lunedì 25 settembre 2017

Grande fotografa grande dramma grande donna

La mostra delle fotografie di Letizia Battaglia al museo del Maxxi. La foto di Rosaria Schifani, l’allora giovanissima vedova di Vito, uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone. La memoria commossa di Francesca de Carolis, ma non solo. Anche se non le piace ricordarlo, Francesca giornalista è.
«Quest’anno saranno 25 anni dalla strage di Capaci. C’è molto silenzio. Sembra finita la stagione dei “grandi” omicidi, dei “troppi” omicidi, e quando la mafia non uccide, o uccide con moderazione e senza clamori, e si muove con silenzio e nel silenzio… vuol dire, mi spiegarono un tempo, che piuttosto, nell’accordo, prospera…».

Ancora due settimane, se siete a Roma o se vi trovare a passarvi… per la bellissima mostra delle fotografie di Letizia Battaglia, al museo del Maxxi. Ne avrete letto, che pagine e articoli e interviste le sono stati dedicati…
Mostra straordinaria, che le foto di Letizia Battaglia racchiudono gli ultimi quarant’anni della storia della Sicilia. Tutto, nel bene e nel male, nel bello e nel brutto che della Sicilia si può raccontare. Come solo il bianco e nero può raccontare.
Ma fra le centinaia e centinaia di immagini, c’è una foto che, per me, tutto sembra riassumere. E, se è possibile immaginare un azzardo, di tutte mi è sempre sembrato il “punctum”…
Eccola qui, è la foto di Rosaria Schifani, l’allora giovanissima vedova di Vito, uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone.

Rosaria Schifani fotografata da Letizia Battaglia

Legata, questa foto, per me al ricordo del tempo di quando Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro furono fatti saltare in aria sulla strada che dall’aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, nei pressi dello svincolo di Capaci… Mi ritrovai lì, quasi per sbaglio ( che qualcuno in redazione ebbe l’idea di affiancarmi agli inviati per raccontare “il colore”(?!), come si diceva…), nel momento dello smarrimento e del lutto, quando in una chiesa affollata all’inverosimile, fin fuori la piazza e oltre, si svolsero i funerali… e quelle bare … ancora viene da piangere, a ricordarle lì, con quei corpi straziati, e tutta la loro vita che non c’era più, chiusi al mondo …
E poi, come dimenticare, salì sull’altare lei, Rosaria. Minuta, un volto scolpito nel pallore, bellissimo, come solo alcuni volti del sud… e all’improvviso ruppe il suo sconvolto, sommesso parlare, per urlare: “Io vi perdono, ma voi inginocchiatevi… inginocchiatevi…“. Con quell’urlo, come nessun altro, forse, seppe dare voce alla voce della Palermo di quei giorni, al suo pubblico dolore.

Qualche giorno dopo lessi, su un giornale, di altre sue parole, ricordando il compagno ucciso, e una frase, forse sfuggita… “…aveva delle gambe così belle…”. Una frase, forse sfuggita, dal baratro del suo privato dolore, che ancora brucia la pelle… e lascia la gola secca… mentre “Inginocchiatevi!”, ancora quell’esortazione che era preghiera rimbalzava qua e là.
In questa fotografia, che Letizia Battaglia scattò qualche tempo dopo, a Palermo nel 1993, c’è ancora tutto. Sembra, Rosaria Schifani, ancora dire, ora sussurrandolo dentro di sé: “Io vi perdono, ma voi inginocchiatevi!”. Sembra anche ancora mormorare, nel silenzio, dentro di sé, “aveva le gambe così belle”… E c’è dentro, nella foto di questo volto che esce dall’ombra e che l’ombra per metà ancora vela, tutta la storia, tutto il dolore e tutta la passione, tutto il male e tutta la bellezza. Che il volto di Rosaria è davvero bellissimo come pochi.

Ha gli occhi chiusi, qui, perché spesso Letizia Battaglia, come lei stessa ha raccontato, chiede alla persona che fotografa di chiudere gli occhi. “E non so dire perché. C’è forse un segreto, dentro di me, che neppure io conosco…” ha detto qualche sera fa in un incontro, qui a Roma, alla Casa delle donne.
Ma c’è un’altra foto, che alla mostra non ho incontrato ma che ricordo benissimo, quasi identica a questa. Solo, qui, schiuso l’occhio visibile nello spazio della luce. E sembra persino il labbro accenni a un sorriso. Tutta la bellezza…

Seguendo il filo di luce delle fotografie di Letizia Battaglia… ho ritrovato questa seconda fotografia sulla copertina di un libro pubblicato dal Saggiatore nel secolo scorso. E forse ora introvabile. “Le donne, la mafia”, di Renate Siebert, sociologa di origine tedesca, che si definisce studiosa del Mezzogiorno, donna del sud per scelta. Testimonianze, racconti, deposizioni, un’analisi storica che si intreccia a narrazioni tragiche di storie d’individui, che a suo tempo lessi per cercare di capire qualcosa, e credo ancora sia da rileggere.
Non so quale delle due foto sia stata scattata prima. Ma, permettete l’arbitrio, mi viene da pensare che prima, quasi per distrazione, sia venuta quella con gli occhi aperti… ma poi subito Letizia abbia chiesto a Rosaria di chiuderli, gli occhi. Perché il segreto più profondo del suo cuore restasse dietro le palpebre abbassate, ben custodito…

Un pensiero, scivolando fra decine e decine di fotografie che tutte mi sono sembrate vorticare intorno a questo ritratto di donna… Quest’anno saranno 25 anni dalla strage di Capaci. C’è molto silenzio. Sembra finita la stagione dei “grandi” omicidi, dei “troppi” omicidi, e quando la mafia non uccide, o uccide con moderazione e senza clamori, e si muove con silenzio e nel silenzio… vuol dire, mi spiegarono un tempo, che piuttosto, nell’accordo, prospera…

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