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venerdì 20 Settembre 2019

Il terrorista dell’Emirato britannico

Si chiamava Khalid Masood, cittadino britannico, 52 anni, piccoli precedenti penali, tenuto d’occhio ma non nella lista dei potenziali terroristi. Sale intanto a 5 il bilancio delle vittime. La rivendicazione Isis che si accaparra la follia di Khalid Masood che, al momento sembra aver operato da vero lupo solitario. Otto arresti in un raid a Birmingham, la città musulmana della Gran Bretagna. La moschea di Finsbury Park.

Mentre sul ponte di Westminster Khalid Masood, cittadino britannico di 52 anni, islamico radicale ma non nella lista dei potenziali terroristi, decideva il suo ‘jihad’ distruggendo 4 vite assieme alla sua, in Siria un raid aereo andava fuori bersaglio facendo strage di sfollati e a Mosul la battaglia produceva migliaia di altri profughi.
Stessa scia di sangue, altrimenti non si capisce Londra e ciò che è stato prima di questo attentato e quelli che purtroppo ancora verranno.
Un percorso che parte dall’11 settembre 2001 a New York, arriva in Europa, prima in Spagna, poi a Londra e di seguito a Parigi, e in Belgio un anno fa esatto, e mercoledì sul ponte di Westminster.

Lupo solitario e grigio
Torniamo a Khalid Masood, inimmaginabile terrorista kamikaze.
Aveva 52 anni e tre figli, insegnante d’inglese, la passione per il giardinaggio. A differenza degli altri lupi solitari che hanno colpito negli ultimi attentati, quella di Khalid è la figura di un terrorista anomalo, quasi un criminale comune improvvisamente votato alla causa.
Khalid Masood, cognome di origine pakistana, non era giovanissimo: 52 anni, nato la notte di Natale del 1964 era sposato con Maria, aveva tre figli. Vivevano in una sorta di villetta a schiera a Birmingham e si erano trasferiti più volte, l’ultima nel West Midlands.
Inglese di nascita ed era conosciuto dai servizi inglesi, ma non per collegamenti con il terrorismo.

Attentatore ‘periferico’
«L’attentatore era conosciuto, ma periferico». Così la primo ministro Theresa May ha descritto in Parlamento il terrorista ucciso. «Era già conosciuto dai servizi, ma considerato un “membro periferico”. Dal giugno del 2013 abbiamo sventato più di 15 attentati». Ma non basta.
«Sono possibili altri attacchi, ma abbiamo elevato il livello di sicurezza».
Elevato sistema di sicurezza, afferma Theresa May. Dobbiamo crederle?
Di fronte l’incontrollabile mondo dei lupi solitari e dei lupi impazziti, mix incontrollabile di motivazioni apparentemente alte messe in campo da frustrazioni personali molto terra terra, c’è una razionalità di contrasto possibile? Frenare sì, impedire no.

L’Emirato Britannico
L’Inghilterra si è accorta dopo molto tempo di dover fare i conti con l’estremismo islamico salafita, scrive su LookOut Stefano Piazza. L’MI5, l’intelligence britannica, stima in più di 800 i cittadini britannici andati a combattere nel “Siraq”, le terre occupate dal Califfato tra Siria e Iraq. Alcune vere e proprie ‘star ‘della propaganda del Jihad come il famigerato “Jihadi John”, kuwaitiano d’origine, cresciuto in un’agiata famiglia a Londra, nel quartiere residenziale di North Kensington, dov’è stata poi scoperta una rete di estremisti.
Gli imam salafiti britannici, tra un arresto e una condanna, girano il Regno Unito per convincere i musulmani che la legge religiosa, la Sharia, vale più del diritto inglese, mentre l’imam siriano Omar Bakri Muhammad sostiene che l’Inghilterra deve diventare un Califfato.

Radicalismo salafita
Gli imam salafiti -sempre Stefano Piazza- la moschea di Finsbury Park. Anjem Choudary, avvocato di origine pakistana nato nel 1967 e oggi in carcere. Chouadry è stato anche presidente dell’Ordine degli avvocati musulmani, fino a che ha dovuto lasciare la carica, a causa delle sue dichiarazioni incendiarie.
Pur essendo molto criticato dalla stragrande maggioranza dei musulmani inglesi Choudary ha organizzato manifestazioni di protesta che oltre alla fantasia di chiedere la Sharia nel Paese, incitava i giovani a partire per la Siria e l’Iraq. Chouadry  esultava pubblicamente per ogni attentato giustificando barbarie e orrori, a cominciare dalle stragi dell’11 settembre 2001 fino a quelle di Londra del 2005 e altre ancora.

La moschea di Finsbury Park.
Il network politico religioso che si era creato nella Moschea di Finsbury Park di Londra. Questa moschea, grazie al suo ex Imam Abu Hamza al-Masri, oggi detenuto a vita negli Stati Uniti, è divenuta nel tempo un vero e proprio crocevia del radicalismo britannico, trasformandosi da luogo di preghiera in una “fabbrica di antisemitismo” -sempre LookOut- e manifestazioni soprattutto anti-americane e anti-israeliane. Ritenuto da molti musulmani un mistificatore e un provocatore, Choudary, è stato proposto all’attenzione dei tanti emarginati dai media.
L’intelligence britannica starebbe monitorando oltre 3.000 estremisti islamici inglesi pronti a compiere attacchi nel Regno Unito, legati alla Moschea di Finsbury Park e a questi predicatori islamisti.

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