Sono più di 10 anni ormai che il mondo cresce, ma cresce all’incontrario. Cresce la produzione e la diffusione delle armi che il mondo potrebbero distruggere.
Dal 2004 a oggi c’è stato un aumento costante nella circolazione internazionale delle armi. Tra il 2012 e il 2016 la crescita complessiva è stata dell’8,4 per cento. Lo rivela un rapporto della International Peace Research Institute di Stoccolma, il Sipri.
Ma l’attualità batte ogni record: i trasferimenti di armi nel quinquennio 2012-16 hanno raggiunto il più alto volume dalla fine della Guerra fredda.
Meno arsenali e più ‘pronto uso’
Armi, mercato di sempre, cambiano i ‘consumi’ e cambiano i modelli di produzione. Meno ‘magazzino’ e arsenali, e più acquisto per ‘pronto uso’. Uso immediato o quasi. I conflitti in corso consumano armi e soprattutto ordigni a ritmi vertiginosi.
Le fabbriche americane che producono bombe e missili intelligenti hanno dovuto incrementare i turni di lavoro per soddisfare la domanda. La lotta contro l’Isis si porta via una quota degli ordigni, con americani, francesi ed altri alleati occidentali che li sganciano quotidianamente dalla Siria all’Iraq. Ma l’altro grande teatro è lo Yemen, con sauditi ed Emirati che spianano le posizioni dei ribelli Houthi non badando troppo ai bersagli finali.
Chi compra, chi vende, chi usa
Le tabelle del Sipri sono chiare: le petro-monarchie sono nelle prime posizioni degli importatori, li batte solo l’India, sempre alle prese con l’infinito duello con il Pakistan. Al terzo posto, dopo gli Emirati, c’è la Cina.
I venditori sono i soliti noti. In testa gli Usa, con il 33% del mercato globale, dietro ci sono Russia, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, che ha registrato un incremento del 22%.
C’è chi esporta caccia e tank, e chi si ‘accontenta’ di fucili d’assalto, lanciagranate e munizioni. Casse su casse che vengono dirottate per sostenere fazioni o movimenti di guerriglia. Bielorussi e bulgari, denuncia Guido Olimpio sul Corriere della Sera, le hanno cedute ad alcuni governi che assistono gli insorti in Siria.
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