Privacy Policy
domenica 15 Settembre 2019

Trump gaffes a raffica: solo inciampi o anche sgambetti?

Trump ci ricasca e inventa un attacco terroristico in Svezia. L’ironia invade i social. Ma Stoccolma non ride affatto. Una gaffe dietro l’altra e un sospetto: solo improntitudine del miliardario che non ha ancora capito come fare il presidente, o c’è anche qualcuno che lo aiuta maliziosamente a sbagliare?

Figuracce da giro del mondo
Nel corso di un comizio stile campagna elettorale, il presidente-tycoon ieri ha fatto riferimento ad un presunto attacco terroristico in Svezia venerdì scorso. Confusione tra Sehwan, città del Pakistan, dove 85 persone sono morte in un attacco suicida, e il Paese scandinavo. E l’ironia ha invaso il web, con l’hashtag #LastNightInSweden e i più improbabili incidenti ipotizzati sui social.
Anche l’ex primo ministro svedese Carlo Bildt ironizza, ma non troppo via twitter: “Svezia attacco terroristico? Cosa si è fumato?”. L’ambasciata svedese a Washington scherza molto meno e ha chiesto spiegazioni al dipartimento di Stato.
Scemenza dopo scemenza, dicevamo. A Partire dal precedente ‘massacro di Bowling Green’ mai compiuto da terroristi islamici ma citato da Kellyanne Conway, che di professione fa la consigliera del presidente degli Stati Uniti, per giustificare l’ordine esecutivo anti musulmani.

Cos’ha in testa Trump e da chi è circondato?
Dato che stiamo parlando dell’uomo più potente del mondo e di chi più di tutti dovrebbe conoscere, c’è da essere veramente preoccupati. Ma lui intigna. Nel fortino di Mar-a-Lago sta lavorando al bando-bis sui musulmani e alla stretta sugli immigrati con espulsioni accelerate, per ritrovare lo slancio della campagna elettorale. Bypassando i ‘media disonesti’. Già, perché è sempre colpa nostra, di stampa e affini “nemici degli americani”.
Parole durissime, che creano spaccature anche fra i suoi uomini: il segretario alla Difesa, John Mattis, ha preso le distanze dal presidente, affermando di non considerare affatto i media dei nemici. Le critiche più feroci arrivano però da McCain, senatore repubblicano che, senza mezzi termini, affianca la figura di Trump a quella di un dittatore.

Tanta voglia d’impeachment
Qualcuno attorno alla Casa Bianca scherza col fuoco. La rozzezza di Trump è una fatto. Ma è soltanto quello? Tutto limpido dietro le dimissioni di Michael Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale? Alcune conversazioni azzardate con l’ambasciatore russo a Washington, Sergey Kislyak. Simpatizzanti trumpisti rilevano che la norma citata dal Washington Post per sollevare la questione, risale al 1799 e che nessuno, salvo ‘addettissimi’ ai lavori, conosce.
Il 26 gennaio è il ministro della Giustizia ad interim Sally Yates a informare finalmente la Casa Bianca delle intercettazioni telefoniche di «un’agenzia di intelligence» che mettono nei guai Flynn. E qui i ‘trumpisti’ hanno ragione a ricordarci che Sally Yates era già in rotta di collisione con la nuova amministrazione sull’executive order presidenziale anti musulmani. La Yates, dopo per aver rifiutato di difendere l’atto del governo in tribunale, pochi giorni dopo sarà licenziata.

Servizi segreti troppo segreti?
Trumpisti anche italiani all’attacco. Va bene, Micheal Flynn sarà stato anche un po’ sprovveduto, ma quelle intercettazioni telefoniche.. Dubbi di legittimità? Su LookOut, Alfredo Mantici parla di ‘leak’, gergo giornalistico per ‘far finta di perdere’, divulgare nascostamente  qualcosa. Il fatto che lo steso Mantici sia stato vice direttore dei servizi segreti interni di casa nostra, l’allora Sisde, richiama attenzione. L’intelligence Usa sleale nei confronti del nuovo esecutivo? Più ipotesi da tifoseria politica al momento. Ma Remocontro esercita, per suo mandato, ‘la virtù del dubbio’.
L’opposizione all’amministrazione Trump, oltre ad avere numerosi sostenitori nei media e nei circoli intellettuali, non è escluso abbia sostenitori anche nella comunità d’intelligence. Ma ipotizzare slealtà negli Usa è come dare fiato al tormentone dei ‘servizi segreti italiani deviati’. I nostri sospettosi colleghi di LookOut parlano dell’uso sempre possibile di ‘dirty tricks’, giochi sporchi. Tanto sporchi da sconfinare in attività illegali? Ipotesi valida, ma sempre a ‘dual use’, per stare nel linguaggio da spie, con più possibili killer e diversi bersagli.

Potrebbe piacerti anche