venerdì 24 maggio 2019

Oerlikon vizio e vergogna: intervento al cuore, licenziato

Il bis dopo il licenziamento poi ritirato di un operaio che aveva subito un trapianto di fegato. Questa volta si tratta di un intervento al cuore. Per l’azienda, lo sfortunato operaio è ora inidoneo, e senza possibilità di ricollocazione, lo licenzia. Oerlikon senza ritegno.

Dev’essere il modello di rapporto sindacale in uso in Svizzera, dopo la Oerlikon ha la sua sede ufficiale, o la prassi del neo capitalismo russo che di fatto possiede l’azienda metalmeccanica italiana. Capitalismo senza pietà, da Padroni delle ferriere da fine ‘800. Oltre la vergogna, l’impudenze in offesa al comune sentire.
Il commento scappato prima dei fatti, per indignazione incontenibile.

Licenziato dopo un intervento al cuore. Dopo il caso di Antonio Forchione, operaio per l’Oerlikon Graziano a Torino, licenziato dopo un trapianto di fegato e successivamente reintegrato, scoppia quello di Massimo Paparella, lavoratore di Bari della stessa multinazionale, licenziato dopo un intervento cardiaco.

Rientrato al lavoro dopo l’intervento, Paparella racconta di aver ricevuto verso la metà di febbraio una lettera in cui l’azienda contestava la “sopravvenuta idoneità fisica”, nessuna attività alternativa offerta, e licenziamento. Per il lavoratore, si tratta di una “ritorsione” da parte di Oerlikon.

Sì, perché il nostro Paparella, era uno dei contestatori per ‘la pipì di gruppo’. “Dopo che avevo protestato per le pause collettive: qualcuno doveva togliersi il sassolino da dentro la scarpa”. Le pause collettive erano stato oggetto di accesa discussione, visto che con tale dicitura l’azienda indicava “le pause fisiologiche” di gruppo.

Solidarietà con Paparella, e lunedì 20 marzo sciopero proclamato dalla Fiom di Bari che ha parlato di “ennesimo atto unilaterale e di barbarie delle corrette relazioni industriali. L’epilogo di un corso di azioni e scelte brutali, improntate a ‘fare azienda’ sulla pelle dei lavoratori”. Esercizio di prepotenza, detto altrimenti.

All’ufficio del personale della multinazionale svizzera, sede a Zurigo, qualcuno vive di commi di legge del dopo articolo 18, di disumanità assoluta e di delirio di onnipotenza. Un problema da affrontare non soltanto a livello sindacale ma politico. Qualcuno alla Oerlikon sta davvero esagerando.
O improntitudine dirigenziale assoluta, o provocazione e sfida da raccogliere a tutti i costi. C’è un giudice tra Berlino e Bari?

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