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martedì 15 Ottobre 2019

Trump disastro ambientale, nero come il carbone

Trump smantella la politica energetica e ambientale di Obama. Firmato un decreto esecutivo che riporta il paese indietro di 40 anni. Le lobby del carbone e del petrolio ringraziano. Rimesso in discussione lo storico accordo di Parigi sul clima.
«Il mutamento climatico è un fatto non un opinione», aveva affermato due anni fa Obama.
Trump prova a far passare l’idea della scienza come teoria politica e «partito d’opposizione».

Trump a raffica, spara all’ambiente, ai dati scientifici, agli accordi internazionali e al buon senso.
Donald Trump firmerà un ordine esecutivo che sospenderà, revocherà o metterà in lista per una revisione una mezza dozzina di provvedimenti che facevano parte del piano dell’ex presidente Barack Obama contro il riscaldamento globale.
Il provvedimento – secondo il Washington Post – rovescerà l’approccio della precedente amministrazione che prevedeva un esame dell’impatto ambientale di ogni decisione federale.
Tra le misure previste una revisione del Piano per l’energia pulita che restringe le emissioni di gas a effetto serra nelle centrali a combustibili fossili. Inoltre l’ordine presidenziale metterà fine ad una moratoria durata 14 mesi su nuove autorizzazioni a miniere di carbone su terre federali.
Trump, che ha parlato del riscaldamento globale come di un ‘imbroglio’, ha spesso criticato le leggi sul clima come un attacco ai lavoratori americani e all’industria del carbone.

Intanto l’amministrazione Trump ha chiesto formalmente 1 miliardo di dollari per i primi 99,7 chilometri di muro con il Messico. I fondi serviranno per le riparazioni di alcune infrastrutture di confine gia’ esistenti e per la costruzione di 77,2 chilometri di muro nuovo.

Trump, nero come il carbone

Quasi una vendetta, dopo lo smacco subíto sull’abrogazione di Obamacare. Donald Trump cerca la sua rivincita contro l’ambiente, e prende di mira le iniziative energetiche del suo predecessore. Via il decreto che imponeva ad ogni agenzia federale di prendere in considerazione costi e conseguenze ambientali in ogni iniziativa ministeriale. Prima l’economia e gli interessi industriali sulla protezione dell’ambiente.

La Casa bianca trumpeggia: «la prosperità è la migliore garanzia di una ambiente sano».
Non senso trumpista e nuova filosofia che guiderà da oggi in avanti la maggiore economia planetaria basata. Per Donald Trump il riscaldamento atmosferico non sussiste o non è imputabile ad attività umane. Amen.
Mick Mulvaney, incaricato del bilancio di Trump: «il governo cesserà di sprecare fondi pubblici per evitare il mutamento climatico».
Negazionismo per smantellare il ‘Clean Air plan’ con cui nel 2015 Obama aveva portato gli Usa all’avanguardia sulle normative ambientali per il controllo delle emissioni di anidride carbonica.

Più carbone per tutti

Obama voleva diminuire entro il 2030 le emissioni di CO2 del 32% sui livelli del 2005.
«La guerra al carbone è finita» ha scritto in un tweet trionfale il vicepresidente Mike Pence, che copia la formula elettorale prediletta dal presidente.
«È cominciata una nuova era per l’energia americana». Per il momento la nuova epoca -scrive Luigi Celada su il Manifesto– si profila come un regalo alla moribonda industria carbonifera (produzione diminuita del 27% dal 2005), vittima non tanto delle norme ambientali quanto della concorrenza di energie rinnovabili e soprattutto al gas naturale di cui gli Stati uniti sono diventati maggiori produttori mondiali a costi competitivi grazie al boom del «fracking» idraulico e dell’estrazione da fonti bituminose.
Problema industriale e non ambientale, ma Trump aveva mirato la campagna elettorale populista ai rimanenti 75.000 minatori di carbone che hanno votato per lui e a cui ora esisbisce la promessa mantenuta. Promessa di una rinascita tanto anacronistica quanto illusoria.

Rottamatore a perdere

Segnali anche ambientali chiari da parte del manipolo Trump.
In precedenza Trump aveva azzerato le regole per l’inquinamento industriale di corsi d’acqua e autorizzato gli oleodotti Keystone e quello Dakota Access, sulle terre Sioux.
In conto tagli di un terzo dei fondi destinati al ‘Environmental protection agency’, l’agenzia per la protezione dell’ambiente.
La rottamazione dei programmi di bonifica delle acque della Chesapeake Bay la baia di San Francisco ed il Puget Sound.
Nel Wisconsin, il taglio del 90% dei fondi previsti per la bonifica dei Grandi Laghi che forniscono acqua potabile a 40 milioni di cittadini.

Scienza d’opposizione

«Il mutamento climatico è un fatto non un opinione», aveva affermato due anni fa Obama. Trump prova a far passare l’idea della scienza come teoria politica alternativa e «partito d’opposizione».
Ignoranza ostinata, sempre Luca Celada.
«A differenza della sanità, l’opposizione alla radicale sterzata sull’ambiente non proverrà dalla destra oltranzista, ma da enti locali, associazioni ambientaliste e dai tribunali federali. Intanto il regime populista che si è instaurato alla guida dell’ultima superpotenza promette danni incalcolabili, soprattutto se, come sembra ormai assicurato, non riuscisse ad adempiere alla diminuzione del 26% delle emissioni di anidride carbonica prevista dagli accordi internazionali di Parigi entro il 2025».
Mentre Cina e India guidano una conversione che l’anno scorso ha visto la diminuzione di due terzi nella costruzione di centrali a carbone, gli Usa ingranano la retromarcia: un ritorno al passato che pregiudica non solo il loro destino.
Trump-Bannon, molto peggio di quanto temuto e immaginato.

 

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