lunedì 18 dicembre 2017

‘El Primero Populista’ Usa, libertà di stampa e il ‘Ninin’ savonese

Per capire il titolo dovete leggere Mimmo Lombezzi che oggi scrive invece di disegnare. Trump, ‘Primero Populista” che qui c’entra poco ma sta molto sulla scatole, la libertà di stampa in Italia, e una piccola storia di battaglia civile, assieme alla spesso ripetuta contraddizione tra legge e giustizia.
La figura innovativa del «Motocronista», tra Striscia, Iene e guai; la più vecchia funivia d’Europa che dal porto di Savona trasporta il carbone oltre appennino; e l’impiccione blog ‘NININ’ (Nuova Informazione Indipendente. Noi preferiamo il ‘Ninin’ in genovese-ligure, ‘piccolino’. Piccolo ma rompe tanto.

L’ostilità di Trump per i giornalisti è uno dei aspetti autoritari che avvicinano “El Primero Populista” alle repubbliche delle banane che vorrebbe tener lontane con un Muro e questo tratto, così poco ‘americano’, ha riempito giustamente le prime pagine dei giornali, facendo dimenticare un piccolo paese del sud-Europa dove la libertà di stampa incontra difficoltà molto più concrete degli schiaffi di Trump alla Cnn o al New York Times, e cioè l’Italia.

Uno degli ultimi episodi riguarda l’ex-inviato di ‘Striscia’ e delle ‘Iene’ Mario Molinari. Tagliato fuori dagli schermi nazionali dopo un’inchiesta sul petrolio Eni in Nigeria, ha continuato a Savona, a cercare storie e fatti per un blog, “NININ”, che in Liguria è diventato un punto di riferimento anche per la stampa nazionale (Nuzzi e Fittipaldi lo citano nei loro libri sulle nequizie del Vaticano).
Bene, Molinari, che le sue inchieste se le gira con i suoi mezzi e senza la copertura anche legale di un grande editore, ora deve pagare una multa che pesa più della sua moto : 3750 euro.

Il 30 novembre del 2011 i vagonetti della funivia più vecchia d’Europa, quella che dal porto di Savona trasporta il carbone per 19 km sino a Cairo Montenotte, pendevano immobili dal pentagramma dei cavi di acciaio, come le note di una canzone bocciata a Sanremo.
«Erano fermi da mesi – racconta Molinari – e questo mi sembrò un po’ strano dopo mesi di lavori mastodontici e centinaia di milioni di euro spesi per costruire il nuovo impianto che fa passare i nastri trasportatori sotto la collina che sovrasta il porto».

Molinari inforca la moto, supera la collina all’altezza di Via Ranco, dove l’impianto riemerge alla superficie e vede che il cancello della stazione di transito è aperto, così decide di entrare con la telecamera accesa per dare un’occhiata e documentare che i vagonetti sono fermi.
«Dopo pochi secondi – racconta – mi si avvicinano due signori con la divisa delle funivie e mi chiedono i documenti e io rispondo che i documenti non glieli avrei dati. Quelli insistono:‘Ma lei perché entrato? Perché filma?’, e mi mettono addirittura un piede sotto la ruota della moto per impedirmi di fare inversione e di uscire. A quel punto gli dico: ‘Guardate che state facendo un sequestro di persona’, al che mi fanno uscire e mi prendono il numero della targa. Dalla targa risalgono al mio nome e mi accusano di aver “violato il domicilio della Funivie Spa, che è una società partecipata dal pubblico, dall’Autorità Portuale».

Non succede più nulla sino al 2016, quando Molinari riceve un decreto penale di condanna con 30 giorni di tempo per far ricorso. Molinari ricorre e dopo un anno e mezzo si vede recapitare un rinvio a giudizio per “violazione dell’articolo 614 – (VIOLAZIONE DI DOMICILIO) che prevede una pena pecuniaria di 3750 euro, equiparata a circa 40 giorni di detenzione.
«Mi chiedono soldi che non solo non ho – dice Molinari – ma che, come cronista, non ritengo neppure di dover versare perché facevo solo il mio mestiere. Io ero andato a documentare il fatto che, dopo aver ultimato lavori per un centinaio di milioni di euro – l’ultimo lotto era di 36.481.388 euro – lavori colossali perché si trattava di costruire dentro una collina tutto un sistema di montacarichi di carbone – e dopo un’inaugurazione in pompa magna con Burlando, all’epoca Presidente della Regione, Rino Canavese presidente all’epoca dell’Autorità Portuale, tagli di nastri, tg e discorsi, i vagonetti, sei mesi dopo, erano ancora fermi».

Ora la domanda che verrebbe da rivolgere al Pubblico Ministero Elisa Loris è: «Cara Dottoressa,
Le par possibile che Molinari venga punito con 3750 euro di multa per aver rubato un’immagine e nessuno, dico nessuno, né la vecchia classe dirigente pidina né quella nuova (i forzisti di Toti ) dica nulla sul fatto che nel cantiere della Piattaforma Maerks di Vado lavorino ben tre ditte senza certificazione antimafia ?
Sa chi l’aveva denunciato a Rete4 dottoressa ?
Mario Molinari (che per fortuna sua quel giorno era a piedi ..)».

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