Cose serie, cose molto serie, e cose meno serie ma comunque abbastanza serie da meritare di occuparcene.
Il presidente degli Stati Uniti ha firmato due ordini esecutivi per frenare le ‘violazioni’ nelle pratiche commerciali da parte di paesi stranieri. «Con me finirà l’era in cui c’è chi ruba la prosperità dell’America con le politiche commerciali».
Il segretario al commercio americano, Wilbur Ross, «Siamo in guerra commerciale. Il nostro deficit è di circa 500 miliardi di dollari l’anno».
Il conduttore di «Che tempo che fa» contro il tetto dei compensi fissato a 240 mila euro l’anno. Giletti lo segue a ruota. Vespa aveva mosso gli avvocati da tempo. Ma a fare titolo, Fabio Fazio che si sfoga su Repubblica. Non più Mr. Valium, come lo definì Bono degli U2. Fazio arrabbiato per «un’intrusione della politica nella gestione della Rai che non ha precedenti»? Lo scopre solo adesso, dopo aver trasformato la sua trasmissione in una sorta di salotto privato dell’ex premier Renzi?
Il problema vero emerge un attimo dopo. «La politica si è intromessa nella gestione ordinaria di un’azienda, addirittura nei contratti tra viale Mazzini e gli artisti». Tradotto, vuol dire che la politica minaccia il suo contratto milionario, con la pretesa di decimarlo a 240 mila euro anno invece che mese, palmo più palmo meno.
Non solo Fazio
Sul Corriere della Sera, Massimo Giletti batte sullo stesso tasto, con una punta ricattatoria in più: «Se il tetto venisse applicato qualcuno potrebbe pensare che non è conveniente rimanere nella tv pubblica». Lo stesso Fazio, lo aveva morbidamente fatto capire: resto fino a maggio, poi si vede. E butta lì l’idea di sue future produzioni indipendenti. La Rai, se vuole quel prodotto, lo paga come fosse un film, pacchetto chiuso e ciò guadagna chi è dentro al pacco, non sono affari suoi, né della politica.
Conduttori a rischio impoverimento
Per fortuna c’è l’Avvocatura dello Stato, col parere chiesto dal governo. Verdetto: benissimo il tetto per manager e dipendenti Rai, ma non per le star dato che, norma varata con la Finanziaria del 2007, «la prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato non deve essere soggetta a vincoli di sorta». Lo avevano scoperto gli avvocati di Vespa, ricorso interno, ed è subito diventata battaglia aziendale tra amici.
Politica (quasi) a muso duro
Il ‘renzianissimo’ Anzaldi, segretario della Commissione di vigilanza: «Non abbiamo riformato il canone per permettere a una piccola casta di sopravvivere». Il problema del ‘che tempo che fa, oggi è tempesta, domani sarà forse una utile ospitata in studio.
Brunetta preferisce Bruno Vespa, il giornalista rispetto a quello che chiama ‘dj’, e si limita a chiedere ‘chiarezza’, che non vuol dire niente.
Cattivi come da copione gli M5S, che ironizzano sul «coraggio da leone» del solitamente mansueto Fabio quando gli toccano i soldi: «Non risulta che per lui la lottizzazione fosse un problema».
Sotto il tetto Rai già piove
Nel cda della delibera della discordia, ognuno cammina per sé. Franco Siddi fa il prete: «Compensi milionari dovranno essere valutati con grande attenzione», ma boccia il ‘tetto’, «Una camicia di forza che rischia di privare la Rai dei migliori talenti sul mercato». Un favore a Berlusconi e tv concorrenti.
Arturo Diaconale, anche lui consigliere Rai, per contrapposte ragioni è di parere opposto: «Le dichiarazioni di Fazio e Giletti sono la conferma che dobbiamo mantenere la posizione. Se vogliono stare sul mercato, allora ci stiano. Da solo il parere dell’Avvocatura per noi non basta. Il governo ha un mese per farci sapere».
Gli eroi del mercatone televisivo
Considerazioni finali. Norma Rangieri su il Manifesto, con molta ironia. Fazio, «il gran cerimoniere del senso comune televisivo» che ora scopre «un’intrusione della politica nella gestione della Rai senza precedenti, chiedono di mandare via l’amministratore delegato, danno i voti ai servizi dei telegiornali…». La politica intrusiva quando non si siede sulla sua poltrona tv?
«Fazio sostiene che i programmi di cucina della Rai sono di ineguagliabile qualità rispetto a quelli della concorrenza e per questo è giusto che chi li conduce sia pagato anche fino a 3 milioni di euro. E che anche il suo programma, che cucina altri tipi di ingredienti, dall’ultimo presidente del consiglio all’ultimo disco, meriti di essere considerato un valore aggiunto dell’azienda pubblica. Un valore aggiunto senz’altro. Per lui e i suoi cari».