giovedì 23 maggio 2019

Francia, psicodramma presidenziali

Massimo Nava da Parigi costretto a rincorrere la politica degli inciampi, una vittima illustre dopo l’altra. Hollande, Valls, Juppé, Sarkozy per citare i piú noti. Candidati bruciati da scandali, destra in crisi, crescita del populismo, assenteismo, sinistra frantumata. Due destre, tre sinistre, un grande centro si disputano l’Eliseo. Scenario quasi italiano, compresi i tentativi di riciclaggio da sconfitte che ancora bruciano.

Grande e spettacolare confusione politica sotto il cielo di Parigi. Ad uno ad uno, i grandi favoriti e i concorrenti uscenti nella corsa all’Eliseo sono stati affondati da gossip, scandali, delusione dell’elettorato, sondaggi in caduta libera. Hollande, Valls, Juppé, Sarkozy per citare i piú noti. All’elenco si é aggiunto in questi giorni frenetici il super favorito, quello che due mesi fa aveva giá la vittoria in tasca: François Fillon, ex primo ministro, trionfatore alle primarie del centro destra (i Republicains, per intenderci, la famiglia gaullista) e considerato l’unico in grado di competere con Marine Le Pen e di arginare l’onda populista e anti europea del Front National, in crescita costante.

Ma Fillon é oggi nel tritacarne dei giornali e sotto la lente della magistratura che potrebbe incriminarlo per vicende che in ogni caso fanno a pezzi l’immagine di rigore morale, trasparenza istituzionale e modello d’integritá anche familiare con cui si era accreditato agli occhi dei francesi, prendendo le distanze, anche su questo piano, dal rivale Sarkozy. Si é poi scoperto che la moglie Penelope, quella tutta casa e figli, sempre discretamente nell’ombra, prendeva uno stipendio da assistente parlamentare del marito e un compenso per consulenze editoriali presso la prestigiosa Revue des deux mondes, quella su cui scrisse anche Proust e che vide fra i fondatori un poco conosciuto padre della patria, Alexandre Bixio, fratello del piú noto Nino. (Vedi “La gloria é il sole dei morti”, di Massimo Nava, edizione Ponte alle Grazie).

Nulla di illegale, se non fosse emerso che in realtà Penelope non avrebbe mai effettivamente lavorato, pur percependo nel corso degli anni almeno mezzo milione di euro. Nelle ultime ore é affiorata anche una societá di consulenza che farebbe capo allo stesso Fillon e che avrebbe portato altre decine di migliaia di euro nelle casse di famiglia. Nulla di illegale – é il caso di ripetere – ma vallo a spiegare a milioni di francesi che tirano la cinghia e si trovano la porta in faccia se solo si azzardano a cercare di dare una mano a un parente o a un figlio.

La difesa di Fillon é stata maldestra e imbarazzante, peggio il rammendo del buco, come si dice dalle nostre parti! Ha ammesso gli introiti (pare regolarmente denunciati al fisco) ma ha urlato al complotto delle opposizioni ma non é ovviamente riuscito a giustificare il lavoro fittizio della moglie. Comunque i francesi non gli credono, i sondaggi crollano e molti nel partito cominciano a pensare a una sostituzione in corsa, magari al ripescaggio del vecchio Alain Juppé, un altro che aveva l’Eliseo in tasca e che é stato clamorosamente sconfitto alle primarie.
L’orgoglio e la certezza di essere il migliore giocano brutti scherzi. La storia francese si ripete in modo spietato: Giscard, Balladour, Jospin, Barre, Royal, Strauss Kahn, tutti caduti sul filo di lana.

Se la destra se la passa male, la sinistra sta peggio. La vittoria di Benôit Hamon alle primarie socialiste ha impresso una svolta radicale al partito, svolta che attira consensi dell’elettorato piú povero e rabbioso, ma che comporta il rischio scissione. L’ala riformista, vicina allo sconfitto Manuel Valls, guarda verso altri lidi. In particolare verso Emmanuel Macron, la piú grande sorpresa della campagna. Ex banchiere, ex ministro dell’economia nel governo di Hollande, Macron sta conquistando settori del centro destra e del centro sinistra su una linea lib/lab, neogaullista, popolare e al tempo stesso attenta alla Francia piú nuova, piú dinamica, soprattutto piú ansiosa di riforme di sistema.

Macron ha 39 anni, é brillante e elegante. Portato in alto dalla stampa, comincia a piacere nelle piazze. Uomo dell’establishment, al quale già fanno riferimento i soliti noti del bel mondo parigino, da Alain Minc a Jacques Attali, Macron riesce anche a presentarsi come uno che si é fatto da solo, che viene dal basso, che sa parlare alla pancia dei francesi.
Candidati bruciati da scandali, destra in crisi, crescita del populismo, assenteismo, sinistra a pezzi e sull’orlo della scissione. La politica francese ha chiuso con il bipartismo perfetto. Due destre, tre sinistre, un grande centro si disputano l’Eliseo. In attesa dell’uomo nuovo, fuori dagli schemi, salvifico, preferibilmente giovane. Piú che una storia francese, sembra piú una storia italiana.

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