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mercoledì 16 Ottobre 2019

L’ombra russa sulla presidenza Trump

Un inciampo dietro l’altro, per l’amministrazione Trump. Avversari agguerriti, certamente, ma anche tanta improvvisazione sul fronte opposto. E l’ombra del Cremlino, vera o presunta, sulla crisi americana. Anche in questo caso il dubbio tra un Superman Putin od omuncoli sul fronte Usa. E Putin non è Superman. Il procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions ha mentito. Ha evitato di menzionare i suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington durante i colloqui per la conferma della sua nomina da parte del senato, e adesso non dovrà partecipare all’inchiesta sul coinvolgimento russo nelle elezioni 2016.

Altro inciampo nell’amministrazione Trump, il procuratore generale Jeff Sessions beccato a dire bugie sui suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington, e ancora una volta l’ombra russa sulla nuova presidenza Usa. L’America che Trump vuole sempre più potente, con più bombe atomiche e con l’esercito più forte al mondo, sospettata di essere stata influenzata nello scegliere la sua presidenza da rapporti non trasparenti con il Cremlino. Trama russa o superficialità e improntitudine americana? Dubbio irrisolto.

Il procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions ha evitato di menzionare i suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington durante i colloqui per la conferma della sua nomina da parte del senato, una menzogna per omissione che ha compromesso la sua posizione e che ha assestato l’ennesimo colpo al presidente Donald Trump, che è molto vicino a Sessions. Ora Sessions ha comunicato che rinuncerà al ruolo di supervisore nell’inchiesta dell’Fbi sul coinvolgimento russo nelle elezioni 2016, ma forse non basterà.

Il procuratore generale Usa Jeff Sessions

La leader dei democratici Nancy Pelosi ne ha chiesto le dimissioni. I parlamentari repubblicani sono in difficoltà, perché per la seconda volta emergono notizie dei contatti tra la Russia e un membro dell’équipe presidenziale. In precedenza era toccato al consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, che è stato costretto a dimettersi. E adesso esce fuori che anche Jared Kushner, consigliere senior e genero di Donald Trump, incontrò l’ambasciatore russo in Usa Serghiei Kisliak, ma dopo le elezioni. La Russia ovunque.

E se dici Russia, pensi Putin. Interessante a questo proposito la riflessione di Bernard Guetta su France Inter.
«La verità è che, al di là di questi episodi, la figura di Vladimir Putin seduce molte persone negli Stati Uniti e in Europa, e questo è un segno della stanchezza della democrazia occidentale. Questo malessere della democrazia, fortunatamente, non coinvolge tutti, ma resta il fatto che molti oggi pensano che un regime autoritario sarebbe meglio della democrazia, perché non si fidano dei grandi partiti di sinistra e di destra che da tempo dominano la politica: democratici e repubblicani negli Stati Uniti, e socialdemocratici e cristiani in Europa».

Putin è stato indubbiamente bravo nel coltivare l’immagine dell’uomo forte in vari modi, dalle prove di forza, dalla Crimea alla Siria, quando la decisione ha vinto, o nella semplice esibizione personale, con le foto che lo ritraggono a torso nudo impegnato a lottare contro animali selvaggi. Tutto per sostenere l’immagine dell’uomo forte, e probabilmente, tutto questo piace a Trump e all’estrema destra europea, e -sempre Guetta- «a molti elettori occidentali, che cercano soluzioni semplici a problemi complessi». Non serve andare molto lontano da casa nostra per capire di cosa parliamo.

Ma torniamo al ‘Russiagate’ americano, nuovo fronte di scontro, che questa volta tocca Trump in famiglia. Anche Jared Kushner, -accennavamo sopra- genero di Donald Trump e suo consigliere ufficiale, incontrò l’ambasciatore russo a Washington Serghiei Kisliak, anche se dopo le elezioni. Avvenne a dicembre nella Trump tower. C’era anche Michael Flynn a quell’incontro, diventato poi consigliere per la Sicurezza nazionale. E anche Flynn è stato costretto alle dimissioni per aver nascosto al vicepresidente Mike Pence di aver discusso di sanzioni con Kisliak. L’ambasciatore di ogni recente diagrazia americana, verrebbe da dire.

Da Mosca, ufficialmente non ci stanno, salvo compiacimenti molto nascosti e a noi ignoti. L’accorto ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, tra sorriso e scomunica: «Tutto questo ricorda molto una caccia alle streghe». Il riferimento è allo spazio che la stampa americana ha dedicato a Serghiei Kisliak, l’onnipresente ambasciatore russo, una sorta di jattura politica per l’amministrazione Trump. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, di fatto prende in giro. Serghiei Kisliak onnipresente? Bravo lui. «L’ambasciatore più incontri fa, più efficace è il suo lavoro».

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