domenica 16 dicembre 2018

Il cecchino personale ammazza solitudine

Gatto randagio con l’elmetto in testa, assolutamente poco credibile. La scusa usata da Francesca de Carolis per raccontarci di un libro decisamente controcorrente per ciò a cui ci ha abituato. Un libro grondante sangue fin dall’immagine di copertina. Titolo: ‘Snipers’, cecchini. Quasi una fantasia ‘post trumpiana’, a descrivere la guerra del tutti contro tutti per appropriarsi del sopravvivere. In una solitudine tanto assoluta da desiderare persino un cecchino che ci faccia bersagli.
‘Perché nulla può accaderci di peggio che essere veramente, definitivamente soli’.

Leggendo di un’inchiesta a proposito dell’aumento, nel nostro paese, del numero di persone che posseggono armi, che fra un po’ quasi l’America ci farà sorridere… Sbirciando i dati dell’ultima relazione annuale del governo sull’export militare italiano, che ci dicono quanto sono aumentati gli armamenti che forniamo a gente in guerra, anche in violazione, grazie a escamotage di cui sembra siamo maestri, di leggi e principi dichiarati… E la perdita della commessa per fornitura della Beretta all’esercito Usa certo non cambia il quadro.
E cosa vi aspettate adesso? Una filippica accorata e sciorinar di numeri dolenti?
“Qualche volta sii un po’ meno buonista!”. E’ stato il consiglio di un amico, che Gatto randagio questa volta ha accolto (passando sopra, per un attimo, al turbamento per la torsione di quell’aggettivo fino a ieri ‘buono’, appunto, come il pane, oggi deformato fino a suggerire qualcosa addirittura di spregevole… ma ne parleremo).

Non mi è costato molto. Un gatto randagio, lo sapete, tanto buono non lo è mai… Così si è messo l’elmetto in testa ed è andato a sfogliare un libro che da un po’ lo guardava dal ripiano della scrivania. Un libro grondante di sangue fin dall’immagine di copertina. Titolo: Snipers (editore NPE). L’autore Roberto Ferraresi, che sulla cattiveria sembra interrogarsi da un po’, ha scritto fra l’altro un’ “Etica dell’omicidio e altre storie di ordinaria amministrazione”.
Dove ci porta Snipers? Ci porta nel mondo oltre il mondo, che verrà “quando l’ultima finanziaria avrà erogato l’ultimo prestito, quando la finzione in cui vive l’uomo moderno sarà finita, quando non ci saranno più internet, cellulari ultimo grido, scarpe col tacco…”. Quando non ci sarà più lavoro e non più negozi, quando la crisi dell’economia arriverà all’ultimo stadio, trascinando con sé in un abbraccio mortale ogni barlume di umanità. Quando la guerra sarà un tutti contro tutti per appropriarsi di quel che rimane per non morire di fame.

Non saranno questi gli scenari che magari popolano la mente di chi si adopra in tanto rifornirci e rifornire di armi? Un mondo dove se non uccidi verrai ucciso, in un modo o nell’altro…
“Snipers” è il racconto di un uomo che, prevedendo tutto questo per tempo, si asserraglia in casa, con tutta la quantità possibile di provviste: cibo, sigarette, benzina, film per passare il tempo.

snipers

“Il mio ordine di pensieri mi allontanò tutti gli amici”, registra il protagonista-voce narrante. Lo lascia anche la sua donna, che per un po’, paziente come solo le donne sanno essere, lo ha seguito pur dubbiosa in quella follia.
E allora, provate a immaginare le giornate nella prigione che ci si è così costruiti. E’ un pulsare di pensieri sul mondo che affoga in scenari da day-after, girando intorno ad un unico obiettivo: rimanere in vita. E, per il protagonista, ci si può pure stare se, per quanto avventurosamente e con grande rischio, riesce persino a soddisfare il desiderio di una bottiglia di bordeaux, che non di sola sopravvivenza si può vivere…

Peccato che “c’era un fottuto cecchino pronto ad avvelenare la mia vita”.
Già, qualcuno che da qualche parte nel palazzo di fronte punta un arma verso di lui. Senza mai colpirlo. Ma scandendo a colpi di fucile le ore della giornata. Quasi un saluto, per dargli il buon giorno, per tenerlo sveglio… per tenerlo vivo, viene da pensare… attento che sono qua, che ti seguo, che ti spio, che non mi sfuggi… Spara colpi, il cecchino, che a volte lasciano il dubbio che di carezze si tratti, anche quando centrano il bricco del caffè…
Che è forse quello che ognuno di noi teme e allo stesso tempo desidera, diciamo la verità. Che anche nella solitudine più grande e volontaria ci sia qualcuno che, nascosto, magari anche odiandoci, ci tenga d’occhio. Perché nulla può accaderci di peggio che essere veramente, definitivamente soli.

Tutto il racconto è un implacabile corpo a corpo con il misterioso cecchino, che mai si scopre. Chi sei? Perché lo fai? Sono forse il tuo giocattolo? Un inseguimento fino allo svelamento finale, che naturalmente non vi svelo…
Distruggerà, il nostro protagonista, l’unica cosa che davvero lo teneva in vita. E sarà questo il segnale dell’implodere del mondo.
Non penso che Ferraresi sia davvero così pessimista e malvagio, come, credetemi, non lo è Gatto randagio, anche se in questa lettura si è ( sorpresa!?) piuttosto crogiolato.
Nel risvolto di copertina Ferraresi si presenta per prima cosa come musicista, bassista di una banda Rock. “Non c’è più amore, non c’è più speranza”… sono le parole di un brano di qualche anno fa… pensiero che torna, in questo suo thriller. Dove il racconto è voce di basso, che scorre senza pause sul registro più grave. Prendetelo come grido d’allarme, prendetelo come antidoto all’orrore che, se da qualche parte non iniziamo a invertire la rotta, c’è il rischio che qualcosa di simile possa prima o poi accaderci…

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