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sabato 18 Gennaio 2020

African command russo a Sidi el Barrani, tra Egitto e Libia?

Gli israeliani rivelano un pericoloso giro di alleanze che porta l’Italia in rotta di collisione con la Russia.
Forze speciali di Mosca a Sidi El Barrani con il compito di allargare il piccolo aeroporto militare esistente.
La base ospiterà anche jet da combattimento, elicotteri, truppe d’assalto e batterie di micidiali missili antiaerei S-300 e S-400. L’installazione sarà modellata su quella di Latakia, in Siria.
Quei vecchi “Leopard 1” italiani e tedeschi contro Haftar.

Russia 2, Italia e Germania 0. Non siamo ai Mondiali di calcio, ma in Libia. Dove le forze di Haftar le hanno suonate di santa ragione alle Brigate di Bengasi, “protette”, su delega americana, da Roma e Berlino. Ma andiamo agli antefatti e ricolleghiamo tutti gli elementi di uno scontro che ci porta, pericolosamente, in rotta di collisione con Mosca (per fare un favore a chi, alla Casa Bianca?).
Sidi El Barrani, al confine tra Egitto e Libia, che gli specialisti conoscono bene fin dalla prima guerra mondiale, ridiventa caposaldo strategico. No, Rommel e la sua Afrika Korps non c’entrano più. Questa volta sono stati i russi a piazzarsi nelle sabbie del Sahara, lungo la strada che porta ad El Alamein. Altra località che nel 1942 fu teatro di una furiosa battaglia all’ultimo sangue, che vide distinguersi le truppe di élite italiane.

Forze speciali di Mosca sono sbarcate a Sidi El Barrani con il compito di allargare il piccolo aeroporto militare esistente, facendolo diventare una mega-base in grado di ospitare bombardieri strategici (cioè capaci di portare ordigni nucleari). La notizia è stata furiosamente smentita dal Cremlino e dagli Alti comandi egiziani, ma gli israeliani ci mettono la mano sul fuoco. E aggiungono, con dovizia di particolari, altri “dettagli” di non poco conto.

La base ospiterà anche jet da combattimento, elicotteri, truppe d’assalto e batterie di micidiali missili antiaerei S-300 e S-400. L’installazione sarà modellata su quella di Latakia (in Siria, a mille chilometri di distanza) ed è destinata a diventare la sede dell’African Command di Mosca.
I russi conoscono benissimo la base di Sidi El Barrani, che hanno già utilizzato negli Anni ‘60, come installazione d’appoggio per gli alleati arabi (e contro Israele) al tempo della Guerra fredda.

Un’altra funzione della testa di ponte russa è quella di alimentare i rifornimenti verso Bengasi, in Libia, a sostegno di un potente (e scomodo) Signore della guerra alleato di Putin: il generale Khalifa Hafter del LNA (Libyan National Army). Il Cremlino aveva una fretta maledetta di soccorrere il suo protetto, dopo che gli avversari delle BDB (Benghazi Defense Brigades) lo hanno pestato a sangue nelle ultime settimane.

Erano stati persi, infatti, cinque città e i terminali petroliferi di Es Sider e Ras Lanuf. A rifornire le BDB, senti senti, secondo i servizi segreti israeliani sono stati tedeschi e italiani. Che avrebbero “girato” ai combattenti locali numerosi carri armati (forse vecchi “Leopard” 1). Ma, grazie allo sforzo dell’ex Armata Rossa, ora tutto è cambiato in tre giorni. Hafter ha riconquistato quanto aveva dovuto cedere e, soprattutto, ha rimesso le mani sul petrolio.

Gli americani, intanto, sempre più “suonati” come un pugile che abbia incontrato Tyson, “controllano la situazione”. Cioè cercano di chiudere le porte della stalla dopo che i buoi sono scappati. E Trump? Conta messicani. Così è se vi pare.

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