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mercoledì 16 Ottobre 2019

Mani Pulite 25 anni dopo. Rimane Tangentopoli

Fu il 17 febbraio di 25 anni fa. L’arresto di Mario Chiesa che diede il via alla frana che travolse e seppelì la Prima Repubblica. In due anni la storia d’Italia cambiò. Scomparsi antichi partiti e leader politici. Un’intera classe dirigente finita sotto accusa. 4520 persone indagate nel solo filone milanese di Mani Pulite.

Memorie televisive e politiche assieme. Il processo a Sergio Cusani trasmesso in diretta televisiva che vedeva alternarsi sul banco degli imputati ex premier ed ex ministri. Nella stessa giornata Bettino Craxi e Arnaldo Forlani chiamati a rispondere alle domande di Antonio Di Pietro. Mani Pulite partita da Milano che via via investe a travolge l’Italia.
Ma non solo. Le inchieste milanesi si sono intrecciate con le stragi di mafia e con una crisi economica profonda, che ha provocato la scomparsa di aziende celebri e la svalutazione della lira, che ha spinto il governo Amato a prelevare il 6 per mille dai conti correnti di tutti gli italiani.

Un Paese ‘alla frutta’ ma assieme, allora, una stagione di speranza su un rinnovamento di persone e di etica nella vita pubblica. Si imposero allora nuovi movimenti, da Forza Italia alla Lega, e altri sono sorti dalle ceneri della tradizione democristiana, socialista e comunista. Ma non sono state create leggi e strutture per impedire che le tangenti tornassero a dilagare.
Anzi, denuncia qualche vecchio magistrato, sono stati introdotti provvedimenti che invece di rendere più giusti i processi hanno ingolfato la macchina della Giustizia provocando la dissoluzione di migliaia di inchieste per effetto della prescrizione.

Venticinque anni dopo, commento del giudice Davigo su Repubblica, ‘bisogna riconoscere che il Paese non ha saputo fare tesoro di quella lezione e oggi il problema della corruzione è addirittura più forte’. Problemi, gli stessi del 1992: il finanziamento della politica non trasparente, e i partiti che continuano a lottizzare società ed enti pubblici.
Nel 2017 le segreterie dei partiti non sono più il cardine della gestione dei finanziamenti illeciti, ci dicono. Il mercato della corruzione è dominato da consorterie trasversali, bande che legano gli interessi di politici e imprenditori. Ed è Mafia Capitale il modello criminale che minaccia il nostro futuro.

 

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