mercoledì 19 giugno 2019

L’estremismo nazional populista alla prova in Olanda

Nazional populismo di non lontane memorie, e un leader, Geert Wilders, populista aggressivo, anti-Islam, che vuole l’uscita dei Paesi Bassi dall’Ue. Domani in Olanda potrebbe vincere le elezioni e sconquassare l’Europa. Può vincere davvero? Se sì, sarà al governo? E che cosa succederà all’Europa, prima ancora del difficile voto in Francia. A chi ha giovato la polemica feroce con la Turchia di Erdogan, oltre ad Erdogan stesso?

Un Paese privilegiato, all’apparenza, l’Olanda. 16 milioni di abitanti e poco meno di 700 miliardi di prodotto interno lordo. Più o meno vale quanto Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna messe assieme, ma senza il resto dell’Italia. Un Paese che anche la stampa più severa ritiene finanziariamente solido, efficiente, globalizzato. Salvo il fatto che domani, mercoledì 15 marzo 2017, l’Olanda si gioca tutto il suo patrimonio storico di democrazia in un colpo solo. Rischio riportato da una grande testata europea, il diventare una sorta di ‘Ungheria del Nord’, nei propri confini, anti Islam e anti Europa.

Se il Partito per la Libertà di Geert Wilders arrivasse al governo, sarebbe la Netherland Exit. «Nexit» la promessa. E alcuni sondaggi vedono il partito dell’ultra destra, con spinte razziste, xenofobe e antisemite, in vantaggio sugli altri partiti. Salvo essere isolato nelle alleanze. Sondaggi ma comunque preoccupazioni forti in tutta Europa. Lo xenofobo Wilders aprirà la strada alla Francia nera della Le Pen? Pensare che fino a vent’anni fa Amsterdam era la vetrina multietnica, tollerante, accogliente, dell’Europa in marcia verso la sua completa integrazione.

Il Trump olandese, tra provocazioni e scempiaggini. Per Wilders, il nuovo presidente Usa è un «dono di Dio», ma è troppo moderato. Anche nelle provocazioni. Nelle ‘post verità’ politicamente scorrette che però ottengono rimbalzi «virali» sui social network. Assaggi alla Wilders: «Non è un problema di criminalità, ma un problema di marocchini». Razzista dichiarato, si propone anche come neo crociato: «Liberare il Paese dalla feccia islamica»; «Chiudere tutte le moschee». E il Corano come Mein Kampf, con una personale contraddizione politica evidente.

Da fondatori a euroscettici. Se si arrivasse all’uscita olandese dall’Unione, non sarebbe un colpo da ko per gli altri soci, nulla a che vedere con Brexit per portata politica ed economica. Ma l’Olanda è stata tra i fondatori della Comunità Europea, alle sue prime origini col ‘Benelux’. Voto più simbolo che di sostanza, quello di domani. Dopo verranno Francia, Germania (chissà se l’Italia saprà resistere alle voglie di ritorno di un Renzi ‘stai sereno Gentiloni’). Una responsabilità grave ed eccessiva per l’Olanda, che certe sottolineature politiche alla Wilders non se le meritava.

Ora però è arrivata la vicenda Turca. Utile ad Ankara per aiutare Erdogan nella creazione del suo regime presidenziale. Ma in Olanda a favore di chi giocherà? Il Partito popolare liberal democratico del primo ministro uscente Mark Rutte, era tornato in testa. Ma Erdoğan sembra aver dato una grossa mano a Wilders. «Ecco, vedete, abbiamo ragione», ha dichiarato il 13 marzo il leader dell’estrema destra. Ma è stata la posizione del premier moderato a tener testa alle prepotenze strumentali di Erdogan.

E allora ci piace riportare una previsione di Bernard Guetta, su France Inter: «I Paesi Bassi probabilmente saranno ancora governati da una coalizione di forze moderate in cui l’uomo in ascesa è un ecologista di trent’anni, Jesse Klaver (padre marocchino e madre olandese-indonesiana) che ha portato i Verdi a sfidare i più grandi partiti attraverso una campagna elettorale basata sull’apertura e la tolleranza, le vere tradizioni dei Paesi Bassi».

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