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giovedì 5 Dicembre 2019

Europa a più velocità e voglie di retromarcia

L’Europa a più velocità diventa un destino possibile. Merkel a Malta: «Non tutti devono partecipare a tutte le tappe dell’integrazione». Accelerazione nel cambiamento delle regole dell’Unione che diventa necessaria dopo Trump.
Un’Europa che deve affrontare la minaccia terroristica dal sud, la pressione russa da est, e Trump, l’alleato che diventa nemico, a ovest.
Europa circondata, salvo la fuga al Polo Nord.
Poi, oltre alla Brexit, c ‘è chi vuol scappare alla francese, modello Marine Le Pen, sperando di non pagare il conto.

«Europa a più velocità». Sino a ieri quasi una parolaccia e vietato parlarne almeno in pubblico. Se non vietato, ‘politically incorrect’. Riconoscere che non tutti gli Stati volevano tanta Europa uguale e condividevano le stesse aspettative, anche se da subito i trattati permettevano diversi ritmi di integrazione. Poi qualcuno ha scoperto che ‘il Re è nudo’, e lo ha gridato.
Il Re Europa, così com’è, è nudo, proclamano Angela Merkel assieme a François Hollane il 3 febbraio, durante il vertice dell’Unione a Malta.
E una «Europa a più velocità» diventa non solo destino possibile per l’Unione, ma avrà la sua consacrazione ufficiale il prossimo 25 marzo, quando, facendo finta che tutto vada bene, si celebrerà il sessantesimo anniversario del trattato di Roma che forse andava rivisitato prima che invecchiasse tanto.

Trattato di Roma, 60 anni e li dimostra tutti
Ed Angela Merkel vorrebbe che l’Europa a due velocità fosse messa nella «dichiarazione di Roma», a tracciare le linee sulle quali muoversi per rispondere alle crisi dei debiti pubblici, della Brexit, delle migrazioni, della crisi con la Russia sull’Ucraina, delle sfide alzate dalla nuova Amministrazione Trump in America. Non c’è più tempo per traccheggiare.
Quanto Unione vera rimane, e tra chi e chi, e chi non vuole?
Ufficializzate una possibile Europa a più velocità, in parte semplice presa d’atto di differenze evidenti, non è comunque salto da poco.
Ma è un realismo necessario -valutazione dei favorevoli- per cercare di controllare le forze centrifughe oggi in atto, per dare a ogni singolo Paese la possibilità di essere nella Ue ma nello stesso tempo dare risposte nazionali ai propri cittadini.

Lo zoccolo duro dell’economia europea
Accelerazione nel cambiamento delle regole dell’Unione che diventa necessaria dopo Trump, afferma Bernard Guetta. The Donald che si complimenta per la “bellissima Brexit”, mette in dubbio la sopravvivenza dell’Alleanza atlantica, chiude la porta agli accordi di libero scambio e manifesta la sua ostilità nei confronti dell’Unione, che considera come un avversario economico degli Stati Uniti. Altro che ‘Executive order’ sui migranti musulmani. L’Europa scotta, e Parigi e Berlino ne danno il segnale.
Sempre Guetta rilegge il mondo con forse troppo pessimismo. Un’Europa che deve affrontare la minaccia terroristica dal sud, la pressione russa da est, e Trump, l’alleato che diventa nemico, a ovest.
Europa circondata, salvo la fuga al Polo Nord dove però si stanno sciogliendo i ghiacci.

Chi corre e chi frena
Più Unione che contrastare con più forza le nuove sfide, dicono alcuni. Dall’integrazione politica a quella militare. E Francia e Germania non sono sole nel rivedere modi e strategie della Unione in Europa.
Durante il vertice è apparso chiaro che Italia, Spagna, Portogallo e i tre paesi del Benelux -l’antica alleanza che rappresenta lo zoccolo duro dell’economia europea- sono sostanzialmente sulla stessa lunghezza d’onda di Parigi e Berlino.
Ovviamente preoccupati e potenzialmente contrari, la Polonia e tutti stati che sono ostili a un avanzamento dell’integrazione politica dell’Unione e che saranno domani costretti a tenere conto del nuovo rapporto di forze, perché anche loro saranno costretti a fare i conti con il nuovo corso Usa e con una nuova Europa forze meno accondiscendente nel dare senza ricevere.

Brexit e Frexit e brutti sogni
Facile ironia, su alcuni di quei Paesi ad est dell’Unione che esprimono spinte interne decisamente xenofobe se non addirittura reazionarie, dalla Polonia all’Ungheria, di fronte ad alcune prevedibili contraddizioni.
Gli applausi a Trump che chiude le porte ai rifugiati, ma il Trump che applaude Putin e indebolisce la Nato?
Quanti di loro possono permettersi di allontanarsi dagli altri europei? Ripensamenti nazional popolari in vista.
Anche se l’idea dell’Europa a due velocità ha ovviamente i suoi rischi. Ognuno può scegliere il suo grado d’integrazione, ed il pericolo è che la frammentazione prevalga, che ognuno si senta legittimato a fare scelte solo nazionali, senza più vincoli.
Poi, oltre alla Brexit, c ‘è chi vuol scappare alla francese, Marine Le Pen, sperando di non pagare il conto.

 

CATTIVI PENSIERI
Di Mimmo Lombezzi

Draghi

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