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venerdì 22 Novembre 2019

La Turchia, Erdogan, il referendum e l’ambasciatore

L’ambasciatore Carlo Marsili ha retto la rappresentanza diplomatica italiana ad Ankara più a lungo di tutti. Tra gli autori di Remocontro, Carlo Marsili ci propone una ‘scheda’ sulla riforma costituzionale in chiave presidenzialista a referendum in aprile. Un tentativo di ‘terziatà’ rispetto ad una imbarazzante presidenza Erdogan.
La vecchia Costituzione del 1982. Il partito nazionalista di Bahceli che sostiene Erdogan, elettorato prima nazionalista e poi conservatore, e quello di Erdogan, prima conservatore e poi nazionalista.
Campagna elettorale dura, prevede l’ambasciatore, con gli oppositori che dovranno fare i conti con lo stato di emergenza che attribuisce al Presidente poteri straordinari.
Quei primi 4 articoli della Costituzione immodificabili in cui, nonostante le spinte islamiste di Erdogan, si afferma che la Turchia è una democrazia secolare basata sulla laicità.
Speriamo resti vero.

Le modifiche alla Costituzione del 1982 sono state recentemente approvate dal Parlamento turco e saranno sottoposte a referendum il prossimo 16 aprile. Erdogan è quindi riuscito nel suo intento avvalendosi della collaborazione di MHP, il partito nazionalista di Bahceli finora all’opposizione ma ormai, sia pure tra molte polemiche, allineato alla maggioranza.
Un uomo, Bahceli, per tutte le stagioni, collaboratore del socialdemocratico Ecevit nell’anno della cattura di Ocalan, alleato con la sinistra CHP per fronteggiare – invano – Erdogan alle presidenziali 2015 con un candidato unico, ed ora ricollocatosi a destra.

Come è naturale, del resto, se si considera che il suo elettorato è prima nazionalista e poi conservatore mentre quello di Erdogan è prima conservatore e poi nazionalista: quindi hanno molto in comune, specie in questo periodo di massima difficoltà per il Paese.
Li ha finora divisi il tema della laicità, ma evidentemente le ragioni della collaborazione – che ancora non è dato conoscere nelle sue particolarità – superano quelle della divergenza.
La campagna elettorale sarà dura ma gli oppositori dovranno fare i conti con il permanente stato di emergenza che attribuisce al Presidente in carica poteri straordinari.
E li mette quindi in una posizione di evidente debolezza.

La Turchia è attualmente una repubblica parlamentare non molto dissimile dalla nostra, con un Presidente della Repubblica dai poteri simili al nostro, l’esecutivo guidato da un Primo Ministro con poteri più incisivi del nostro, un Parlamento che sia pure con regolamenti particolari, rispecchia il nostro. Cosa propone invece il progetto di revisione costituzionale?
Una premessa. La Costituzione turca attuale, che consta di 177 articoli molti dei quali scendono nel dettaglio ben più della nostra, è stata approvata con referendum popolare nel 1982 quando era al potere una Giunta Militare.
Essa , nei suoi primi 4 articoli, stabilisce tra l’altro – e questo è il punto cardine – che la Turchia è una democrazia secolare basata sulla laicità.
E questi primi 4 articoli sono irrevocabili.

Un po’ come l’articolo 139 della nostra Costituzione che stabilisce che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Ciò nonostante qualcuno nell’AKP avrebbe voluto modificarli ma non ha osato insistere e del resto avrebbe incontrato l’opposizione di MHP, che almeno sotto questo punto di vista è allineato agli ideali repubblicani.

Cosa cambia di importante

  • Gli articoli emendati sono 47 ma le modifiche più salienti sono :
  • Innanzi tutto il Presidente della repubblica diventa titolare del potere esecutivo (che prima ricadeva sul Governo del Primo Ministro) e, a differenza di adesso, mantiene i legami con il partito di appartenenza.
  • Viene abolita la figura del Primo Ministro.
  • Viene abolito il voto di fiducia al Governo sostituito da quello dell’elezione popolare anziché parlamentare del Presidente ( peraltro già in vigore).
  • Il numero dei parlamentari aumenta da 550 a 600.
  • Le elezioni presidenziali e parlamentari si terranno nello stesso giorno ogni cinque anni.
  • Può candidarsi alla presidenza chi sia supportato da un partito che abbia ottenuto almeno il 5% dei voti nelle ultime elezioni o raccolto almeno 100mila firme.
  • Vige il limite di due mandati presidenziali ma qualora si vada ad elezioni anticipate nel secondo mandato il Presidente può candidarsi per un terzo mandato.
  • Il Presidente nomina uno o più Vice Presidenti, i Ministri, 4 dei 13 componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, può convocare referendum ed emanare decreti a suo piacimento ad eccezione di materie inerenti libertà individuali, diritti umani e quelle coperte dalla legislazione parlamentare, decreta lo stato di emergenza per un massimo di 4 mesi rinnovabili e con successivo consenso del parlamento.
  • Può indire elezioni anticipate.
  • La Corte Costituzionale passa da 17 a 15 membri.
  • La posizione del Capo di stato Maggiore delle Forze Armate diventa completamente subordinata anche in seno al Consiglio di sicurezza nazionale.
  • La Gendarmeria cessa ( significativamente) di essere una delle forze armate sotto il controllo dello Stato Maggiore e viene sottoposta al potere civile.

Secondo la maggioranza questa riforma assicurerà una maggiore efficienza e stabilità al Paese e una maggiore legittimazione popolare. Secondo l’opposizione, siamo invece di fronte ad una deriva autoritaria che concentra in pratica tutti i poteri in mano ad una persona sola. Ai Turchi l’ardua sentenza.

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