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mercoledì 23 Ottobre 2019

Libia, il colpo di Stato permanente se esistesse lo Stato

Una nuova Guardia Nazionale creata al momento sfida Tripoli, mentre il premier Serraj è al Cairo. Dietro questa nuova forza militare l’ex premier Khalifa Ghwell. Gruppi di jihadisti tentano di riconquistare Sirte ma vengono respinti dal generale Haftar. Paese senza controllo e le formazioni jihadiste ancora operative.
‘Times’ di questa mattina: ‘Il governo di unità nazionale della Libia è vicino al collasso’.

Colpo di Stato se non c’è lo Stato?
È possibile compiere un ‘colpo di Stato’ dove non esiste lo Stato? Sta accadendo in Libia. Con la fantasia al potere. ‘Colpo di Stato’ della milizia che afferma di voler combattere i colpi di Stato.
Accade mentre il premier di Tripoli Fayez Al Serraj è al Cairo per incontrare l’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar. Partita decisiva tra i due per il potere, con un terso incomodo che cerca da tempo di mettersi nel mezzo, ad incassare almeno qualche resto.

L’ex premier Khalifa Ghwell si inventa una nuova forza militare, la Libyan National Guard. Uno schiaffo in faccia -lo definisce LookOut- a Fayez Al Serraj, il premier ‘senza terra’ sponsorizzato dalle Nazioni Unite e dall’Italia, totalmente incapace di mantenere l’ordine (è l’accusa).
Ed ecco pronta la Libyan National Guard a garantire sicurezza a prescindere dai partiti politici, dalle tribù, dai clan e dai territori. E da eventuali patti siglati in Egitto. Per chi ci crede.

Ghwell ha già tentato più volte di rovesciare il governo di Tripoli con le armi, quasi sempre in concomitanza con un viaggio all’estero del premier in carica.
La costituzione della Libyan National Guard è solo l’ultimo capitolo di un processo che va avanti da tempo e che non ha ancora trovato la necessaria copertura politica, visto che Stati Uniti, ONU e l’Unione Europea ancora parteggiano per Serraj, ed Egitto e Russia per Haftar.

Gli islamici di Ghwell
La Guardia Nazionale vorrebbe quindi imporre la propria presenza al governo di Tripoli lanciando l’ennesima sfida al premier Serraj ma anche alla comunità internazionale, che, nella incertezza assoluta, ha appena cambiato l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia.
Lascia il diplomatico tedesco Martin Kobler, e arriva l’ex premier palestinese Salam Fayyad che, rispetto ai precedenti inviati, può almeno vantare la conoscenza dell’arabo.

Il comandante della nuova forza militare è Mahmoud Al-Zagat e i suoi propositi sono encomiabili. «Combattere i gruppi terroristici come ISIS, proteggere le istituzioni da tentativi di colpi di stato (sempre quelli degli altri), e dalle estorsioni delle milizie (sempre le altre)».
Bersaglio teorico, le potenti milizie di Misurata, le quali sinora hanno garantito la sopravvivenza al governo di Tripoli e allo stesso Serraj.

La Libyan National Guard afferma di poter garantire la sicurezza dei porti e degli aeroporti e delle altre infrastrutture vitali del Paese. Inoltre, promette di combattere l’immigrazione clandestina e la diffusione di armi. Il miracolo invocato inutilmente sino ad oggi dal mondo.
Ambizioni poco credibili da parte di una forza che non solo non intende riconoscere il Governo di Unità Nazionale di Fayez Al Serraj, ma neanche le Forze Armate del generale Khalifa Haftar.

Terzo e quarto incomodo
Al Serraj col generale Haftar al Cairo, e adesso questo terzo incomodo. Credibile?
Pretese di legalità da una dichiarazione del Congresso Generale Nazionale del 2015, quando si parlò di una Guardia Nazionale. Una forza di difesa rimasta sulla carta fino a pochi giorni fa quando, con il benestare di Onu e Ue è stata inventata ‘Guardia Presidenziale’, per difendere il Governo Serraj.

Contro la ‘Guardia Presidenziale’ da inventare, una Guardia Nazionale a sua volta abbastanza astratta. Anche se la sfida ha già prodotto i primi scontri a Tripoli nel fine settimana, anche se non è chiaro quali milizie sono coinvolte, lo loro consistenza e a chi rispondano. L’unica certezza è che nell’ex capitale regna il caos, narrano dalla Libia.

Caos nel caos, la notizia dalla Cirenaica, dove le armate di Haftar sostengono di aver sventato un attacco delle milizie jihadiste delle Brigate di Difesa di Bengasi, che si sono lanciate alla conquista del prezioso giacimento petrolifero di Mabruk, nel bacino della Sirte. L’episodio documenta una ancora forte presenza di jihadisti in Libia e Isis ancora una minaccia reale in Libia, dopo la troppo esaltata vittoria nella battaglia di Sirte

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