Cybersecurity, i segreti italiani nelle mani di società straniere

Ricordate le incursioni hacker alla Farnesina?
Alla fine scopri che forse il ‘ladro’ te lo eri messo in casa, ed è davvero scandalo.
Prima i russi della Kaspersky Lab, poi gli statunitensi della FireEye si sono accaparrati negli ultimi anni gli appalti milionari per la sicurezza informatica della Farnesina.
‘Ma in quale Stato con la S maiuscola si affidano a società straniere i dati del governo, della diplomazia e del commercio estero?’, si chiede Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa.
Che aggiunge: «Persino gli sprovveduti sanno perfettamente che le società che operano nel settore cyber sono sempre legate, direttamente o meno, all’intelligence nazionale. Affidarsi a compagnie straniere per la sicurezza dei propri dati e comunicazioni significa avere la pressoché totale certezza che queste lavorino anche e soprattutto per gli interessi dei quei Paesi e che quindi dati e comunicazioni non siano al sicuro».

Datagate e Snowden
Il caso Datagate ha dimostrato che non ci sono amici e nemici, che le alleanze non escludono diffidenza e spionaggio, che tutti spiano tutti perché anche i Paesi amici sul piano politico o militare sono comunque rivali commerciali e perché in ogni caso conoscere i segreti degli altri aiuta ad anticiparne le mosse in tutti campi.
Sempre Analisi Difesa ci ricorda che Edward Snowden era un contractor, un civile che lavorava per una società al servizio della NSA, l’agenzia Usa che spia tutto il mondo e che subisce 300 mila tentativi d’intrusione informatica al giorno.
Di società del genere ce ne sono molte in Usa ma anche in Gran Bretagna e Russia, sono composte per lo più da personale che in precedenza lavorava per l’intelligence e sono tutte strettamente collegate ai servizi segreti dei loro paesi che restano i loro più importanti clienti.

Diabolik a Fort Knox
Chi è lo sprovveduto che affiderebbe a russi e americani i segreti nazionali? si chiede ancora Gaiani. Chi affida a un gara d’appalto aperta a società straniere la sicurezza dei dati del Ministero degli Esteri di una delle prime 10 potenze economiche e delle prime 15 potenze militari mondiali qual è l’Italia?
«I computer della Farnesina sono stati sotto attacco da parte degli hacker dal gennaio del 2013 fino all’agosto dello stesso anno», scrivono i tecnici di Kaspersky alla Farnesina nel rapporto di 35 pagine inviato al proprio committente il 2 settembre 2013.
Capuccetto Rosso affidato al lupo. Di chi è stata la splendida pensata? In attesa dei una risposta che non verrà, una battuta efficace che riprendiamo pari pari: «E’ chiaro che affidare a russi e americani la sicurezza della banca dati e delle comunicazioni della Farnesina equivale ad affidare a Diabolik la protezione degli accessi al caveau di Fort Knox».

Considerazioni strategiche
Dopo il Dategate, sappiamo che gli Usa ci spiano come se fossimo nemici, ma anche con la Russia, nonostante i nostri ammiccamenti politici del ‘vorrei ma non posso’, bene o male l’Italia le ha “dichiarato guerra” aderendo, pur controvoglia, alle sanzioni volute dagli Stati Uniti e avallate dall’ Ue in seguito all’annessione della Crimea alla Russia.
Normale quindi che a Mosca cerchino di spiare la nostra pur marginale politica estera, soprattutto sugli scenari libici, ad esempio, dove forse i nostri servizi segreti qualcosa di più e meglio di altri stanno facendo. E non possiamo fidarci di alleati ‘invadenti’ come gli statunitensi, nostri rivali in molti campi commerciali.
Quindi? Qualcuno prova a spiegare che in Italia non esistono aziende in grado di operare in questo settore. Secondo Analisi Difesa, ciò non sarebbe vero, e vengono fatti nomi di aziende nazionali del mondo nella guerra elettronica, ma qui invadiamo un campo minato, con spazio ad infiniti sospetti contrapposti.

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