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sabato 18 Gennaio 2020

Trump già perde pezzi. Via il National Security Adviser

Usa, Michael Flynn, National Security Adviser della Casa Bianca, si dimette. “Ricattabile dalla Russia” è l’accusa. Interim a Kellogg Jr., tra i possibili sostituti l’ex capo della Cia David Petraeus

3 settimana e già l’amministrazione Trump perde pezzi. Modello ‘Raggi’, diremmo in Italia. A poco più di tre settimane dall’inaugurazione, uno scandalo decapita il National Security Council, l’organo che elabora per il presidente le strategie militari e di politica estera.
«Ricattabile dalla Russia», è l’infamante accusa che ha costretto alle dimissioni il generale Michael Flynn. Lo stesso Dipartimento di Giustizia aveva dato poche ore fa l’ultimatum a Donald Trump, avvisandolo che la posizione di Flynn era ormai insostenibile. Trump, in seguito alle dimissioni di Flynn, ha nominato Joseph Keith Kellogg Jr. suo consigliere della sicurezza nazionale ad interim,

Ad far cadere il generale, fresco di nomina come National Security Adviser della Casa Bianca, due elementi resi noti. Più telefonate e contatti compromettenti in cui aveva discusso con l’ambasciatore russo a Washington, Sergey Kislyak, sul togliere le sanzioni su Mosca.
La telefonata era avvenuta quando ancora Flynn non si era insediato nel suo nuovo incarico ma vi era stato già designato e, in tale veste, le sue conversazioni erano obbligatoriamente intercettate dalle agenzie di intelligence.
Secondo passo falso, per certi versi peggiore: messo alle strette dal vicepresidente Mike Pence che voleva chiarimenti su quei negoziati segreti tra Flynn e l’alto rappresentante di Vladimir Putin, il generale mentì.

Tutto sembra sia cominciato con una serie di telefonate tra Flynn e l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Sergey Kislyak. Il 29 dicembre 2016, il giorno in cui l’amministrazione di Barack Obama annunciò di avere imposto sanzioni contro la Russia e ordinato l’espulsione di 35 persone sospettate di essere agenti dell’intelligence russa in risposta agli attacchi informatici contro partiti statunitensi, Flynn parlò al telefono con Kislyak e discusse con lui delle sanzioni in modo esplicito.
Secondo due delle fonti del Washington Post, Flynn chiese a Kislyak che la Russia non reagisse alle sanzioni – la Russia effettivamente non reagì – perché la questione sarebbe stata risolta una volta che Trump avesse preso il posto di Obama.

Flynn potrebbe aver violato la legge due volte. La prima interferendo con la politica estera del governo americano quando ancora non ne faceva parte, dato che una legge del 1799 che si chiama Logan Act vieta alle persone che non fanno parte del governo – il 29 dicembre Flynn era ancora un privato cittadino – di fare accordi o discutere questioni diplomatiche con altri paesi al posto del governo americano. La seconda mentendo all’FBI sul contenuto delle telefonate con Kislyak: c’è infatti un’indagine della polizia federale in corso sulla questione delle telefonate e se Flynn ha detto all’FBI le stesse cose che ha detto nelle interviste – cioè che non discusse delle sanzioni con l’ambasciatore russo – allora avrebbe detto il falso agli investigatori, e questo è un reato.

Alla fine, il Dipartimento di Giustizia diretto da Jeff Sessions ha convinto Trump che la posizione del suo consigliere strategico non era sostenibile: oltretutto, lo rendeva ricattabile da parte dei russi che ovviamente sanno tutto sui contenuti delle conversazioni private e possono rivelarli a piacimento.
Di qui la decisione e l’annuncio maturato stasera: un colpo duro per Trump, costretto a liberarsi di un fidato collaboratore a così poca distanza dall’insediamento dell’esecutivo. Tra i candidati a sostituire Flynn, il presidente ha in mente l’ex capo della Cia generale David Petraeus.

Le rivelazioni del Washington Post

L’articolo del Washington Post secondo cui Flynn ha discusso delle sanzioni con Kislyak è del 9 febbraio. Il primo a scriverne fu l’editorialista del Washington Post David Ignatius, che riportò che, secondo un funzionario dell’amministrazione Obama, Flynn aveva telefonato più volte all’ambasciatore russo il 29 dicembre. La squadra di transizione di Trump – che corrisponde più o meno all’attuale amministrazione – rispose all’articolo di Ignatius dicendo che Flynn e Kislyak si erano parlati al telefono ma non avevano parlato delle sanzioni imposte da Obama alla Russia, anche perché le chiamate erano avvenute prima che le sanzioni fossero annunciate.
Molti esperti di politica russa però notarono che, diversamente dal solito, Putin non aveva annunciato nessuna risposta alle nuove sanzioni decise da Obama: un atteggiamento comprensibile se effettivamente Flynn promise a Kislyak che l’amministrazione Trump avrebbe velocemente cancellato le sanzioni.

Dopo le prime smentite al Washington Post, il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer disse in una conferenza stampa che Flynn e Kislyak si erano sentiti in seguito a una precedente telefonata di auguri per Natale, anche se il Natale ortodosso si celebra il 9 gennaio. Poi, il 15 gennaio, il vicepresidente Mike Pence difese Flynn pubblicamente sia in un programma di Fox che in uno di CBS. Pence ripeté quanto detto da Spicer, e aggiunse che Flynn aveva voluto esprimere la sua solidarietà a Kislyak per l’incidente dell’aereo russo su cui si trovava il Coro dell’Armata Rossa. Pence ha anche detto che non ci furono contatti tra la futura amministrazione Trump e rappresentanti della Russia prima delle elezioni dell’8 novembre: pare che questo non sia vero. Secondo le fonti del Washington Post e stando a quanto affermato dallo stesso Kislyak, i contatti tra Flynn e l’ambasciatore russo, che si conoscono dal 2013, erano iniziati prima che Trump fosse eletto presidente.

Il 23 gennaio uscì un altro articolo del Washington Post sulla vicenda, da cui emerse che l’FBI stava investigando sulle telefonate – che erano state registrate dai servizi di intelligence, come ogni comunicazione tra l’ambasciatore russo e membri importanti della politica americana – ma che per il momento non aveva scoperto nulla di illecito. A quel punto sembrava che ci fosse stato molto rumore per nulla. Con l’articolo del 9 febbraio, quello delle nove fonti anonime secondo cui Flynn e Kislyak parlarono delle sanzioni in modo esplicito, la questione è tornata a essere discussa e ora sembra più grave. L’indagine dell’FBI è tuttora in corso. In tutto ciò, le sanzioni imposte alla Russia dall’amministrazione Obama per gli attacchi informatici non sono ancora state eliminate dall’amministrazione Trump.

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