• 27 Febbraio 2020

Destra populista non vince: Olanda primo segnale

Tra destra tradizionale e forcaioli para nazisti, viva la destra tradizionale. Il partito del premier Mark Rutte, liberal democratico e di centro destra, vince le elezioni politiche in Olanda. Dai di fatto definitivi. I liberali conquistano 33 seggi, mentre la temuta rincorsa dei populisti islamofobi e anti-Ue di Geert Wilders si ferma a 20 seggi. Wilder puntava e diventare il primo partito. Sono con un seggio in meno, i democristiani e i liberali di sinistra.

Per il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, “un voto contro gli estremisti”. “L’Olanda ha detto no al populismo”. Sventata dunque l’affermazione della destra xenofoba e razzista di Geert Wilders, tanto temuta dall’Europa. Non vince ma il mal di pancia rimane. Il suo partito raccoglie comunque 5 seggi in più rispetto alle precedenti legislative.

E Wilders ringrazia gli elettori via Twitter: “Abbiamo guadagnato seggi, il primo obiettivo è raggiunto. E Rutte non mi ha fatto fuori”. Il leader di destra afferma poi di essere pronto a entrare in una coalizione di governo, anche se tutti gli altri schieramenti hanno escluso la prospettiva. Destra entrante, loro vorrebbero, a integralismo trattabile, a seconda delle offerte.

Confermato il crollo dei laburisti: 9 seggi dai 38 del 2012, il peggior risultato della storia. Avanzano invece i Verdi di sinistra, che passano da 4 a 14 seggi. Entra in Parlamento, per la prima volta e proprio nel pieno della crisi con la Turchia di Erdogan, anche il partito antirazzista Denk, in olandese “Pensiero” e in turco “Uguaglianza”, fondato da due turco-olandesi, Tunahan Kuzu e Selcuk Ozturk.

Remocontro

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