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lunedì 20 Gennaio 2020

Perché in politica crescono le posizioni estreme

Massimo Nava parte nelle sue considerazioni dalla Francia dove vive, ma l’analisi non si ferma sotto la Tour Eiffel. In Francia e in Europa «crescono l’estrema destra, populista, “trumpista”, un po’ xenofoba e antieuropea, e l’estrema sinistra, altrettanto populista, un po’ massimalista e utopista».
É un fatto -ci dice Nava- che milioni di cittadini, soprattutto giovani, guardano a questa offerta politica e voltano le spalle alle altre.

Molti commentatori, francesi e internazionali, continuano a interrogarsi sulla crescita di Marine Le Pen, la leader del Front National, oggi primo partito di Francia, e sul successo inaspettato di Benôit Hamon, il trionfatore delle primarie del Partito socialista ed esponente dell’area radicale, in opposizione al presidente Hollande. In buona sostanza, crescono l’estrema destra, populista, “trumpista”, un po’ xenofoba e antieuropea, e l’estrema sinistra, altrettanto populista, un po’ massimalista e utopista.
Marine Le Pen, nella corsa all’Eliseo di primavera, é accreditata al 25 per cento. Hamon sta un po’ sotto, ma se la sinistra socialista formasse un cartello con le truppe radicali, ex comuniste, ecologiste che fanno riferimento a Jean Luc Melanchon, potrebbe raggiungere la stessa quota e sperare in un oggi improbabile passaggio al secondo turno.

In mezzo, il grande centro lib lab, che guarda a Emmanuel Macron, in grande ascesa, complice la caduta nei sondaggi di François Fillon, il leader dei Republicains travolto dalla vicenda del lavoro fasullo della moglie come assistente parlamentare e come impiegata della ‘revue des deux mondes’, un milione di euro a “sua insaputa”.
Ma, al di lá del successo (o bolla mediatica) di Macron, é un fatto che la metá dei francesi guarda alle estreme, una metà cui si dovrebbe sommare il popolo che si astiene, che non crede piú a nulla.

Lezione terribile per la politica e inquietante se si considera che le elezioni francesi saranno il piú importante test europeo dell’anno, prima delle elezioni olandesi e tedesche. Dopo Brexit e dopo Trump non é una bella prospettiva. Ma la spiegazione é abbastanza logica.
Si calcola che 17 milioni di francesi siano in situazione difficile, sotto o poco lontano dalla soglia di povertá, che si traduce in disoccupazione, alloggi precari, paghe da fame, lavori saltuari, espulsione dal mondo produttivo, pensioni miserabili. Molti di essi sono anziani, giovani, immigrati di seconda o terza generazione.

L’estrema destra lepenista trumpista promette loro preferenza nazionale, investimenti pubblici, protezionismo, uscita dall’euro e dall’Europa.
La sinistra radicale di Hamon promette salario d’inserimento e salario sociale, riduzione dell’orario di lavoro, tasse sulla ricchezza e sulla finanza, nuova politica europea contro l’Europa tecnocratica e finanziaria. Cose giá sentite ad Atene, nella Londra di Corbyn, nell’Italia di Vendola e Fassina, ma anche di Grillo e Salvini.

Le vicende non sono tutte paragonabili, i cittadini colgono l’offerta politica che viene presentata, in Francia contano la tradizione culturale nazionalista, coloniale, un po’ sciovinista che premia il Front e la tradizione massimalista della sinistra, sempre sedotta dal mito della rivoluzione piú che dalle lezioni di riformismo.
Ma é un fatto che milioni di cittadini, soprattutto giovani, guardano a questa offerta politica e voltano le spalle alle altre.

Spesso si spiega questo percorso con l’antipolitica e il bisogno di novitá, ma forse sarebbe ora di spiegarlo anche con gli errori, le ricette sbagliate. Il riformismo, rappresentato da centro destra e centro sinistra, oggi rilanciato da Macron, continua ad essere un tentativo di trovare correttivi per le cose che non funzionano.
La nuova offerta sostiene in sostanza che continuare a fare le stesse politiche sperando di ottenere risultati diversi non porterá da nessuna parte. La tentazione di provare un’altra strada é sempre piú forte, soprattutto per i milioni di cittadini che non hanno nulla da perdere.

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