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domenica 8 Dicembre 2019

Corea, Nord o Sud sistemi in crisi e rischi di guerra

Donald Trump deciso a “risolvere” la minaccia nucleare nordcoreana. Con la Cina o senza, a provocare il presidente Xi Jinping che sta per arrivare in Florida.
Corea del Sud: caos nel partito di governo Liberty Korea Party dopo l’impeachment che ha costretto l’ex presidente Park Geun-hye a lasciare l’incarico. Instabilità in vista.
La resa di Ban Ki-moon.

Trump deciso a “risolvere” la minaccia nucleare nordcoreana
Con la Cina o senza, con buona pace del collega presidente Xi Jinping che sta per arrivare a fargli visita in Florida.
In un’intervista al quotidiano britannico Financial Times, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che intende porre fine alla minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord e che questo avverrà con o senza l’aiuto della Cina. Cosa intende fare?
Trump spiega che il dossier nordcoreano sarà al centro dei colloqui in Florida col presidente cinese Xi Jinping. «La Cina ha una grande influenza sulla Corea del Nord. E la Cina deve decidere se aiutarci o meno sulla Corea del Nord. Se lo faranno – aggiunge il presidente americano – questo sarà un bene per la Cina. Ma se non lo faranno non sarà un bene per qualcun altro».
Linguaggio un po’ equivoco, ma minaccia chiara e bivalente.
Il Kim Jong-Un ingrassa di missile bombe atomiche e il mondo trema.

Non è molto più limpida la situazione della Corea opposta
Una democrazia da sempre molto relativa, quella nella Corea del Sud, tanto per fare da contraltare alla dittatura esplicita dei fratelli-coltelli al nord. Gli otto giudici della Corte Costituzionale sudcoreana hanno votato all’unanimità la procedura di impeachment nei confronti di Park Geun-hye, ufficialmente destituita dopo lo scandalo della ‘maga’ che l’aveva plagiata, corrompendo e rubando. La più grande crisi politica nella storia del Paese. La sentenza ha suscitato la reazione dei sostenitori della Park, con violenti scontri nelle piazze della capitale Seoul , con un bilancio di due morti e decine di feriti.
Park Geun-hye, l’ex presidente, figlia del Presidente-dittatore che l’aveva preceduta, non può più contare sull’immunità garantitagli dal suo ruolo istituzionale, rischia ora di dover scontare a sua volta una pena severissima. In carcere con l’accusa di corruzione sono già finiti Choi Soon-sil, la ‘Rasputin’ che avrebbe utilizzato la propria influenza sulla presidente per ottenere denaro a favore di alcune fondazioni di sua proprietà.

Ex presidentessa rischio galera e instabilità diffusa
Nel caso in cui la Corte centrale distrettuale dovesse approvare la richiesta di arresto, Park Geun-hye sarebbe il terzo leader sudcoreano a finire dietro le sbarre, dopo i due dittatori militari Roh Tae-woo e Chun Doo-hwan. La destituzione di Park Geun-hye, primo presidente nella storia della Corea del Sud a essere rimosso dal proprio incarico con una procedura di impeachment, sta già provocando i primi effetti destabilizzanti per la politica interna del Paese.
Interessi molti privati in atti politici. Frammentazione nel partito conservatore conosciuto come Liberty Korea Party, tra sostenitori e oppositori della Park, che era alla guida del partito. Scissione:
da una parte, i fedelissimi della Park rimasti all’interno del Liberty Korea Party; dall’altra, un nuovo partito di centro-destra, il Bareun, nato dall’iniziativa di alcuni parlamentari favorevoli alle dimissioni della presidente.
Il primo ministro Hwang Kyo-ahn, che ha assunto provvisoriamente le funzioni di presidente della Repubblica di Corea in attesa delle elezioni del 9 maggio, invoca calma e unità nazionale, ma la tensione è alle stelle.

L’ex segretario Onu Ban Ki-moon travolto dagli scandali di famiglia
Dato per favorito, secondo i primi sondaggi, il Minjoo Party, storico partito di opposizione di centro-sinistra, il quale, anche grazie alle divisioni interne del suo diretto avversario e alla diffusa sfiducia degli elettori nei confronti del Liberty Korea Party, è riuscito a guadagnare oltre il 30% dei consensi dopo l’esplodere dello scandalo.
Nomi dei papabili per noi assolutamente sconosciuti, salvo quello di un ‘trombato’ eccellente. L’ex segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, inizialmente indicato come uno dei candidati favoriti, costretto a ritirarsi dalla corsa elettorale a causa di uno scandalo finanziario nel quale sono rimasti coinvolti il fratello e il nipote.
Allo stato attuale, nessuno dei gruppi politici in campo sembra in grado di ottenere una maggioranza parlamentare certa.
Se il Nord, è schiacciato dal dispostismo personale e paranoico del Kim, costretto alla fame nella rincorsa ad un impossibile equilibrio militare con i ‘nemici’ vicini e lontani, anche il Sud mostra una sistema politico sociale decisamente logoro e da ripensare. Dalle Corea ne vedremo ancora delle belle, anzi, scusate, delle brutte.

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