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lunedì 20 Gennaio 2020

Nel pasticcio Libia troppi protagonisti e l’Italia nel mezzo

L’autobomba esplosa il 21 gennaio vicino all’ambasciata italiana appena riaperta ancora in cerca di autore e di bersaglio. La milizia islamista Rada che gestisce le indagini di polizia a Tripoli accusa la Cirenaica di Haftar. Più probabile un attentato islamista.
L’Italia sempre più schierata, al centro di tensioni tra le parti libiche e non soltanto.
E quello strano bombardamento Usa a firma Obama che l’ultimo giorno della sua presidenza manda i bombardieri da Guerre Stellari B2 contro kalashnikov nel deserto per avvertire Mosca.

Libia lontano dai riflettori stampa non vuol dire Libia quieta. Anzi, troppo silenzio dovrebbe suscitare allarme. Torniamo all’autobomba di dilettanti che si suicidano senza procurare danno ad altri, nei paraggi dell’ambasciata italiana appena riaperta.
Probabile fallito attentato jihadista ma incerto obiettivo tra la sede diplomatica italiana o la vicina ambasciata egiziana.
Esecutori e bersagli incerti nella Libia del tutto possibile e del suo contrario. Ad esempio colpire, vicino alle ambasciate, uno dei ministeri del governo libico che ha guidato l’offensiva su Sirte, roccaforte jihadista caduta più di un mese fa dopo sette mesi di assedio.

Italia da escludere come obiettivo?
Poche ore prima dell’attentato, contro Isis l’ultimo raid aereo dell’Amministrazione Obama, una incursione combinata di bombardieri “stealth” B-2 arrivati dal Missouri, e droni armati decollati con ogni probabilità da Sigonella. Quindi l’Italia c’era.
Anzi, Roma ad agosto ha pubblicizzato il via libera all’impiego in raid offensivi dei droni Reaper dell’Usaf a Sigonella e in altre basi italiane: un’autorizzazione precedentemente negata ma che ha reso l’Italia belligerante contro lo Stato Islamico anche in Libia.
Vanterie pericolose.

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Usa e Russia, partita a distanza
L’ultimo raid aereo statunitense solo contro Isis, si chiede Analisi Difesa?
Bombardieri strategici B-2, velivoli da oltre 2 miliardi di dollari, realizzati in soli 21 esemplari, potenzialmente invisibili ai radar e progettati per penetrare in profondità con armi atomiche le difese aeree dell’URSS, mobilitati per colpire nel deserto miliziani armati di kalashnikov, privi di radar e difese aeree?
Sarebbero bastati un paio di droni Reaper basati a Sigonella o i caccia F-16 di Aviano.
L’impiego dei B-2 appare come ammonimento e i russi che stanno per ‘sbarcare’ in Libia a sostegno della Cirenaica di Haftar.

L’Italia dalla parte giusta?
Critiche e perplessità sul sostegno politico di Roma al governo di Fayez al-Sarraj, tra l’irrilevante e il dannoso. E conti in testa sulla permanenza del contingente dell’Operazione Ippocrate 300 militari che nell’ospedale da campo e in quello della città libica curano i feriti registrati dalle milizie libiche nella battaglia di Sirte. Battaglia si è conclusa da oltre un mese.
Roma ha appena rinnovato per il 2017 l’operazione Ippocrate, costo 43,6 milioni di euro, su richiesta di Misurata, il solo braccio armato (per ora e a loro piacimento) del governo al-Sarraj, nonostante l’ostilità delle altre più importanti forze politiche e militari libiche.
Presidio sanitario italiano che assume pericolosamente valore politico-strategico.

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