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martedì 15 Ottobre 2019

Missili e delitti: cosa sta accadendo nel Nord Corea?

COSA STA ACCADENDO NELLA COREA DEL NORD? MISSILI E DELITTI DI STATO. SOLO UN CASO?

Kim Jong-nam, fratello maggiore di Kim Jong-un, dittatore del Nord Corea.
Kim Jong-nam è stato trovato morto all’aeroporto di Kuala Lumpur, in Malaysia.
Stando alla polizia, sarebbe stato aggredito con uno spray chimico velenoso da due donne. Si tratterebbe di agenti segreti nord-coreani che si sono dileguate dopo l’omicidio.

La struttura fisica è quella dei Kim, resa pesante dal troppo cibo del troppo benessere per pochi, in un Paese dove la gente ancora soffre la fame, ma ha la bomba atomica. Kim Jong-nam, oggi 45 anni, somigliava molto al padre, Kim Jong-il, ed era stato considerato per molto tempo come il delfino del defunto dittatore nordcoreano, destinato a raccoglierne il testimone alla guida del regime.
Si narra che aveva perso il favore del padre quando nel 2001 era stato fermato in un aeroporto di Tokyo con un passaporto dominicano falso che voleva usare per entrare in Giappone. Per andare a visitare il parco divertimenti di Disneyland, disse come scusa. Una fuga-tradimento mai perdonata.
Frutto dell’unione tra il dittatore e la sua prima concubina, l’attrice, Song Hye-rim, era emigrato, forse meglio dire, era fuggito in Cina nel 1995, e da allora viveva tra Pechino e Macao.
È morto per avvelenamento nell’aeroporto di Kuala Lampur. In esilio da anni, già in un’altra occasione era scampato a un agguato.

I fratelli Kim Jong

Giallo alla coreana

Come nei film di spie. Due donne avrebbero spruzzato al volto del Kim-bersaglio delle sostanze tossiche utilizzando uno spray chimico o forse gli avrebbero sparato contro degli aghi avvelenati. Soccorso e trasferito in ambulanza all’Hospital Putrajaya, sarebbe morto nel tragitto prima di arrivare in ospedale.
Al momento del primo riconoscimento, addosso alla vittima sono stati trovati un biglietto per Macao e un passaporto intestato a Kim Chol. Kim Jong-nam viaggiava dunque con documenti falsi, ma questa non è una novità considerato che lo aveva già fatto diverse altre volte negli scorsi anni.
Dalla morte del padre, il ‘caro leader’ Kim Jong-Il, avvenuta nel 2011, l’uomo era riuscito a lasciare la Corea del Nord.
Ma pur trovandosi ormai stabilmente all’estero da anni, continuava a temere che il suo fratellastro, l’attuale leader Kim Jong-un, volesse sbarazzarsi di lui. Ciò che è avvenuto a Kuala Lampur lascia pensare che i suoi timori erano fondati.

Chi era Kim Jong-nam

Considerato per anni come l’erede naturale per la successione al padre alla guida del regime di Pyongyang, Kim Jong-nam era caduto in disgrazia dopo che, nel maggio del 2001, aveva tentato di imbarcarsi su un volo per Tokyo. Un tentativo di fuga dalla Corea del Nord che aveva segnato il suo destino, emarginandolo dal potere.
Poco dopo la morte del padre nel 2011, si era trasferito a Macao. Da allora aveva continuato a cambiare di continuo residenza in altre città del sud-est asiatico, alloggiando principalmente oltre che a Macao, anche a Hong Kong e Singapore.
Negli ultimi anni, in alcune interviste rilasciate a dei media giapponesi aveva espresso forti critiche nei confronti del fratello. In un libro uscito in Giappone nel 2012, ne aveva criticato i metodi brutali e la concezione dinastica del potere, auspicando il varo di una serie di riforme per salvare dal collasso l’economica e il popolo nordcoreano.

Una morte annunciata

Kim Jong-nam era già stato vittima di un agguato nel 2012. Secondo diverse fonti, Kim Jong-nam era molto vicino a suo zio Jang Song-thaek, numero due del regime nordcoreano, giustiziato su ordine di Kim Jong-un nel 2013.I precedenti tentativi di ucciderlo e i legami con lo zio Jang Song-thaek fanno sospettare che il regime di Pyongyang da tempo volesse eliminarlo.
Lo stesso luogo in cui Kim Jong-nam è morto, l’aeroporto di Kuala Lumpur, appare una scelta non casuale. La Malesia è uno dei pochi Paesi che, insieme alla Cina, continua a intrattenere relazioni diplomatiche ed economiche stabili con la Corea del Nord nonostante le sanzioni imposte al regime nordcoreano dalla comunità internazionale.
Chi ha agito per conto di Pyongyang lo ha fatto sapendo di poter sfruttare una certa libertà di movimento all’interno dello scalo di Kuala Lumpur e di potersi dileguare dopo aver colpito.

Il regime di Pyongyang

Nelle settimane scorse, segnalano corrispondenti occidentali dalla Cina, diversi segnali dalla Corea del Nord. Prima la notizia che era stato fatto fuori il potentissimo capo della sicurezza, poi la rivelazione di un diplomatico nordcoreano in fuga dall’ambasciata di Londra secondo cui, il regime, ha detto, ‘ha le ore contate’. Sarà ma intanto il fratellastro del Kim muore.
Il nuovo missile del Nord Corea non è l’arma intercontinentale che il dittatore ha minacciato di lanciare contro l’Occidente, ma è intanto uno strumento più sofisticato dei precedenti. Può, dicono gli esperti, arrivare a centrare una metropoli come Hong Kong.
Altri scenari da film, ma film dell’orrore, dove la ‘spy story’ iniziale del delitto all’aeroporto di Kuala Lampur era solo il prologo ad una possibile tragedia di massa che incombe sullo sfortunato popolo nord coreano.

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