venerdì 19 luglio 2019

Iran di nuovo cattivo per gli Usa: Israele e sauditi rigraziano

L’amministrazione Trump ha imposto nuove sanzioni contro l’Iran. Il dipartimento del tesoro statunitense ha deciso misure repressive contro persone e dodici gruppi e società iraniane, in risposta al recente test missilistico di Teheran. La Russia in imbarazzo, difende anche all’Onu il diritto di Teheran di condurre testa dei propri sistemi missilistici e radar.
Ma dove vuole arrivare la scoppiettante ma confusa politica estera di Trump?
Il ruolo dell’asse Russia Iran nella soluzione della crisi siriana e nella guerra all’Isis.

Autentico bullismo diplomatico a cui il mondo non era abituato. «L’Iran, il numero uno degli stati terroristi», straparla con Fox News, l’incontenibile presidente americano Donald Trump, che ha una visione delle relazioni internazionali tutta sua e decisamente innovativa. Il wahabismo saudita che è dietro l’integralismo sunnita Isis? Ma quelli sono amici, soci d’affari nel petrolio e ottimi clienti della nostra industria degli armamenti.
La battuta di Trump ha seguito le sanzioni imposte dal ministero del Tesoro contro società iraniane accusate di rappresentare una minaccia diretta agli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati, primi tra tutti Israele e Arabia Saudita.
Ma non basta. Il presidente ha disposto l’invio del cacciatorpediniere USS Cole sulle coste dello Yemen, paese nel quale è in corso un conflitto tra i ribelli sciiti Houti, appoggiati dagli iraniani, e le truppe del governo sunnita, sostenute invece dai sauditi.

Contro l’accordo sul nucleare
Tutto come preludio alla denuncia da parte di Washington degli accordi del 2015 sulla limitazione delle ricerche iraniane in campo nucleare, il successo diplomatico di Obama nonostante la strenua opposizione di Israele. Ora verso la resa dei conti, per il momento senza dirlo apertamente. «I test missilistici non rappresentano una diretta violazione del patto del 2015», deve riconoscere il portavoce della Casa Bianca, «Però ne violano lo spirito».
E lo spirito della ‘guerra totale’ promessa da Trump contro Isis promessa da Trump? Le nuove relazioni con il Cremlino, che da due anni combatte il Califfato in Siria col supporto del governo di Teheran? Qualcuno a Washington dà l’impressione di avere le idee confuse.

L’Iran che affianca con proprie truppe i russi sullo scacchiere siriano ed è il principale alleato regionale di quel governo iracheno a maggioranza sciita impegnato in una lotta senza quartiere con le milizie del Califfato, e sostenuto militarmente dagli iraniani ma anche dalle Forze Speciali americane, che supportano sul terreno (ad esempio, a Mosul) le forze governative irachene e le milizie filo-governative sciite schierate contro i jihadisti.
Fa sorridere a posteriori la perorazione di un deputato del Parlamento di Baghdad citato da LookOut, «Iraq, Iran e Stati Uniti rappresentano un’equazione molto bilanciata – ha dichiarato al Washington Post un deputato del parlamento di Baghdad – e Trump non dovrebbe sfasciare tutto. Dovrebbe giocare la partita con estrema delicatezza». Non pare proprio.

L’imbarazzo della Russia
Cremlino in imbarazzo alle dichiarazioni e alle minacce di Donald Trump e dei suoi collaboratori, nonostante otto strati di morbidezza. Il viceministro degli Esteri, Sergei Rybakov, «dispiaciuto per la piega che stanno assumendo gli avvenimenti». Il portavoce del presidente Putin, «Sull’Iran Mosca vede le cose in modo differente dagli Stati Uniti. La Russia ha rapporti di amicizia e di collaborazione con Teheran e spera di svilupparli ulteriormente. Non è un segreto che Washington e Mosca abbiano visioni opposte su molti problemi internazionali. Quanto è successo –le nuove sanzioni e le minacce contro Teheran, ndr – non dovrebbe ostacolare la costruzione di nuove pragmatiche relazioni tra Russia e Stati Uniti».
Pragmatismo quanto vuoi, ma la politica degli stattoni e degli insulti a largo raggio inaugurata da Trump può diventare molto pericolosa.

Reazioni imbarazzate quelle del Cremlino, quasi a vergognarsi di non poter dare la risposta meritata al neo bullismo Usa, ma preoccupazione generale sulle conseguenze possibili per certe grossolanità che si colgono nell’innalzamento improvviso della tensione tra Iran e Washington. La ricerca di una soluzione politico militare alla crisi siriana e alla presenza dell’ISIS nella regione, non può prescindere dalla posizione centrale che l’Iran ha ormai assunto nello scacchiere, e questo forse qualcuno dovrebbe spiegarlo ai nuovi di Washington.
Com segnali di preoccupazione dal mondo. Il quotidiano arabo Asharq Al Awsat con sede a Londra. «Teheran oggi è sfidata in modo diretto e forte dal governo americano, in un modo diverso da quello della mite ed esitante amministrazione Obama. La regione adesso deve affrontare venti di cambiamento molto turbolenti. La situazione è tutt’altro che semplice».

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