domenica 19 novembre 2017

‘America first’ o con Trump America più sola?

Il nuovo presidente come un treno superveloce che non ferma la sua corsa nemmeno di fronte al rischio di deragliamento, è l’efficace immagine di Michele Marsonet. Personaggio sorprendere, equilibri globali alterati e stato d’incertezza planetario.
Governanti nel mondo eletti nell’era pre-Trump che si chiedono come frenare il ciclone.
Trump potrà comportarsi da tycoon anche nello Studio Ovale?
“America first”, col rischio di America da sola.

Si usava a dire, ai tempi del ’68 e dintorni, che sono le masse – e non gli individui – a fare la storia. Chi, come il sottoscritto, si permetteva di avanzare qualche dubbio al riguardo veniva subito accusato di non capire le dinamiche della Storia (con la “S” maiuscola) e restava irrimediabilmente in minoranza.
Trascorsi quegli anni che Mario Capanna ha definito “formidabili” il problema è sempre lì, sul tappeto, tuttora irrisolto e ancora oggetto di dibattito sui mass media e in ambito accademico. Qualcuno si chiederà che c’entra Donald Trump con tutto questo, e mi accingo quindi a fornire qualche spiegazione.

Si pensi, tanto per iniziare, a quanto è mutato il panorama internazionale dopo l’entrata ufficiale del tycoon alla Casa Bianca. Molti ritenevano che Trump, una volta esaurita la campagna elettorale, cominciasse a diventare più “moderato” lasciando capire che molte delle promesse fatte, e tutte portatrici di quantità rilevanti di voti, non potevano trovare attuazione nella pratica.
Almeno finora costoro si sono sbagliati, giacché il nuovo presidente sembra un treno superveloce che non ferma la sua corsa nemmeno di fronte al rischio di deragliamento. Il muro col Messico (peraltro già costruito in parte dalle amministrazioni precedenti) verrà completato in tempi brevi e, sembra, addirittura pagato dai messicani.

Per Trump la Nato era obsoleta, se non addirittura inutile, in campagna elettorale e tale è rimasta anche ora. Pur tra i tanti dubbi espressi dagli ambienti militari Usa e dai governi europei, non pare sia disposto a un ripensamento radicale sull’argomento. Caso mai solo a piccoli aggiustamenti per non scontentare soprattutto alcuni militari che hanno posizioni di rilievo nel suo team.
Inutile e dannosa, per il tycoon, è rimasta pure la Ue, che tra l’altro sta dando l’ennesima prova di comportamenti assurdi. Molti in Europa avranno gongolato vedendo che il neo presidente non ha alcuna remora nell’attaccare un totem come Angela Merkel e nell’accusare la Germania di sfruttare l’Unione ai propri fini nazionali.

E anche sul tema dell’immigrazione sta procedendo come uno schiacciasassi. Difficile capire quanto serva il blocco che ha colpito alcuni Paesi musulmani escludendo, per esempio, l’Arabia Saudita. Tuttavia il messaggio rivolto ai tanti che l’hanno votato è chiarissimo: “vi avevo detto che l’avrei fatto e, come vedete, mi sono bastati pochi giorni per realizzare il programma”.
Resta ancora la grande incognita della Cina e un’intesa per ora solo accennata con Putin e la Russia, ma senza dubbio Trump sta facendo di tutto per dimostrare che non scherzava affatto, e l’altro messaggio trasmesso è “siamo solo all’inizio”.

Dunque, come accennavo all’inizio, l’avvento di questo bizzarro personaggio ha davvero alterato gli equilibri globali, precipitando il mondo in uno stato d’incertezza che non si vedeva da parecchio tempo. Le conseguenze non sono ancora chiare, ed è tutto un rincorrersi di messaggi tra governanti eletti nell’era pre-Trump per cercare di definire una strategia comune al fine di frenare il ciclone. Chi è messo peggio – spiace dirlo – è ancora una volta la Ue, come sempre così smarrita nei dettagli da perdere di vista il quadro d’insieme.

Una domanda fondamentale però incombe sullo sfondo, ed è la seguente. Donald Trump potrà davvero permettersi di essere un – e comportarsi da – tycoon anche nello Studio Ovale? Ovvio che sì, se fosse solo al mondo. E invece non lo è, tant’è vero che anche alcuni del suo “cerchio magico” pare lo stiano invitando alla prudenza. “America first”, ma di qualche appoggio pure l’America avrà bisogno negli anni della sua presidenza.

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