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domenica 8 Dicembre 2019

Ucraina: che la guerra commerciale abbia inizio

Il presidente Poroshenko da il via alla guerra commerciale contro l’Ucraina orientale fortemente voluta dai nazionalisti. Ammesso solo il transito di beni di prima necessità. La decisione arriva dal caos di Washington dove la politica estera di Trump in favore della Russia non decolla e si prosegue con la linea Obama.

Che la guerra commerciale abbia inizio. Il governo ucraino ha sospeso tutti i rapporti commerciali con i territori dell’Ucraina orientale controllati dai separatisti filorussi. Gli unici trasferimenti concessi sono gli aiuti umanitari verso gli abitanti dell’area orientale del paese dove sono peggiorate le condizioni di vita.

La decisione di sospendere i rapporti commerciali è stata presa dal presidente Petro Poroshenko dopo le continue pressioni dei nazionalisti ucraini, il braccio armato di una guerra che fatica a individuare i processi di pace. Non sono mancati i tentativi di risoluzione tra le parti: già dal 2015 a Minsk le parti coinvolte avevano trovato degli accordi che avrebbero dovuto condurre a termine il conflitto.

Ma non ci sono state implementazioni significative in favore della pace, anzi, negli ultimi due anni i combattimenti non hanno conosciuto nessuna sosta. Sebbene i numeri del conflitto siano in calo, la decisione di interrompere i rapporti commerciali allontana la risoluzione del conflitto e alimenta nuove tensioni in Ucraina.

I nazionalisti con il volto coperto hanno bloccato i treni provenienti dall’Ucraina orientale, hanno colpito le banche russe di Kiev, sono armati e si definiscono veterani i guerra e patrioti fedeli a Kiev. Tra i propri seguaci, il gruppo nazionalista vanta diversi membri del parlamento tra cui Semen Semenchenko, uno dei fondatori del battaglione Donbass e deputato del partito Samopomish.

Il rischio del governo di Kiev è di perdere il controllo nei confronti dei nazionalisti, nei giorni scorsi Poroshenko ha ordinato alla polizia di fare dei blitz per smantellare i loro punti di ritrovo.
In questo scenario è centrale l’interrogativo sulla amministrazione Trump. Il tycoon si è detto più volte disposto a collaborare con Vladimir Putin, ha detto di voler collaborare con la Russia contro il terrorismo islamico e ha parlato della possibilità di rivalutare le sanzioni volute dalla amministrazione Obama e dall’Unione Europea dopo l’annessione della Crimea alla Russia.

Ma sono in molti a sostenere che la “blokada”, ovvero il blocco commerciale nei confronti dell’Ucraina Orientale, sia vista di buon occhio dagli Stati Uniti, Poche settimane fa, l’ambasciatrice statunitense Nikki R. Haley ha annunciato che gli States avrebbero continuato a sostenere l’Ucraina contro la Russia. Negli uffici del governo americano regna una grande confusione dettata dagli scontri interni tra i funzionari di Washington e la politica estera pensata da Donald Trump.

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