• 19 Febbraio 2020

Amerika: più armi meno ambiente ricerca istruzione

Hard power

Amerika: più armi meno ambiente ricerca istruzione
L’America dei muscoli: «Questo è il bilancio dell’hard power, invece del soft power», dichiara il Budget Director della Casa Bianca, Mick Mulvaney. Il potere esibito, come tutto nella flosofia stessa di vita del neo presidente. Una ‘finanziaria’ (per dirla all’italiana), da 1,1 trilioni di dollari (la somma non è italiana).
‘Hard power’ che vuol dire meno soldi al dipartimento di Stato (il ‘soft power’ della diplomazia), e più al Pentagono della forza armata.

Lo «skinny budget», la versione leggera del vero bilancio, che arriverà a maggio e includerà i temi delicati di pensioni e sanità. Nel frattempo la Casa Bianca ha indicato le sue priorità, e il messaggio è chiaro.
Tagli del 29% al dipartimento di Stato e del 31% all’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente, sommati a riduzioni anche per Onu, Banca Mondiale, programmi di finanziamento della cultura come il National Endowment for the Humanities, e della ricerca scientifica come l’Nih. Aumenti del 10% per i fondi del Pentagono e del 7% per la Homeland Security, oltre a circa 3 miliardi stanziati per cominciare la costruzione del muro lungo il confine col Messico.

Il «soft power» è quello teorizzato dal professor Joseph Nye, secondo cui il potere degli Usa nel mondo era non solo dalle armi atomiche, ma soprattutto dalla sua diplomazia, aiuti tipo il Piano Marshall, cultura, protezione dell’ambiente, il modello di società aperta offerto a chiunque volesse seguirlo.
Strumento usato per completare «l’hard power», la forza militare, ma l’amministrazione Trump non lo ritiene più utile. Anzi, per certi versi deleterio, perché proietterebbe debolezza.
Obiezioni al nuovo approccio dalla stessa amministrazione, col capo del Pentagono Mattis che avverte: «Se investiremo meno per la prevenzione delle guerre, dovremo spendere di più per i proiettili necessari a combatterle».

Ed è Bannon. La linea dell’economia nazionalistica era stata tracciata dal consigliere di Trump Steve Bannon. Per trovare i soldi indirizzati al Pentagono, alla Homeland Security, ai veterani, alla costruzione del muro, bisogna risparmiare da qualche altra parte, e la scelta non poteva che cadere sul «soft power».
I tagli colpiscano anche i progetti per le infrastrutture o la ricerca scientifica, da sempre colonna portante della potenza globale americana, ma Trump vuole il suo piano da un trilione di dollari per ricostruire il Paese, e spera che il progresso tecnologico e medico possa essere delegato con più successo e meno costi ai privati.
Incerto se questa ‘finanziaria’ passerà al Congresso, dove è già in corso la battaglia per la riforma sanitaria ‘anti Obama’ osteggiata anche da parecchi repubblicani.

rem

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