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sabato 18 Gennaio 2020

Alamo, David Crocket e il generale messicano che aveva ragione

Febbraio 1836: la battaglia di Alamo. Ricordate il mitico David Crocket interpretato da John Waine e la rosa di splendidi attori nella foto di copertina? La questione confine tra Stati Uniti e Messico non nasce con Trump ma è prepotenza Usa antica.
Coloni bianchi vari che, come avevano fatto con le terre dei pellirossa, si volevano impadronire del Texas e di un bel pezzo di Messico ex spagnolo. Rubare ai ladri. Col Generale Sant’Ana, che aveva tutte le ragioni per cacciare via quegli ‘yankee’ invasori. Poi si sa che Hollywood seppe rovesciare la verità sui nativi americani selvaggi, inventando il buon uomo bianco portatore di civiltà (assieme al winchester e al wiskey).
Ma Remocontro parteggia dichiaratamente con Aquila della Notte.

La Guerra messicano-statunitense del 1846 si concluse nel 1848 con il Trattato di Guadalupe che costringeva il Messico a cedere 2 500 000 km² di terreno, il 55% del suo territorio nazionale, compresi gli attuali Stati di California, Arizona, Nuovo Messico, Utah, Nevada e parte del Colorado, Wyoming, Kansas e Oklahoma, oltre al Texas.

Prendendo a prestito l’espressione dalla geologia, gli studiosi di geopolitica chiamano ‘faglia nord-americana’ la lunga linea di confine tra Stati Uniti e Messico che va dall’Atlantico al Pacifico. ‘Faglia’ -soprattutto oggi- evoca la sismologia e richiama alla mente terremoti e le loro disastrose conseguenze, ma soprattutto esprime il concetto di una situazione di tensione, di spinte contrapposte tra due forze il cui esito è difficile da prevedere. Se l’attuale confine appare oggi una semplice linea sul terreno, questo risulta però da un processo secolare, una tappa del quale si compì nel 1836 con la battaglia di Alamo che in questo contesto potremmo definire appunto un episodio ‘sismico’ inserito in un quadro molto più vasto.

La tensione era iniziata dopo il crollo dell’impero messicano, o per meglio dire con l’indipendenza di questo territorio dalla Spagna, potenza coloniale che lo controllava e ne sfruttava le risorse. Il problema principale era la spartizione di un paese immenso che comprendeva -oltre al Messico – l’attuale California, il Nuovo Messico e appunto il Texas.
Scomparsa l’amministrazione spagnola, ai vertici del nuovo Stato si succedettero governi dai forti sentimenti centralistici, soprattutto per il fatto che la loro fonte di ispirazione politica risiedeva nel dispotismo illuminato di matrice europea. Se da una parte quindi sostennero importanti riforme come l’abolizione della schiavitù (che nel Texas americano non fu abolita che molto più tardi) e una politica di sviluppo economico, dall’altra non riconoscevano forme di autogoverno locale.

La questione si complicò ulteriormente quando la stragrande maggioranza dei coloni di lingua inglese – che si erano insediati su invito messicano ottenendo gratuitamente generose concessioni di terreni in Texas – di fronte al diverso andamento dei prezzi preferì vendere i propri prodotti sui mercati dell’America nord-occidentale ricavandone maggiori profitti.
Il Messico pertanto, dopo aver ceduto ampi appezzamenti ai coloni senza per questo ricavarne vantaggi specifici, si trovò anche a fronteggiare un tentativo indipendentista da parte dei latifondisti e dei proprietari dei terreni concessi. Come prevedibile la reazione messicana fu molto energica e un piccolo esercito al comando del generale Sant’Ana –che in precedenza era stato anche presidente della repubblica messicana– fu mandato a riportare l’ordine nella provincia ribelle.

I fatti, almeno nel finale, sono noti a tutti: nel febbraio del 1836 un piccolo esercito messicano di circa 7000 soldati schiacciò la resistenza di meno di duecento ‘texani’ asserragliati all’interno di un vecchio convento -Alamo- costruito un secolo prima dai missionari francescani nei pressi dell’attuale città di San Antonio (oggi in Texas). In realtà non si trattava di texani in senso stretto, non tutti nati insomma nella provincia ribelle, ma nel gruppo vi erano volontari anche di origine spagnola o provenienti dal Kentucky, dal Tennessee o dal Mississippi. La repressione messicana fu molto dura, ma nel XIX secolo ribelli od indipendentisti non erano trattati diversamente nemmeno nella civile Europa.

Dalla vicenda, raccontata più volte al cinema, in serie televisive o in popolari fumetti (senza mai spiegare tuttavia la complessa storia nel suo insieme), nacque la leggenda delle Termopili americane, alludendo ai trecento spartani che si erano sacrificati contro i persiani. Nello stesso anno i messicani furono sconfitti nella battaglia di San Jacinto, ma la piena indipendenza del Texas si attuò solo un decennio più tardi.

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