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martedì 15 Ottobre 2019

Di guerra in guerra quando arrivò il Tricolore, padano!

Il primo Tricolore, quello con il verde assieme a bianco e rosso, quello italiano, compie oggi 220 anni. E Reggio, dove quel tricolore simil francese, il 7 gennaio 1797, divenne la bandiera della Repubblica Cispadana. Sberleffo della storia a chi, in tempi recenti e con geografia creativa, si inventava la ‘padania’ e un’altra bandiera.
A Reggio c’è il presidente Mattarella, su Remocontro il solito Giovanni Punzo col suo ‘C’era una volta’ del sabato. La storia rivisitata rispetto a spunti di attualità. E oggi era occasione scontata, col riemergere dall’abito borghese di Punzo, la mimetica del suo passato di ufficiale di complemento che qualcuno di noi scoprì ‘richiamato’ in Kosovo.

Quando nell’aprile 1796 Napoleone varcò il colle di Cadibona affacciandosi sulla pianura Padana, nessuno poteva immaginare le radicali trasformazioni che si sarebbero compiute in Italia nell’arco di pochi mesi. Forser non lo sapeva nemmeno lo stesso generale. Per rialzare il morale alle truppe che si accingevano a un’impresa difficile non aveva fatto appello ai nuovi valori di libertà, uguaglianza e fratellanza nati dalla rivoluzione, ma aveva preferito, in maniera indiretta, rivolgersi ‘alla pancia’ dei soldati parlando di una futura campagna “nelle più fertili pianure del mondo”. Due settimane dopo le forze piemontesi furono separate da quelle austriache e sconfitte. A Cherasco fu firmato un armistizio il 26 aprile. Il 9 maggio gli austriaci furono costretti ad abbandonare Milano ed il 15 vi entrarono i francesi, accolti ufficialmente dalla municipalità che consegnò loro le chiavi della città.

Mentre si svolgeva questa marcia inarrestabile, i cittadini di numerosi Stati italiani, dopo la sconfitta e la fuga dei precedenti signori, avevano proclamato repubbliche e governi provvisori in varie città, ma soprattutto si incontravano per la prima volta per discutere liberamente sul loro futuro politico. In questo clima, un po’ rivoluzionario e un po’ riformista, fu anche bandito un concorso sul tema: «Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia».
Tra cinquanta concorrenti vinse Melchiorre Gioia che propose una repubblica unitaria all’interno della quale: «rifioriranno gli studi ed i commerci e i popoli d’Italia […] non mostreranno più de’ Siciliani, de’ Fiorentini o de’ Torinesi, ma degli Italiani e degli uomini». Potrebbe sembrare oggi con il senno di poi l’ingenua utopia di un intellettuale, ma negli stessi giorni a Milano, sui muri si leggeva anche: «Una madre, un suolo istesso / ci diè vita e ci sostiene».

republique_cisalpine

Nell’inverno dello stesso anno a Reggio si cominciò a parlare di una costituzione per il nuovo stato, ma il dibattito fu acceso e complesso: i delegati di Ferrara volevano una forte impronta anticlericale, i bolognesi insistevano per un carattere antioligarchico e municipale e i modenesi reclamavano l’unità di tutti. Fu a questo punto che si fece avanti con una prima strana proposta Giuseppe Compagnoni il 27 dicembre 1796. Era accaduto infatti che, sottoposti al comando delle truppe francesi, numerosi italiani che combattevano contro il nemico comune avessero già adottato delle bandiere ispirate al modello francese sostituendo il blu con il verde. Compagnoni propose che questi colori diventassero quelli della bandiera della nuova nazione e il 7 gennaio 1797 il voto dell’assemblea lo approvò. Fuor di retorica dunque sostenere che la bandiera sia stata scelta e decisa in un’assemblea di cittadini, e non imposta da un regnante.

Nel 1799, ad appena tre anni dalla vittoriosa prima campagna d’Italia, Napoleone fu costretto a ritirarsi, ma, nuovamente vincitore a Marengo, sostenne la prima repubblica italiana, anche se nel breve volgere di un triennio divenne un regno vassallo della Francia e non potè dirsi uno Stato del tutto indipendente. La bandiera tuttavia rimase e il verde fu adottato anche nelle uniformi dei primi soldati italiani che combatterono coi francesi in Europa e in Russia fino al 1815. Calato l’astro napoleonico, la bandiera scomparve, ma – come scrisse un repubblicano venato di federalismo quale era Carlo Cattaneo – «da logora bandiera d’esercito che più non era, divenne bandiera di nazione dal 1848».

 

E UN CENTINAIO DI ANNI DOPO
ARRIVO’ UN CERTO GIUSEPPE GARIBALDI
(sempre Mimmo Lombezzi)

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