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lunedì 16 Dicembre 2019

Stop ai migranti dalla Libia, favola per bambini cattivi

Chiudere la rotta del Mediterraneo centrale è irrealistico e inumano, titola Internazionale. Perché quelle 170 miglia marine dalla Libia all’Italia sono già un muro terribile ma non abbastanza alto da dissuadere tanta disperazione del rischiare comunque la vita.
181mila le persone giunte nel 2016 via mare in Italia e cinquemila i corpi senza vita recuperati. Secondo l’Onu, dall’ottobre del 2013 al gennaio del 2017 sono 13.288 i morti e i dispersi nel Mediterraneo.

Mare Monstrum
Altro che muto antimigranti tra Usa e Messico che costruirà Trump. Il Canale di Sicilia è il più alto e pericoloso dei muri. Centosettanta miglia marittime cosparse di cadaveri. 13.280 dice il contabile Onu ma nessuno sa quanti siano veramente quei morti.
Nel 2013, allora erano ancora tempi di pietà e dell’orrore, l’Italia decise ‘Mare Nostrum’, pattugliamento navale a salvare vite. Approccio umanitario. Centomila persone salvate, sempre e voler contabilizzare l’impossibile.
Poi operazione europea Triton e infine EuNavFor Med, navi da guerra a fare da ambulanze del mare. Problema difficile e forse impossibile da risolvere, ma soprattutto grande confusione europea.

Chiudere il Mediterraneo centrale
Ma adesso, da Bruxelles arriva il presidente del Consiglio Donald Tusk a dirci che l’Europa vuole cambiare approccio. «Chiudere la rotta del Mediterraneo centrale», decidono al summit al Malta del 3 febbraio.
Ridurre gli arrivi sulle coste italiane, convincere gli stati europei a riaprire le frontiere interne dell’Unione europea e ripristinare lo spazio Schengen di libera circolazione il prima possibile. Summit alla Catalano, in memento Arbore: meglio essere ricchi e belli e in salute che poveri, brutti e malati. Applausi.
Parlavamo di favole già dal titolo. Come dovrebbe accadere il miracolo ? Noi non lo abbiamo capito.

La Libia non è la Turchia
Scaricabarile. Affidare la difesa dei confini esterni dell’Unione a paesi terzi come la Turchia e la Libia. Ma replicare un accordo con la Libia sul modello di quello concluso con la Turchia è impossibile. In Libia il governo di unità nazionale guidato da Fayez al Serraj controlla una piccola parte del territorio del paese nordafricano, un territorio poco più esteso della capitale Tripoli, ancora conteso tra decine di milizie dopo la caduta del colonnello Gheddafi nel 2011.
Mentre sembra ostile all’intervento europeo, Khalifa Haftar, il generale vicino al governo di Tobruk, appoggiato dall’Egitto e da Mosca. Il vero potere armato oggi in Libia.

Fantasie e sogni maltesi
Eppure l’Unione europea insiste nell’affidare alle autorità libiche il contrasto “del traffico di esseri umani” e “dell’immigrazione irregolare”. Manca sempre un ‘come’ convincente. Affidare alla guardia costiera libica, corpo iper corrotto, come da denunce internazionali, il pattugliamento delle acque territoriali libiche per fermare le imbarcazioni in partenza? O è uno scherzo, o una presa in giro.
Ma i gruppi armati, le bande, le kabile che gestiscono il traffico miliardario qualcuno pensa che si fermeranno spontaneamente? La sola concretezza europea sono come sempre i soldi. Un investimento di 400 milioni di euro. Duecento da Bruxelles entro il 2017, il resto dai singoli paesi con tempi e modalità che non sono ancora chiare.

La Libia non è un paese sicuro
Il futuro del forse e se mai accadrà. Ma se davvero i libici smettessero di arricchirsi sul ‘neo schiavismo’, che fine faranno i migranti a cui non sarà permesso di salpare dalle coste libiche? si chiede Annalisa Camilli su Internazionale. Essendo tutta una favola, centinaia di migliaia di disperati che scompaiono in una nuvola de magheggio?
L’Unione europea a Malta non rileva il problema. L’Organizzazione Onu delle migrazioni e l’Unhcr, il 2 febbraio hanno chiesto all’Europa di non stipulare accordi con un paese considerato “non sicuro” come la Libia. Ma l’incasso politico anche se solo dell’apparenza come abbiamo visto prevale.
E scatta la fantasia della Libia paese terzo dove l’Europa possa avviare l’esame delle domande di asilo in Nord Africa.

Gli schiavisti le complicità
L’ong Medici senza frontiere è categorica. «La legge e l’ordine sono al collasso in Libia. Le persone provenienti da paesi dell’Africa subsahariana sono arrestate e tenute in detenzione senza processo legale, senza alcun modo per opporsi o fare ricorso, e senza contatto con il mondo esterno». L’Unione europea -sempre Medici senza Frontiere- starebbe travisando la realtà: la Libia non è un paese sicuro.
«Impedire alle persone di lasciare quel paese o costringerle a ritornarvi equivale a mettere in discussione i fondamentali valori della dignità umana e del rispetto delle regole su cui si fondano le istituzioni europee», ha concluso Medici senza frontiere, ma i tempi dell’umanitarismo stanno esaurendosi.

Il ruolo dell’Italia
Tripoli Bruxelles via Roma. Il 2 febbraio, qualche ora prima dell’inizio del vertice europeo della Valletta, il premier libico Fayez al Serraj è arrivato a Roma per firmare il memorandum di intesa con il presidente del consiglio Gentiloni. Il ministro dell’interno Marco Minniti aveva anticipato i termini dell’intesa nel suo viaggio a Tripoli il 9 gennaio. Come negli accordi precedenti, dai tempi di Gheddafi, soldi in cambio di pattugliamenti per impedire ai migranti di partire.
Ma già allora le denunce sulla detenzione arbitraria dei migranti, i maltrattamenti e le torture da parte delle autorità libiche. Oggi non sappiamo quanto soldi pagherà l’Italia, ma sappiamo cosa darà in cambio la Libia, ai migranti africani fermati sulle sue coste.

Il commento Medici senza frontiere
«Per migliaia di esseri umani, il muro virtuale in corso di costruzione nel Mediterraneo centrale avrà come immediata conseguenza detenzioni arbitrarie, maltrattamenti, stupri, sfruttamento e respingimenti nei paesi di origine. Senza alternative per coloro che non possono più restare in Libia o che sarebbero in pericolo di vita se venissero rimpatriati». Troppo ‘umanitarismo’? Forse.
Ma anche una radicata e molto concreta diffidenza su ciò che potrà davvero garantire la Libia di oggi alla sicurezza dell’Europa, e a un minimo trattamento umanitario alle folle di disperati che attraversano i deserti per raggiungere la sua costa mediterranea.
Quelle 170 miglia marine di muro mortale chiamato Canale di Sicilia

 

CATTIVI PENSIERI
Di Mimmo Lombezzi

Disumanità

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