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mercoledì 16 Ottobre 2019

Libia, scontri a Tripoli mentre Usa e Russia guardano

Scontri a Tripoli: Sarraj diserta la missione a Roma. Le condizioni in cui versa la capitale libica è stata definita dallo stesso premier Al-Sarraj «critiche e preoccupanti». Il numero due Maetig vola a Washington a chiedere aiuti. Gli Usa: maggiore impegno nella regione, temendo la sempre più evidente presenza russa.

A Tripoli di questi tempi, non sai se è più pericoloso rimanere o andarsene. E se sei un politico locale, non sai, andandotene, se poi ti lasceranno tornare. Ecco perché, nell’escalation degli scontri tra formazioni armate a Tripoli, il premier del governo di accordo nazionale libico, Fayez Al Sarraj, a rinunciare a partecipare alla imminente missione in Italia.
Una missione prevista per oggi ma che il leader libico preferisce non guidare personalmente «a causa delle condizioni attuali» che del Paese e nella capitale stessa.

L’annuncio arriva dal media «Al Wasat» che riporta il comunicato del Consiglio di presidenza. In Italia tuttavia arriveranno il ministro dell’Interno Elarif El Khoja, il ministro degli Esteri, Mohamed Tahar Siala e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Abdel Rahman Swaheli.
La delegazione libica parteciperà a Roma alla riunione Europa-Nord Africa per la creazione di un gruppo di contatto permanente tra le due sponde del Mediterraneo per governare i flussi migratori.

Nonostante la rinuncia del premier il governo libico-Onu, di incerta rappresentatività e autorevolezza, vuole tuttavia proseguire il round di incontri e negoziati con la comunità internazionale per porre le basi di una «roadmap per salvare la Libia», prima che sia troppo tardi. Percorso che passa anche attraverso la soluzione della piaga del traffico di esseri umani ma non solo.
Di portata strategica la rottura tra Ovest ed Est, traTripoli e la Cirenaica del Parlamento di Tobruk alleato del generale Khalifa Haftar.

Sempre più forti presenza esterne, a partire dalla Russia che proprio in Haftar sta trovando l’alleato per farsi protagonista nella partita libica. A confermarlo la scorsa settimana il capo di Africom, il comando militare americano in Africa. Il militare ha denunciato movimenti russi a sostegno della Cirenaica sollecitando l’amministrazione Trump a prendere posizioni più nette sulla Libia per evitare che le ingerenze di Mosca diventino sempre maggiori.
In questo contesto si inserisce la missione, avvenuta nei giorni scorsi, di Ahmed Maetig, vice di Al-Sarraj, proprio negli Stati Uniti.

Il numero due del Consiglio presidenziale libico, rivela Francesco Semprini su La Stampa, ha avuto una serie di incontri di alto livello tra Washington e New York con esponenti della squadra della nuova squadra presidenziale e all’Onu. Obiettivo, stimolare una mobilitazione Usa più vigorosa, sia nella lotta al terrore, sia nella stabilizzazione del Paese.
Questo mentre a Tunisi, Unione europea, Lega araba, Unione africana e Onu, (il ‘Quartetto’), insieme ai Paesi confinanti con la Libia, stanno cercando di convincere la Camera dei rappresentanti libica e Consiglio di Stato all’ attuazione dell’Accordo di Skhirat, del dicembre 2015. Accordi di due 2 anni fa ancora oggi disattesi. E la Libia aspetta. Forse.

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