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giovedì 19 Settembre 2019

Archistar, vanità di creativi e furberie calcistiche

Gatto randagio quando vede mostri arruffa il pelo. Evidentemente certa architettura le risulta una carrezza contropelo. Gatto che poi è Francesca de Carolis che oggi graffia tre volte.
Il ‘tozzo obelisco a forma conica dall’umore del ferro, che si avvita su se stesso e che sa di chiodi, di colpi, di ferite…’, che ti presenta Roma quando arrivi dalla Cristoforo Colombo.
Poi lo scatolone di ferro e vetro del nuovo Palazzo dei Congressi e dentro la famosa ‘Nuvola’. Non doveva evocare sogni di leggerezza? Dentro lo scatolone, una contorsione di tubi che spasimano…
E a proposito di obelischi e scatole di metalli e vetri, sfogliando i disegni originari del progetto del nuovo stadio della Roma, con quei tre palazzoni che dovevano affiancare lo stadio, un po’ improbabili torri degli asinelli, un po’ obelischi, anche loro sputati contro il cielo.
Li chiamano archistar, o se volete, spreco di denaro pubblico, speculazione e gran regalo a privati… Senza toccare il tifo per la Roma calcio, per carità, che manco i graffi di Gatto randagio ci salverebbero

Tornando da una breve corsa al mare d’Ostia, in uno di questi giorni che sembrano regalare anticipi di primavera… entrando a Roma dalla Cristoforo Colombo…
Chissà perché Gatto randagio s’aspettava fosse scomparso. Puff! Sparito nel nulla, spazzato via da una folata di gelo… E invece nella sua corsa quasi andava a sbatterci contro. Schivato con un guizzo, gli è rimasta impressa nelle pupille quell’immagine, insopportabile come un cazzotto sul muso, e ancora ne è rimasto turbato…
Per chi non abita a Roma, o comunque mai è passato di lì… si tratta di un obelisco di bronzo, di notissimo scultore, che è cosa (se è permesso avere opinioni dissonanti e pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per altri versi per un maestro dell’arte contemporanea) che inquieta, inquieta molto.

Guardate anche voi, lì, su piazzale Nervi: un tozzo obelisco a forma conica dall’umore del ferro, che si avvita su se stesso e che sa di chiodi, di colpi, di ferite… Riprendo dagli appunti presi dal randagio dopo il primo incontro-scontro con quell’obelisco: più di venti metri di altezza per un diametro di circa sette, un trapano, ha suggerito qualcuno. Peggio, ha pensato il randagio, una sorta di strumento osceno, presuntuoso e di maschia violenza… per meglio provare penetrare il cielo…
Prima che vi fosse lì impiantato, Roma, per chi venisse dal mare, era annunciata dal profilo pallido e morbido del Palazzetto dello sport ( ex, ora Palottomatica), un’ampia discreta cupola che introduceva alla città come un morbido seno, pronto a offrirsi a tutti… e Roma, ha sempre pensato il randagio, sembrava così bene annunciata, un po’ puttana un po’ mamma di noi tutti qui migrati…

Ora quell’obelisco brunito, per chi viene dal mare in primo piano e giusto al centro rispetto all’orizzonte del palazzetto, rompe la linea morbida di quel seno, violandola, lacerandola…
Quando l’obelisco fu inaugurato, l’autore aveva spiegato di voler così realizzare una grande scultura che fosse monumento al Novecento. A forma di “spirale crescente e avvolgente, sempre più sottile, con un senso di progresso continuo, che è insieme di uguaglianza e di elevamento”.
Tornando allora a guardare, cercando di capire… Sì… forse a pensarci bene qualcosa ben rappresenta del Novecento: la violenza inedita che nel secolo scorso abbiamo conosciuto. Meglio chiudere gli occhi e passare oltre, e poco importa che l’opera sembra sia stata “offerta” al Comune che la volle in occasione del Giubileo.

