sabato 20 luglio 2019

La Cancelliera e il Cafone in Chief

Merkel-Trump, incontro teso alla Casa Bianca. Il presidente Usa: “L’immigrazione non è un diritto”
La replica: “Dobbiamo proteggere i nostri confini ma allo stesso tempo guardare ai rifugiati che scappano dalle guerre e dalla povertà”.
‘Cafone in Chief’, Trump che nello studio Ovale si è rifiutato di stringerle la mano alla Cancelliera.

Sgarberie diplomatiche e qualcosa oltre perché Trump è davvero un rozzo. La visita nello studio Ovale cominciata con la cancelliera seduta e protesa verso il presidente. “Ci stringiamo la mano?”, gli ha chiesto. Lui, senza guardarla, le mani le ha tenute palmo a palmo, incastrate fra le gambe. Il video ha fatto il giro del mondo prima ancora che il colloquio iniziasse.
Dopo di che, è diplomazia, cioè finzione: l’incontro è stato “produttivo”, ha dice Trump; “soddisfacente”, rincorre Merkel. Balle.

Questioni affrontate tante, accordi raggiunti ben pochi. A partire dalla Nato. Trump ha ribadito la necessità che gli alleati paghino la loro “giusta quota”. La Germania si è impegnata ad aumentare le spese militari dall’attuale 1,2% del pil per avvicinarsi al 2%, l’obiettivo chiesto degli Usa, ma che solo quattro sui 27 Paesi dell’Alleanza hanno intenzione ed economia per farlo.
Pace in Ucraina. Dura la Merkel a dar dispiaceri all’interlocutore: “Le relazioni con la Russia devono migliorare ma prima deve essere risolta la crisi ucraina”. E Iraq, e Siria, e Libia.

Lo scontro ideologico, sull’immigrazione. “L’immigrazione è un privilegio, non un diritto”, attacca Trump. “Dobbiamo proteggere i nostri confini ma allo stesso tempo guardare ai rifugiati che scappano dalle guerre e dalla povertà”, replica la cancelliera. Non c’è mediazione possibile.
Durante una telefonata nel gennaio scorso, la cancelliera aveva ricordato al neo presidente che la Convenzione di Ginevra obbliga i suoi firmatari,  Stati Uniti compresi, ad accogliere i rifugiati di guerra per motivi umanitari. E Berlino insiste e ripete la regole che il miliardario ha probabilmente l’abitudine ad aggirare.

Ma il vero fronte di scontro è molto più concreto. Commercio. Trump, con il suo concetto “America first”, ha minacciato di imporre dazi del 35% sulle case automobilistiche tedesche che producono in Messico le auto per il mercato statunitense. La Germania ha replicato con la minaccia di un ricorso all’Organizzazione del commercio mondiale (Wto) contro gli Stati Uniti se entrerà in vigore la ‘border tax’.
Trump: ‘Gli Usa vogliono accordi commerciali giusti che non costringano le nostre aziende a chiudere’. Merkel che invoca l’accordo di libero scambio con l’Unione europea già morto con Obama.
Aria fritta e nessun accordo, è la traduzione.

Il ‘Cafone in Chief’

La cancelliera tedesca è arrivata alla Casa Bianca per la terza volta ad incontrare un terzo presidente. Un primato da esibire il suo. Dopo George W. Bush e Barack Obama, le tocca lo strano 45esimo presidente degli Stati Uniti.
Il quale rifiuta di stringere la mano al capo del governo tedesco, con un gesto ostentato, per la ripresa televisiva.
Trump non è solo pericoloso politicamente, ma è anche cafone, apprende il mondo. Maleducato e anche ignorante.
Ignora che sono ben 60 mila i militari americani, distribuiti in 37 basi e installazioni in Germania. Ed è qui che Vittorio Zucconi, su Repubblica, attribuisce al miliardario di passaggio alla Casa Bianca, il titolo di ‘Cafone in Chief’.

Trump villano che ha platealmente offeso il capo del governo tedesco, e con lei, anche un po’ di Europa. Una America sgradevolmente arrogante quella rappresentata ieri alla Casa Bianca dall’apprendista Presidente.
Una America sfruttata, è quella che ha provato ad interpretare il miliardario, a credere che nei 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale gli Usa siano stati truffati dagli avidi europei.
E Trump, così facendo, sta rimettendo in discussione le fondamenta sulle quali la potenza americana è stata costruita. “Sega, conclude Zucconi, quel ramo della Nato sul quale l’America è seduta da due generazioni”.

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