comunque anche il turco Erdogan, provvisorio alleato della Russia.
Erdogan avrebbe chiamato Putin per fare pressioni su Assad. Il timore condiviso tra Ankara e Mosca, che certi raid anti ribelli Isis e jihadisti vari, possano ripercuotersi negativamente sui colloqui tra le parti per una soluzione pacifica della guerra civile.
Ogni parte, anche sul fronte informativo, ovviamente gioca la sua partita e i suoi inganni.

ARMI CHIMICHE QUALI E PERCHÈ ORA?

Nel settembre del 2013, il governo di Damasco e l’Onu avevano raggiunto un accordo per lo smantellamento degli stock di armi chimiche. Accusa incrociate, allora, su chi le avesse usate, compresi i ribelli. La distruzione è avvenuta nel corso del 2014 ma potrebbero essere rimaste delle piccole quantità in depositi segreti.
Fonti militari di Damasco hanno smentito l’uso di armi chimiche anche perché “non sono più in nostro possesso. Ci sarebbe stato comunque un raid su postazioni dei ribelli a Khan Sheikhun con Su-22 che “utilizzano bombe che non possono essere adattate a portare gas”.
L’obiettivo era un “deposito di missili” e i militari ipotizzano che i gas sprigionati potessero trovarsi invece nella mani dei ribelli.

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