sabato 17 Agosto 2019

Mosca: cyberspionaggio Cia in casa degli hacker russi?

Russia: 007 in manette, è giallo cyberspionaggio. Sui media si moltiplicano ipotesi. ‘Collaboravano con la Cia’. Il misterioso arresto di due ufficiali dei servizi segreti, l’Fsb, in una storia di cyberspionaggio. Quattro le persone adesso rinchiuse nel famigerato carcere Lefortovo di Mosca perché accusate di “alto tradimento a favore degli Stati Uniti”. Non tutto ma di tutto dietro una storia ancora troppo romanzesca.

Alcune storia di spie vere, va detto, possono apparire molto più incredibili di quelle da romanzo e da cinema, ma in questa recentissima ‘Spy story’ moscovita, più del torbido emerge un gran pasticcio.
‘Ipotesi degne dei migliori romanzi di John Le Carré che proliferano sui media russi’, deve ammettere Giuseppe Agliastro, severo corrispondente Ansa, nel riferire cose per loro natura incerte.
Il misterioso arresto di due ufficiali dei servizi segreti, l’Fsb subentrato al più universalmente noto Kgb, in una storia di cyberspionaggio dai contorni tutt’altro che chiari.
Una vicenda che potrebbe coinvolgere Russia e Usa e che salta fuori -guarda caso- alcuni mesi dopo le accuse rivolte da Washington al Cremlino di aver condotto degli attacchi hacker contro i democratici per favorire l’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca. Vi ricordate le promesse di vendetta da parte di Obama nei confronti del cyberspionaggio russo?

Ovviamente il Cremlino smentisce categoricamente ogni legame con le presidenziali americane. Ma le solita “fonti ben informate”, sentite dall’agenzia Interfax, sostengono che gli 007 finiti in manette facessero il doppio gioco, passando alla Cia dei dati riservati. Di che tipo di dati segreti siano stati svelati, è ovviamente un segreto.
L’unica cosa che appare sicura, al momento, è che almeno quattro persone sono adesso rinchiuse nel famigerato carcere Lefortovo di Mosca perché accusate di alto tradimento. «Alto tradimento a favore degli Stati Uniti», secondo l’avvocato Ivan Pavlov, che rappresenta uno degli indagati.

Stando al legale, dietro le sbarre ci sono il colonnello dell’Fsb Serghiei Mikhailov e un suo subordinato, il maggiore Dmitry Dokuchayev, e Ruslan Stoyanov, un top manager della ‘Kaspersky Lab’, la più grande azienda russa nel settore della cybersicurezza e degli antivirus e un suio collaboratore.
È stato proprio l’arresto di Stoyanov, il primo fatto divenuto noto, a dare il via alla rivelazioni. In realtà l’esperto informatico sarebbe stato fermato già a dicembre. La ‘Kaspersky Lab’, si è subito affrettata a precisare che il non meglio specificato reato risalirebbe e a prima che Stoyanov -che in passato ha collaborato con il dipartimento del ministero dell’Interno per la lotta ai crimini informatici- iniziasse a lavorare nella società che produce antivirus nel 2012. E si ritorna tra le spie.

L’arresto più eclatante è però certamente quello del colonnello Mikhailov. Secondo Novaia Gazeta, era il numero uno del centro di sicurezza informatica dell’Fsb e, narrano, sarebbe stato fermato nel bel mezzo di una riunione dei servizi segreti e portato via con un sacco scuro sulla testa. Un po’ troppo film da vecchio Kgb. Un’espulsione plateale, che viene raccontata come un monito ad altri tentati traditori.
Secondo una fonte sentita dal Moscow Times, ad arrestare Mikhailov non sarebbe stata in realtà l’Fso, cioè i servizi russi per la protezione delle alte cariche dello Stato. Episodio di una lunga e aspra lotta tra i ‘silovikì’, gli esponenti della sicurezza dei vari bracci armati dello Stato e dei servizi segreti. Una partita tra ‘gentiluomini’ senza regole di far play.

Altra tesi, nella Mosca della ubriacatura di libertà di stampa e di scemenza, i due agenti sarebbero finiti in galera per aver fornito dati riservati a ‘Shaltai Boltai’, un gruppo di pirati informatici accusato di sottrarre documenti sensibili e a volte compromettenti a funzionari e manager russi di altissimo livello per poi pubblicarli o venderli online al miglior offerente per decine di migliaia di dollari.
A capo di questo commando di ricattatori web, ci ci sarebbe Vladimir Anikeyev, detto ‘Lewis’, in onore dell’autore di Alice nel paese delle meraviglie Lewis Carroll, alla cui opera l’hacker si ispirerebbe nella sua attività illegale. ‘Lewis’ sarebbe stato arrestato a ottobre dopo aver girato agli ucraini la corrispondenza di una delle eminenze grigie del Cremlino, Vladislav Surkov, responsabile delle relazioni di Mosca con Kiev. Da allora il presunto hacker -molto molto ‘pentito’- collaborerebbe con la giustizia e le sue dichiarazioni avrebbero portato all’arresto dei due ufficiali dell’Fsb.

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