L’Oerlikon licenzia trapiantati ci ripensa. L’ultramiliardario russo

Dietro front, come se nulla fosse. Senza pudore e senza vergogna alla Oerlikon Graziano, provano a far finta di nulla. ‘Normale’ licenziare un operaio in malattia da 6 mesi per un trapianto di fegato, ‘normale’ tornare indietro come se lo scandalo che ha attraversato l’Italia non li riguardasse.
L’altra faccia del padronato, lato B.
A provare a metterci una pezza, intervengono dal quartier generale svizzero di Pfafflikon, sul lago di Zurigo. I vertici della società, spiegano che la lettera di licenziamento non è stata scritta dal responsabile del personale locale e che dunque, ‘potrebbe essersi trattato di un errore’ (ma guarda tu in caso!). E ‘forse’ (ancora il condizionale), Antonio Forchione, 27 anni della sua vita in quella fabbrica, potrà tornare al lavoro dopo un delicato trapianto di fegato, per quegli anni che ancora lo separano dalla pensione.

L’operaio Antonio Forchione

Padronicini Cisalpini
L’azienda non è di quelle che ama rispettare le regole delle norme e quelle del buon senso. Il novembre scorso,  nella sede di Rivoli e in quella di Bari era apparsa una comunicazione: “Le pause fisiologiche individuali effettuate dai lavoratori addetti direttamente o indirettamente alla produzione diventano collettive”. Insomma, in bagno tutti insieme appassionatamente.
Il caso aveva avuto, però, una coda che in qualche maniera anticipa la vicenda di Forchione. Perché all’azienda era andato di traverso la denuncia della “pipì” collettiva e, così, aveva deciso di liberarsi del rappresentante sindacale che aveva denunciato l’offensiva disposizione.
E così, a Massimo Paparella, della Fiom barese, era arrivata una lettera simile a quella recapitata al suo collega piemontese: “Con la presente le comunichiamo che a seguito degli accertamenti sanitari cui è stata sottoposta, abbiamo preso atto della sua sopravvenuta e stabile inidoneità fisica allo svolgimento delle mansioni specifiche assegnate. Pertanto nostro malgrado siamo costretti a interrompere il rapporto di lavoro”. Medesima iniziativa era stata presa nei confronti di un altro sindacalista. Bella gente, alle ‘risorse umane’!

L’Oerlikon di Viktor Vekselberg
Il gruppo Graziano appartiene alla multinazionale svizzera Oerlikon che ha come azionista di riferimento , il 46%, la Renova del magnate russo Viktor Vekselberg. Lui, Viktor, dicono sia l’uomo più ricco di Russia, l’oligarca tra gli oligarchi, con un patrimonio di 18 miliardi di dollari. Secondo il Bloomberg Billionaires Index, Viktor Vekselberg è 40esimo al mondo quanto a patrimonio.
Ne ha fatta di strada il buon Viktor, nato il 14 aprile 1957 a Drogobych, nella regione di Lviv in Ucraina, vicino al confine polacco. La sua era una famiglia normale, che viveva in un appartamento modesto. Entrare nella nomenclatura era al di là di ogni possibile sogno.
A 22 anni però il ragazzo si laureò con lode in ingegneria informatica all’Istituto di ingegneria per i trasporti ferroviari di Mosca, ottenne un master in matematica e fu subito assunto in un laboratorio di Stato.
Ma dall’esser bravo al diventare l’uomo più ricco di Russia ce ne corre.

Viktor Vekselberg con il Presidente russo Vladimir Putin

Cronaca di una scalata
Il suo primo milione di dollari -narrano oggi i suoi cantori- Vekselberg lo guadagnò vendendo i residui di rame dai cavi usurati. Nel 1990, a 33 anni, fondò Renova, oggi uno dei principali investitori strategici di grandi imprese russe e internazionali. Nel 1996 creò la holding Sual, diventata il più grande produttore di alluminio al mondo, la United Company Rusal.
Nel 1998 acquisisce Tyumen Oil (Tnk), una delle maggiori aziende petrolifere russe. Nel 2003 è in affari con British Petroleum. Tutto ciò che tocca lo trasforma in oro, dicono. Ultimamente anche la Oerlikon-Graziano va molto bene, primario fornitore del gruppo FIAT e Volkswagen. Ma al personale di quella fabbrica la cultura è quella da gulag.
Vekselberg filantropo accanto a Putin, dà diu se una immagine esattamente opposta. Chi sa cose penserebbe, a saperlo, dell’autoritarismo impietoso sbandierato a Torino da suoi dirigenti?

Tags: Oerlikon
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