mercoledì 19 giugno 2019

Negoziati di pace in Medioriente, ma è preghiera di Papa

Il presidente palestinese Abu Mazen a Roma per inaugurare l’ambasciata alla Santa Sede. Manca solo lo Stato palestinese. Per Papa Francesco, l’obbligo e la sofferenza di predicare alla luna sapendolo. Perché certe cose e certi valori, sono sempre e comunque da riproporre. A ributtare tutto alle ortiche ci penseranno comunque domani i circa 70 stati che saranno a Parigi per farsi dire da Israele, col coro della nuova amministrazione Usa, «Fatevi gli affari vostri che quella e cosa nostra».

Non sai bene se sperare o arrabbiarti. Ciò che raccontiamo è accaduto in Vaticano, quindi ‘speranza’ d’obbligo, ma con tanto pessimismo in testa. L’incontro dell’ottantenne Papa con l’ottantenne capo di uno Stato palestinese che esiste solo sulla carta. Speranze, dicevamo:
«Speranza che si possano riprendere i negoziati diretti tra le Parti per giungere alla fine della violenza che causa inaccettabili sofferenze alle popolazioni civili e ad una soluzione giusta e duratura».
«Auspicio che, con il sostegno della Comunità internazionale, si intraprendano misure che favoriscano la reciproca fiducia e contribuiscano a creare un clima che permetta di prendere decisioni coraggiose in favore della pace».
Li hanno espressi il Papa e Abu Mazen facendo finta che a Gerusalemme non ci sia al governo Netanyahu e che, eccetera eccetera, guardando a ciò che si prepara oltre oceano tra qualche giorno.

Atto di fede, ma anche gesto non soltanto simbolico quel riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del microscopico Vaticano. Ma cosa è accaduto oltre le cerimonie, cerchiamo di capirla tra la retorica della sala stampa vaticana. I valori universali, la cristianità mediorientale in gran parte palestinese. Ma soprattutto la politica.
«Con il sostegno della Comunità internazionale si intraprendano misure che favoriscano la reciproca fiducia e contribuiscano a creare un clima che permetta di prendere decisioni coraggiose in favore della pace». Speranza di una Unione europea che domani si scopre improvvisamente volitiva? Infine, «l’importanza della salvaguardia del carattere sacro dei Luoghi Santi per i credenti di tutti e tre le religioni abramitiche».
Di fatto, quasi un rito liturgico interconfessionale tra il Papa e Abu Mazen. Domani a Parigi si prova con la politica, ma fin che la prepotenza in quella terra paga, non ci sarà mai soluzione.

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