Ma il gatto, sgattaiolato più avanti, alla ricerca di un po’ di leggerezza, si è ritrovato davanti a un nuovo grande scatolone di ferro e vetro. Il nuovo Palazzo dei Congressi. Si fa fatica a crederci… Quel manufatto tutto spigoli e rigidezza, un grosso dado gettato lì, sul limite della strada, accanto a un parallelepipedo nero che in qualche modo vi è collegato, è la famosa “Nuvola” di cui tanto si è parlato (e polemizzato pure…)? Bizzarrie delle nostre pubbliche committenze…
La prima volta che il randagio era andato a curiosare, aveva pensato di avere le traveggole. Un incubo, una svista, una dissonanza… Ma non doveva essere, il nuovo palazzo dei congressi, qualcosa che, come dal nome, evocasse sogni di leggerezza? E la nuvola, dunque?
Bèh a sforzare bene la vista, dentro lo scatolone, si intravede una struttura curva, una contorsione di tubi che spasimano…

Perdonerà chi l’ha ideata, (notissimo architetto che va per la maggiore) ma a Gatto randagio è tornata l’ansia. Per quella “nuvola” pesante di ferro e nel ferro inscatolata, che non è certo la stoffa di cui sono fatti i sogni, inchiodata in terra dal suo stesso peso. Quale astio le sarà cresciuto dentro, per quelle nuvolette bianche, nuvole vere, che si riflettono, passando leggere, sulla vetrata della sua prigione… Ed è sembrata anche questa, al gatto, violenza inaudita, violenza alle cose, alle parole e ai sogni…
Guardate anche voi: una “nuvola” dalla struttura ferrosa, in una gabbia di vetro e ferro, e chissà quale piomba diavoleria, chiusa alla città alla quale vorrebbe aprirsi, derubata della leggerezza che delle nubi è propria. Nuvola… sostantivo qui svuotato della sua significanza. Se è possibile avere opinioni dissonanti…

A proposito di obelischi e scatole di metalli e vetri… sfogliando ora i disegni originari del progetto del nuovo stadio della Roma, con quei tre palazzoni che sarebbero venuti ad affiancare lo stadio, un po’ improbabili torri degli asinelli, un po’ obelischi (anche loro), anche loro sputati contro il cielo, con arrogante indifferenza per il paesaggio intorno, e per la speculazione che ne verrebbe… Perché se qui non è committenza pubblica, sarebbe comunque un gran regalo a privati. Un gran regalo soprattutto all’architetto del progetto, scomodato di là dall’oceano.
Se è possibile avere pareri dissonanti… Li chiamano archistar… belle o meno belle, le loro opere, i gusti sono personali. Ma, ci avete mai fatto caso? Ne riconosci subito l’autore, che ha stampigliato così la sua firma, con un tratto (che potrebbe essere a Roma, Bilbao, Tel Aviv, Città del Capo, che so…) sempre fortemente uguale a se stesso, indifferente al luogo che vi è intorno.

Ricordate le polemiche a proposito del ponte dell’altro famoso architetto catalano sul Canal Grande a Venezia? Ha lo stesso tratto (futuribile e bello se guardate il disegno sulla carta) del “ponte delle corde” inaugurato un po’ di anni fa a Gerusalemme. Fra tante polemiche anche lì. Che c’entra con il tessuto urbano della nostra città?, protestarono in molti…
Potrei raccontarvi quello che mi disse un giorno persona dell’ufficio tecnico del comune di Venezia, a proposito di quel ponte sul Canal Grande, cui inutilmente qualcuno si era opposto. Ma potete immaginare… Andate a vedere voi stessi… Ora è lì, sporco, qua e là incerottato, che il materiale di cui è fatto non sembra l’ideale per tanto passaggio, e costosissimo da manutenere… un brutto sgraffio sulla (ormai ex) veduta del Canal Grande…
Tonando al nuovo stadio per la capitale, leggo dell’accordo appena raggiunto, di una modifica del progetto con dimezzamento delle cubature, ma di tante altre incognite… rimane da augurarsi che a Roma sia risparmiato un nuovo cazzotto…

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