lunedì 18 dicembre 2017

Memoria, il fascismo in piazza che sporca Milano

Sabato 28 a Milano, Ornella Coen, 72 anni, aprirà una catena umana che arriverà fino al Memoriale della Shoah. Venerdì scorso, di notte, hanno imbrattato la “Pietra d’inciampo” in memoria di Dante Coen, il padre di Ornella, che prelevato dalle SS o dai fascisti, il 26 luglio 1944, venne deportato nel campo di sterminio di Auschwitz e poi assassinato a Buchenwald. Memoria.

Venerdì scorso, di notte, alcuni gentiluomini col cranio rasato da qualsiasi idea e l’animo tatuato dai fasciopopulisti, hanno imbrattato la “Pietra d’inciampo” in memoria di Dante Coen, il padre di Ornella, che prelevato dalle SS o dai fascisti, il 26 luglio 1944, venne deportato nel campo di sterminio di Auschwitz e poi assassinato a Buchenwald.
La “pietra d’inciampo”, la lapide che ricordava la sua storia, è stata posata all’altezza del numero 20 di Via Plinio, la casa dove aveva vissuto e dopo due giorni è stata coperta di vernice nera.

LAPIDE

«Mio padre era una persona buona, disponibile verso gli altri. Se vedeva uno per strada a chiedere l’elemosina lo portava a casa a mangiare – ha raccontato Ornella, che oggi ha 72 anni, a Radio Popolare- Vennero a prenderlo alle sette del mattino. Era in canottiera e pantofole, lo portarono via senza neanche farlo vestire».
Ornella Coen ha potuto dare un’identità a suo padre solo grazie ai racconti della madre e alle ricerche del Centro di documentazione ebraica perché quando vennero a prelevarlo, era una bambina di soli 33 giorni.

Altri bambini , ieri pomeriggio, hanno parlato della Shoah in un documentario di “Memomi”, a Web-TV dedicata alla storia e alla memoria di Milano creata da Didi Gnocchi per la Fondazione Pasquinelli .
Il documentario, che sarà online stasera si intitola : “1938: Arrivederci ragazzi – la scuola interrotta di via Spiga”, e ricostruisce la storia , della “Classe morta” – direbbe Kantor – degli alunni ebrei di Via della Spiga, che, in base alle leggi razziali di Mussolini, vennero, prima separati dagli altri e successivamente deportati con le loro famiglie.

Il filmato, a cura di Giovanni Zaninotto, ha raccolto le testimonianze di alcuni ex-alunni sopravvissuti alla Shoah che riuscirono a fuggire in Svizzera .
Le immagini di repertorio dell’esodo, attraverso montagne e reticolati, appaiono drammaticamente simili al “muro dei Balcani” che oggi inchioda nella neve migliaia di profughi e suscitano sgomento.

Lo stesso sconcerto che passa nelle dichiarazioni degli alunni di oggi quando in classe commentano davanti alla telecamera i racconti degli ex-deportati.
Uno di loro dice che “DISCRIMINAZIONE” è mettere qualcuno nelle condizioni di sentirsi solo e di soffrire da solo, una frase che attraversa molte immagini, dal bambino che esce con le mani alzate dal ghetto di Varsavia al piccolo Aylan, il bambino kurdo ucciso dal mare e dalla guerra sulla spiaggia di Bodrum.

Il racconto di ognuno degli ex-alunni, anziani ma incredibilmente composti anche quando parlano dei parenti o dei compagni uccisi, è corredato dalle foto che vennero scattate quando erano bambini nella scuola o per le vie di Milano.
In un’immagine, si vende un bimbo – uno dei testimoni- in piedi con i calzoncini, sotto l’Arco della Pace.

Lo stesso Arco della Pace che nei giorni scorsi è stato lordato dalla presenza e dai simboli di 250 nazifascisti.
Documenti come questo andrebbero proiettati in piazza. L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, che ieri era presente alla proiezione, potrebbe farci una pensata e noleggiare uno schermo. Sarebbe la miglior risposta al fascismo in piazza che ha ricominciato a sporcare Milano.

LA MEMORIA LUNGA DI MIMMO LOMBEZZI

Berlu

 

fASCISTI

 

DOMENICA SERA

Grande manifestazione. Peccato che i discorsi delle Autorità non siano stati all’altezza di quello che passava in piazza. Il sindaco Sala ha citato, giustamente, la voglia di “Uomo Forte” che arrapa alcuni populisti italiani e la “riscoperta” della tortura o delle botte domestiche che eccita i loro Modelli stranieri ma oggi a Milano ci sarebbe voluto un cuore oltre che un cervello. Qualcuno che desse voce alla rivolta contro l’ennesima provocazione fascista.
Qualcuno che desse voce a quelle dozzine di nomi sventolati in aria o appuntati sul petto di dozzine di madri, nonne, ragazzi o adulti che forse sono restati a casa il 25 aprile oggi erano tutti per la strada , come se la profanazione della lapide imbrattata toccasse un loro parente. Sciapo ed esangue come sanno essere sciapi solo i pidini sciapi il discorso del ministro Orlando.
Sullo sfondo è passato per un attimo il camion di Cino Moscatelli ma ha tirato dritto salutandolo solo la folla.
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