Minacce e sicurezza
Sicurezza dal terrorismo, principalmente Isis, ma non soltanto. Relazione sulla politica per la sicurezza presentata a Palazzo Chigi dal premier Gentiloni e dal capo del coordinamento dell’intelligence, il Dis, Alessandro Pansa. Niente spie vere e sintesi del lavoro di Aise ed Aisi, spionaggio e controspionaggio. Tutte le possibili minacce per il Paese, dalla vulnerabilità del sistema bancario all’infiltrazione delle mafie nel sistema economico. Dalla guerra cybernetica all’eversione interna anarco-insurrezionalista. Dai rischi dal fenomeno migratorio all’utilizzo ‘ostile’ delle nuove tecnologie. Perfino i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia.
Non tutto ma di tutto
Nel 2017 qualche rischio in più sul fronte jihadismo. Le sconfitte di Isis sui campi di battaglia, le sempre maggiori difficoltà per i nuovi adepti di raggiungere i luoghi della scontro e ‘il jihad’ potrebbe compiersi direttamente in casa italiana. Finora immuni anche perché noi italiani sull’antiterrorismo siamo bravi. Purtroppo per l’esperienza acquisita nel contrastate il terrorismo di casa, e da allora collaborazione vera tra intelligence e le forze di polizia. Novità recenti: il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo, il Casa, che mette assieme ‘intelligenze’ e investigazione, e la possibilità per l’Aise di avvalersi di Forze speciali in crisi all’estero.
Il va e vieni dopo Schengen
Tra le criticità nella prevenzione antiterrorismo islamista, i servizi segnalano “le difficoltà oggettive da parte di singoli Stati a censire i loro cittadini che hanno raggiunto Siria ed Iraq, condizione indispensabile per circoscriverne collegamenti nazionali ed internazionali e per individuare i circuiti che li hanno aiutati ad andare e che potrebbero essere utilizzati per il ritorno nei Paesi di origine o di residenza”. Nel 2016, clamoroso l’esempio dell’attentatore di Berlino poi ucciso in Italia ,che ha dimostrato la capacità/possibilità, da parte di soggetti ricercati, di circolare anche per mesi nello spazio Schengen senza essere individuati.
Clima e tecnologie ostili
Nella Relazione un capitoletto è dedicato al cambiamento climatico globale che «rappresenta un pericolo per la pace e per il benessere economico e sociale del pianeta». Crisi sociali ed economiche di fronte a giganteschi cataclismi col rischio di conflitti interni e internazionali e di fallimento degli Stati. Poi, la Consapevolezza che le nuove tecnologie, utilizzate con finalità ostili, diventano minacce di estrema gravità. Tradotto, rubare dati, alterali, distruggerli o danneggiare in maniera irreparabile il sistema che li governa. Insomma, minaccia grave. Di qui, la crescente centralità della sicurezza del mondo ‘cybernetico’.
Conflitto e nemico ‘ibrido’
Cyber nemici in continuo aumento. ‘Criminalità organizzata (cybercrime), organizzazioni terroristiche (cyberterrorism), gruppi privati specializzati in attività di spionaggio, sottrazione di know-how o di blocco di sistemi di governance, e piccole pattuglie o ‘singoli individui con fini truffaldini, ideologici o mossi da fanatismi di vario tipo’. I famosi hacker. La variabile cibernetica come arma, ha inventato il cosiddetto conflitto ibrido. A favorire la confusione, l’affermazione della guerra assimetrica’, « persistente e coordinata, con attacchi seriali e tattiche operative che rendono difficile risalire agli aggressori».
Il pericolo Balcani
‘Il quadrante balcanico’, lo chiama il rapporto, continua a rappresentare una base di reclutamento di foreign fighters e rifugio per combattenti di rientro dai teatri di crisi mediorientali. Una diffusa rete di comunità musulmane radicali con forti legami con la diaspora all’estero, anche in Europa, ha agevolato l’opera di proselitismo e la partecipazione al conflitto siro-iracheno di numerosi individui di origine balcanica, e favorito lo sviluppo di supporti logistico, sfruttati da migliaia di combattenti in transito attraverso i Paesi europei, Italia inclusa, per raggiungere i gruppi jihadisti in Siria e Iraq.
Terrorismo e flussi migratori
Un tema caro alla destra xenofoba. Un po’ sì, un po’ no. «Sul rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, è significativo che due dei responsabili degli attentati di Parigi nel novembre 2015 abbiano raggiunto l’Europa sfruttando l’ondata di migranti che ha attraversato in quel periodo la dorsale balcanica». Per gli interessi italiani, la più difficile e rischiosa rotta mediterranea, tante ripetute ripetute segnalazioni di minaccia sul possibile transito di estremisti in area Ue dalla Libia, ma nessun riscontro. Troppo pericoloso l’attraversamento del Canale di Sicilia per un prezioso terrorista addestrato.