Antonio Forchione, 55 anni, da 27 dipendente della Oerlikon Graziano di Rivoli, Torino, è persona per bene, anche se sfortunata. Lo scorso 20 aprile, ad Antonio viene diagnosticato un brutto tumore al fegato. A luglio l’atteso trapianto, cui seguono sei mesi di malattia e riabilitazione. Una visita medica interna dice che ad Antonio, invalido al 100%, devono cambiare mansione, qualcosa di meno pesante. Ma, decide l’azienda, per Antonio Forchione, tra i 700 dipendenti della Oerlikon Graziano di Rivoli, non c’è neppure un buco da fattorino o cosa vuoi inventarti.
Il 6 marzo Antonio si presenta ai cancelli dello stabilimento torinese invano. «Mi sono presentato in fabbrica e non mi hanno fatto entrare», prosegue Forchione. Tornato a casa, trova la lettera di licenziamento, in cui la direzione del personale sostanzialmente gli dice che, dopo avergli cercato una nuova collocazione e non avendola trovata, non le resta altra soluzione che interrompere il rapporto di lavoro. Povera direzione del personale, tanto umana e tanto sfortunata!
Come si sarà sentito chi ha deciso? Guardarsi allo specchio a poi? Applicazione stretta di legge. Disumanità mai vista.
Ora la protesta operaia, e sciopero immediato proclamato da tutte le sigle sindacali. Ma il caso esploso, investe la credibilità stessa del gruppo dirigente cui è affidata la sorte della importante azienda metalmeccanica.
«Una cosa inconcepibile, inaccettabile», persino per il prudentissimo ministro del Lavoro, Poletti, che sulla occupazione giovanile ha già pensato le sua castronerie. «Se una persona ha una situazione come questa l’azienda deve prendersi la responsabilità di garantirgli una opportunità. Se le notizie dei giornali corrispondono alla verità, è un errore molto grave che l’azienda deve immediatamente recuperare».
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex-ministro e attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che parla di fatto «indegno». «Si tratta di un gesto riprovevole, che non ha alcuna possibile spiegazione, se non quella di un tipo di gestione aziendale irresponsabile. La Oerlikon ha dimostrato di non tener conto dei più elementari diritti dei lavoratori».
URGE TRAPIANTO DI TESTE
La Oerlikon Graziano è una multinazionale svizzero russa e si vede. Produce organi di trasmissione per diverse case produttrici e ha stabilimenti oltre che a Rivoli, anche a Luserna San Giovanni, Sommariva Perno, Cervere e Bari e occupa oggi poco meno di 2000 lavoratori in Italia. Atteggiamento arrogante storico da parte di quella dirigenza.
Due pause collettive per fare pipì
L’azienda pugliese del gruppo, a fine 2016 ha deciso che le pause fisiologiche diventano collettive. Ricordate la filastrocca scema di maschietti a scuola, “Chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia..?’. Comunicato aziendale: “Le pause fisiologiche individuali effettuate dai lavoratori addetti direttamente o indirettamente alla produzione diventano collettive. I lavoratori potranno accedere alle aree ristoro e ai punti fumo messi a disposizione dall’azienda durante le due pause, che ricordiamo essere di nove minuti cadauna. La fruizione delle due pause sarà dettagliata in una successiva comunicazione a cura della Direzione dello stabilimento”.
Tra provocazione e stupidità
A conclusione di questa storia che a noi sta facendo torcere la budella dalla rabbia, un pensiero ai signori del management dell’importante gruppo industriale che, scusate, la fanno spesso ‘fuori dal vaso’.
President & CEO Drive Systems, Roberto Gay; Head of Product Development, Roberto Maffè;
Head of Quality, Paolo Mantelli; Head of Global Sales and Business Development Automotive, Head of Automotive Business Vice President, Salvatore Puglisi; Head of Global Manufacturing, Senior Vice President, Drive Systems, Manuel Putto; Head of Human Resources (RISORSE UMANE, PERSONALE), Stella Roagna; Head of Global Marketing & Communications, Drive Systems, Beatrice Sarti; Head of Procurement EMEAR, Luciano Viaro.
Padronato svizzero russo ma molti italiani a governare nel modo descritto. Complimenti.