• 25 Febbraio 2020

Il potere dei senza potere, segnali dalla Romania

Le notti di protesta popolare nel gelo quasi artico dell’attuale inverno rumeno raccontate da Mircea Cărtărescu, sono una occasione da non perdere. Anche perché Mircea, un sessantenne schivo, è considerato il maggiore romanziere di lingua rumena vivente, più volte candidato al Nobel per la letteratura. Mircea Cărtărescu, pensa in rumeno, pubblica su “în cotidianul german Frankfurter Allgemeine Zeitung”, quindi in tedesco, e noi lo possiamo seguire in italiano da Internazionale.

Approccio letterario ma verso la notizia. «Il paese è sotto la neve, da settimane il termometro non sale sopra lo zero, le bufere innalzano muri bianchi alti più di un uomo, la circolazione è caotica e i parcheggi per le auto sono ricoperti di neve. In questa apocalisse bianca siamo scesi in piazza a protestare, a migliaia, a centinaia di migliaia. Siamo rimasti fermi per ore battendo i piedi dal freddo, vestiti come esploratori dell’Antartico, ci siamo riscaldati con il tè dei termos, abbiamo gridato slogan, abbiamo cantato e sventolato le bandiere della Romania e dell’Unione europea».

Resistenza al gelo e soprattutto, quella morale. «Václav Havel parlava del potere dei senza potere. È di questo che si discute oggi in Romania. Ci riuniamo a centinaia di migliaia in piazza e per strada per esercitare il nostro potere contro la paura, il freddo, la miseria umana, la corruzione, il disprezzo, l’arroganza. Per mostrare che la politica dev’essere etica e al servizio delle persone».

Tempi miserabili e colpe. «È colpa nostra se oggi l’Europa è simile al Battello ebbro di Rimbaud. È colpa nostra se c’è stata la Brexit, se anche la Francia uscirà dall’Unione, se degli esseri umani che scappano dalla guerra muoiono alle nostre frontiere difese da muri. È colpa nostra, di tutti noi, che guardiamo le cose deteriorarsi giorno dopo giorno, senza fare nulla, come se l’avvicinarsi della catastrofe non ci riguardasse.
Non saranno Trump o Putin a distruggere l’Europa, ma la nostra mancanza di entusiasmo, di ideali, di valori».

Demokratura

Mircea Cărtărescu prende in prestito la parola inventata da un altro grande letterato, lo jugoslavo Predrag Matvejevic recentemente scomparso, «Demokratura», una combinazione di democrazia superficiale e dittatura profonda. E di questo egli accusa la classe politica rumena, ma non solo.
«I padroni della Romania, che fa parte dell’Unione europea e della Nato.. [.] col rischio di trascinare il paese in quella zona grigia dove si dimenano, senza un futuro, paesi come l’Ucraina, la Bielorussia e la Moldova».
‘Padroni del paese’, invece di governanti, ed è disprezzo.

«Siamo venuti a manifestare insieme ai nostri figli perché in fondo è per loro che protestiamo. Noi abbiamo vissuto sotto la dittatura e in miseria, non abbiamo avuto nessuno che ci insegnasse la resistenza e la dignità. Loro le imparano adesso, insieme a noi e accanto a noi. Un uomo che ha manifestato a piazza Victoriei per tutti i giorni della mobilitazione aveva un cartello con su scritto: “Io non ho figli. Sono qui per i vostri figli”».

«Ci riuniamo ogni sera in ogni città della Romania al buio e al gelo. Stiamo in cerchio e beviamo tè bollente. Gridiamo slogan pieni di ironia. Non ci illudiamo che saremo noi a far cadere quelli che ci opprimono e rubano. Sappiamo che ci colpiranno degli schizzi di fango. Non speriamo nell’aiuto di nessuno, interno o esterno al paese. Ci fidiamo solo di noi stessi, del nostro potere, di quelli che non hanno nessun potere. Vogliamo reinventarci come popolo e come cittadini. Vogliamo poterci guardare negli occhi, allo specchio, senza provare vergogna».
«E se noi possiamo, potete anche voi».

rem

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