sabato 20 luglio 2019

Una spiata tira l’altra, ora i segreti F35. Chi ruba, chi inventa

La nuova guerra fredda a colpi di click. Hacker russi contro l’Aeronautica Usa a caccia dei segreti dell’F-35. A giugno seconda incursione dopo l’assalto di due anni fa ai server del ministero della Difesa. I militari: “Siamo riusciti a respingerli”. War game veri o finti? Non si capisce più. Le agenzie si spionaggio Usa si sputtanano sulla forzatura Trump creatura del Cremlino, un certo giornalismo che invece di informazione fa tifoserie. E l’America pericolosa che si affaccia, e non solo per Trump.

Altro che le scemenze sulla diffusione dei segretucci da comari del comitato elettorale dei democratici Usa per Hillary Clinton. Qui parliamo di segreti veri, nel senso di reale minaccia alla sicurezza nazionale della superpotenza planetaria e di soldi veri che muovono. In questo caso una montagna di soldi, sino ad oggi molto mal spesi (anche dall’Italia).
I fatti secondo Giuliano Foschini su Repubblica. “Nel giugno scorso un ‘collettivo di hacker’, (questa è nuova), probabilmente russi (questa nuova non è, anche se quel ‘probabilmente’..), è entrato nei server dell’Aeronautica militare, gli stessi che conservano i segreti degli F35”.
Più o meno come dire, ‘ladri hanno rubato al supermercato dove c’era anche la marmellata’.

F-35 mare di soldi

“I vertici militari per fortuna – spiega il presidente della commissione Difesa al Senato, Nicola Latorre, Pd, a Repubblica, – ci assicurano che la parte più sensibile delle informazioni, quella classificata, non è stata toccata. Possiamo dire senza timore che il nostro livello di sicurezza ha tenuto impedendo un’offensiva che avrebbe potuto creare gravi conseguenze. Ma, proprio per questo, è evidente che i motivi di preoccupazione ci sono”.
Rassicuro ma non troppo. Che vogliono dire certi bizantinismi, dove vogliono arrivare? Cybersicurezza made in Italy con vecchi clienti?
Attacchi anti Nato diffusi, ci viene spiegato. Noi in Polonia mandiamo divisioni Usa di forze speciali, loro si accontentano degli hacker (per ora). Noi in casa ci accontentiamo dei per il momentro risibili ‘spioncini’ Occhionero.

Oltre le ciance, lo spionaggio Usa, quello ‘presidenziale’ vero o presunto.
Trump che si avvia verso la Casa Bianca trascinando le scarpe, tanti sono i ‘sassolini’ che si trascina dietro in attesa di togliersi togliersi, non fa tanti giri di parole, lui. Pronto a eliminare le sanzioni verso la Russia, a partire dalle ultime varate dall’amministrazione Obama a dicembre, se Mosca si dimostrerà collaborativa: lo ha detto lo stesso presidente eletto degli Stati Uniti in un’intervista al Wall Street Journal, spiegando comunque come intenda mantenere intatte le sanzioni “almeno per un periodo di tempo”. Trump si è detto anche pronto a incontrare Vladimir Putin dopo il giuramento del 20 gennaio.
Qualcuno, a mezzo stampa insiste a trattare Trump da scemo, ma quello potrà pure essere bandito, certo è forcaiolo, ma scemo certo No.
Eppure per molta tv italiana il racconto è quello del prossimo tentativo di impeachment da parte dei democratici. La tv da stadio, come quando nei Balcani si voleva il solo cattivo Milosevic.

Sempre dagli Usa arriva il primo mea culpa dei servizi segreti, sul falso dossiere Cia Fbi di cui in Italia non c’è giunta cronaca elettronica. La dichiarazione del Direttore della National Intelligence James R. Clapper sulla conversazione avuta con il presidente eletto Donald Trump in seguito allo scandalo del falso dossier che doveva provare la campagna russa a favore del candidato Trump.
«La Comunità d’Intelligence non ha espresso alcun giudizio sul fatto che le informazioni contenute in questo documento possano essere affidabili, e non abbiamo fatto in alcun modo affidamento su di esso per trarre le nostre conclusioni». Molto più di dietro front. Poi il passaggio al veleno, «Tuttavia, parte del nostro dovere è garantire che i politici siano provvisti del quadro più completo possibile riguardo a qualsiasi questione possa interessare la sicurezza nazionale». Tradotto, certe verifiche ce le hanno chieste degli esponenti politici e noi dovevamo farle.

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Pessime operazioni politiche e mediatiche che non solo cercano l’inganno utile e non la verità, ma gettano nel ridicolo sull’intera comunità d’intelligence americana, Cia ed Fbi in particolare, e sull’intero elefantiaco e miliardario sistema di sicurezza americano che ci propone bel 16 agenzie di Intelligence. Altro che ‘americanata’.
Non tira aria buona dalle parti di Washington D.C. rispetto a manovre politiche in corso anche nel post-elezioni presidenziali, da parte di rappresentanti del Congresso americano e non solo degli oppositori democratici. Ariaccia da caos il caos istituzionale.
Per questo servirebbe giornalismo di testa e non di pancia per aiutarci a capire.

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