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mercoledì 13 Novembre 2019

Sempre più Russia in Libia, petrolio e non solo

Il colosso russo del petrolio Rosneft e l’ente libico Libia National Oil Corporation (Noc) hanno raggiunto un accordo di collaborazione, «tra cui l’esplorazione e la produzione», ha spiegato l’ente libico, senza fornire dettagli sull’accordo.
Ma non solo: Russia ed Egitto prendono in mano i negoziati interni per il superamento della crisi. Altro che Onu. Intanto il premier del Governo di ‘Accordo Nazionale’ Serraj scampa a un attentato a Tripoli.

Caos e petrolio
La Libia ha più che raddoppiato la sua produzione di petrolio di 700 mila barili al giorno negli ultimi mesi, anche se rimane ben al di sotto degli 1,6 milioni di barili al giorno che stava pompando nel mercato prima della rivolta del 2011. Il Paese nordafricano è ancora diviso tra zone controllate dalle diverse fazioni libiche. Ed ecco che Mosca arriva in aiuto (un dare-avere) con il generale della Cirenaica Khalifa Haftar, anche col petrolio. Il colosso russo del petrolio Rosneft e l’ente libico Libia National Oil Corporation (Noc) hanno raggiunto un accordo di collaborazione, «tra cui l’esplorazione e la produzione», ha spiegato l’ente libico, senza fornire dettagli sull’accordo.

Ma non solo: Russia ed Egitto prendono in mano i negoziati interni per il raggiungimento di un accordo con il generale Haftar. Tutto questo mentre il premier del Governo di ‘Accordo Nazionale’ Serraj scampa a un attentato a Tripoli. Alleanze occidentali e italiane interne alle fazioni libiche, a rischio, e la Russia sempre più protagonista, dopo la Siria, anche sul fronte mediterraneo nordafricano.

Serraj-Haftar e Washington-Mosca
L’incontro fallito tra Al Serraj e Haftar. Dopo mesi di trattative, e nonostante gli sforzi dell’inviato delle Nazioni Unite Martin Kobler a fine mandato, nulla di fatto. Al Serraj non è riuscito ad avviare un dialogo né con il parlamento di Tripoli né con il gruppo di potere raccolto intorno al generale Khalifa Haftar, il capo della Libyan National Army che controlla la Cirenaica e risponde alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk.

Il 14 febbraio al Cairo l’incontro voluto e organizzato dal presidente egiziano Al Sisi, tra Serraj e Haftar. L’incontro, negato da una delle parti, in realtà c’è stato ma, nonostante l’ottimismo del comunicato ufficiale del governo egiziano, i problemi restano tutti sul tappeto. Al Serraj non è infatti riuscito a trovare un accordo con Haftar, e l’attentato di ieri dimostra che anche il dialogo con la ‘Guardia Nazionale’ di Ghwell, la componente islamista delle fazioni, a Tripoli non funziona affatto, ma anzi, si torna a sparare.

La Russia mediatrice
Poche ore prima di finire sotto il fuoco dei miliziani probabilmente fedeli a Ghwell, Al Serraj aveva preso pubblicamente atto dell’impossibilità di arrivare a un accordo con il generale Haftar in un’intervista alla Reuters, nella quale ha ammesso il sostanziale fallimento dei colloqui del Cairo. Nella capitale egiziana, ha affermato, «non si è raggiunto un accordo perché sfortunatamente l’altra parte in causa rifiuta ostinatamente il dialogo».

Per questo motivo, secondo Al Serraj sarebbe auspicabile un intervento della Russia nelle vicende libiche e, in particolare, sarebbe utile che Mosca fungesse da intermediaria tra lui e Haftar prendendo direttamente in mano le redini del processo di pace. Dette fatto, anche se l’paccoprdo sul petrolio annunciato oggi appare più come contropartita libica all’investimento russo che, con Haftar vede sostegno militare e armi, e ora propone anche tecnologia e mercato per gas e petrolio, con qualche dispiacere anche italiano.

Vicini interessati e impauriti
Se anche Al Serraj è costretto a guardare al Cremlino ammettendo di fatto la scarsa efficacia delle iniziative dei suoi sponsor internazionali, primo formalmente l’ONU, sostanzialmente Stati Uniti e Italia, i Paesi che confinano con la Libia guardano alla novità russa con preoccupazione. Il 20 febbraio, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e il suo collega algerino, Ramtane Lamamra, si sono incontrati a Tunisi con il presidente tunisino Beji Caid Essebsi per parlare di stabilità in Libia, evitando «interferenze straniere».

L’Egitto, che non ha mai nascosto il suo appoggio ad Haftar, ambisce ad assumere un ruolo guida nella soluzione dei problemi del Paese confinante nel timore di contagi in casa sua, ha ricevuto al Cairo il rappresentante Onu Kobler. Indicativo che lo stesso diplomatico abbia incontrato il capo di stato maggiore dell’esercito egiziano Mahmoud Hegazy. A sei anni dall’inizio della rivoluzione libica nonostante i tentativi delle Nazioni Unite e delle diplomazie occidentali, in Libia scendono in campo nuovi protagonisti internazionali: la Russia, l’Egitto, la Tunisia e l’Algeria.
E la Russia protagonista sul fonte mediterraneo inquieta molti.

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