Privacy Policy Anatra al vetriolo ricetta francese -
giovedì 12 Dicembre 2019

Anatra al vetriolo ricetta francese

Le Canard enchaîné, l’Anatra incatenata, un gioco di parole dove “canard” significa anche “notizia priva di fondamento”. Le Canard è un settimanale satirico francese, che esce ogni mercoledì. Fondato il 10 settembre 1915, è uno dei più rispettati e antichi giornali francesi nonostante il suo tono, molto spesso umoristico.
Così, ci spiega Massimo Nava da Parigi, l’anatra, invece che all’arancia, la cucinano spesso al vetriolo, senza guardare in faccia a nessuno. Un assaggio per noi..

Siamo inondati da rubriche da salotto, notizie bufala, commenti autorefenziati, twitt inutili. Ma a chi ancora crede nel ruolo della stampa libera (e di carta), nel giornalismo d’inchiesta e non salottiero, nelle analisi seguite da fatti documentati, non dovrebbe sfuggire la lezione del Canard (anatra in francese) il giornale satirico che da decenni in Francia é un riferimento del gossip politico, di retroscena giudiziari e affaristici, quasi sempre seguiti da conferme, quasi mai da querele e smentite.

Perché se é vero che le soffiate interessate sono abbastanza ovvie, é anche vero che il controllo delle fonti é molto rigoroso. Cosí il Canard cucina all’orange, o meglio al vetriolo, la destra e la sinistra, senza guardare in faccia a nessuno.
L’ultima lezione del genere la diede il Washington Post nel caso Watergate che fece cadere il presidente Nixon. Anche allora venne adombrato il complotto, essendo abbastanza ovvio che la “gola profonda” dei giornalisti fece il gioco dei repubblicani, cosí come é ovvio, oggi in Francia, che il Canard ha azzoppato il superfavorito Fillon e distrutto le ambizioni di alternanza al potere del centro destra, salvo cambi in corsa e rilancio della candidatura di Juppé, data per imminente proprio in queste ore.

Si può discutere sul ruolo della stampa, cosí come é evidente il peso di un altro contropotere, la magistratura che, sulla base delle rivelazioni, ha messo sotto inchiesta Fillon.
Ma il punto vero é che rivelazioni e accuse non avevano nemmeno bisogno di essere provate, dato che lo stesso Fillon ha ammesso gli “errori”, ovvero la leggerezza con cui ha affidato incarichi a moglie e figli, retribuiti con soldi pubblici, senza avere mai davvero lavorato. La differenza é che Fillon sostiene che questa é prassi comune (quindi errore, non reato).

Basta per gridare al complotto della stampa, della magistratura e degli avversari politici? No che non basta . Certi “errori” si pagano, eccome.
I primi a farla pagare sono gli elettori, che infatti affossano Fillon prima della magistratura.
I secondi sono amici, colleghi e membri della squadra elettorale, compreso il direttore della campagna, che abbandonano la barca. Qualcuno sará opportunista, qualcuno sente puzza di bruciato, ma molti non vogliono piú sostenere l’impresentabile.

Sembrava una bolla di sapone, ma l’anatra, si sa, va cotta a fuoco lento.

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